La leggenda di Eleonora Duse e il mondo mediterraneo e greco
- Postato il 8 aprile 2026
- Antropologia Filosofica
- Di Paese Italia Press
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Pierfranco Bruni
C’era una volta Eleonora Duse. Vi racconto un sogno. Un sogno? Certo. L’ho sognata io. Una notte in cui la pioggia batteva sui vetri delle imposte. Comunque, c’era il sole.
Ecco il sogno.
In un tempo lontano, quando il sole tramontava sulle coste del Mediterraneo, Eleonora Duse, la grande attrice italiana, si aggirava tra le rovine di una città greca, alla ricerca di ispirazione per la sua prossima rappresentazione.
Era il 1904, e la Duse stava preparando la sua interpretazione di Anna, la protagonista de La figlia di Iorio di Gabriele D’Annunzio (Eduzioni Fratelli Treves).
Mentre camminava tra le antiche colonne, la Duse sentì una voce che la chiamava. Era la voce di una donna, dolce e misteriosa, che le parlava in un linguaggio antico. La Duse si avvicinò alla voce e vide una figura femminile, avvolta in un velo di seta, che le tendeva la mano.
“Sono la figlia di Iorio”, disse la donna. “E tu, Eleonora, sei la mia erede. Io ti ho scelta per portare la mia storia sulla scena del mondo”.
La Duse fu colpita dalla bellezza e dalla tristezza della donna, e accettò la sua richiesta. Così, la figlia di Iorio cominciò a raccontare la sua storia: una storia di amore, di passione e di morte, ambientata tra le montagne dell’Abruzzo.
La Duse ascoltò, ipnotizzata, la storia della figlia di Iorio, e sentì la sua anima fondersi con quella della donna. Quando, alla fine, la figlia di Iorio scomparve, la Duse si ritrovò con una nuova consapevolezza, una nuova profondità di sentimento e di espressione.
La sua interpretazione di Anna ne La figlia di Iorio fu un trionfo, e la Duse divenne famosa in tutto il mondo per la sua intensità e la sua passione. Ma la sua avventura non finì lì.
Un giorno, mentre si trovava a Roma, la Duse ricevette un messaggio misterioso che la invitava a recarsi a Micene, in Grecia, per interpretare il ruolo di Bianca ne La città morta di D’Annunzio. La Duse accettò la sfida e si recò a Micene, dove fu accolta da un vecchio saggio che le rivelò il segreto della città morta.
“La città di Micene è un luogo di morte e di rinascimento”, parlò il saggio. “E tu, Eleonora, sei la chiave per aprire la porta della rinascita”.
La Duse, con la sua passione e la sua intensità, portò la città morta alla vita, e la sua interpretazione di Bianca fu un capolavoro di arte teatrale.
Ma la leggenda – o il sogno – dice che, dopo la rappresentazione, la Duse scomparve, e fu vista per l’ultima volta mentre camminava verso il mare, con il vento che le scompigliava i capelli e il sole che tramontava alle sue spalle. Alcuni dicono che sia stata chiamata da una voce misteriosa, altri che sia stata rapita da una nave fantasma. Ma la verità è che la Duse era diventata parte del mondo mediterraneo, e che la sua anima continua a vagare tra le onde del mare, alla ricerca di nuove storie da raccontare.
PS.
La storia di Eleonora Duse e del mondo mediterraneo è una leggenda che continua a vivere nel cuore di chi ama il teatro e la passione, e che ricorda la grande attrice italiana che ha lasciato un segno indelebile nella storia dell’arte. Tutto è inventato, tranne la grecità di Eleonora.
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Pierfranco Bruni è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.
Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.
Incarichi in capo al Ministero della Cultura:
Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;
Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;
Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.
È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.
Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.
Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.
Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.
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