La leggenda della Curandera di nome Kimala
- Postato il 11 aprile 2026
- Antropologia Filosofica
- Di Paese Italia Press
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Pierfranco Bruni
Mi trovo nella stanza delle maschere. Ogni ricordo è viaggio. La pazienza cerca il sorriso e le vele del tempo hanno echi di giorni sul mare. L’anima è un mare infinito, come le onde che portano il rumore di età e di paesi distanti.
Nelle profondità della mia anima, dove le ombre danzano con la luce, c’è sempre stata una donna. Una Curandera. Mi ha guidato attraverso i labirinti della vita. La sua presenza è un filo conduttore che si snoda attraverso le epoche. Un richiamo a ricordare la potenza dell’amore e della compassione.
La sua storia inizia in un tempo lontano. Le stelle erano ancora giovani e la terra era ancora calda della sua nascita. Era una donna di grande bellezza, con occhi che brillavano come diamanti nella notte e capelli che fluivano come un fiume di seta. Il suo nome era Kimala. Possedeva il dono di comunicare con le piante, gli animali e gli spiriti. Il mistero è indissolubile. È una chiamata indefinibile.
Kimala era una maestra nell’arte della guarigione. La sua fama si era diffusa oltre le montagne, fino alle città costiere. La gente veniva da lontano per cercare il suo aiuto, e lei li accoglieva con amore e compassione. Con le sue mani toccava i corpi malati e sentiva le vibrazioni della malattia; con le sue parole sussurrava segreti alle piante e agli spiriti, invocando la loro potenza per guarire.
Kimala non era solo una guaritrice. Era anche una custode della memoria, una depositaria dei segreti dell’universo. Aveva vissuto per secoli. Aveva visto nascere e morire civiltà. Aveva camminato con gli dèi e aveva parlato con gli angeli. Eppure, nonostante la sua saggezza e la sua potenza, era una donna sola, condannata a vivere per sempre, a vedere gli altri nascere e morire mentre lei rimaneva immobile, come una roccia nel fiume del tempo.
Un giorno, un giovane guerriero, ferito a morte, arrivò al suo villaggio. Kimala lo curò con tutte le sue forze, ma non poté salvarlo. Il dolore della perdita fu troppo grande. Kimala decise allora di consacrare la sua vita alla guarigione, per non dimenticare mai più quel dolore.
E così continuò a vivere, a curare i malati, a sentire le loro storie e a condividere il loro dolore. E ogni volta che qualcuno le chiedeva aiuto, lei rispondeva con le sue mani guaritrici e il suo cuore pieno d’amore.
La storia di Kimala non finisce qui. Si dice che, quando la luna è piena, si trasformi in un uccello. Un uccello di fuoco. Vola attraverso le montagne portando la sua benedizione a tutti coloro che la cercano. Quando qualcuno ha bisogno di aiuto, basta chiamare il suo nome e lei apparirà, con le sue mani guaritrici e il suo cuore pieno d’amore.
La leggenda di Kimala, la Curandera eterna, continua a vivere, tramandata di generazione in generazione come un richiamo a ricordare la potenza dell’amore e della compassione, e a credere nella magia che ci circonda.
Chiamare il suo nome è ascoltare il segreto che taglia il vento tra le nuvole e i canti sciamani. Custodisco, in ogni piega del volto delle maschere, granelli di sale e voci di dèi che dicono:
Non accogliere la tristezza.
In ogni vita c’è una luce che si fa specchio.
In ogni specchio il riflesso è una conchiglia.
Ama per amore e non cercare un amore
per sfidare la solitudine.
Ama per bellezza.
Di bellezza riempi il cuore e ascolta.
L’attesa è l’ascolto supremo.
Quando ti mancherai, non cedere all’abisso.
Ci sarà sempre la gazzella della speranza
che toccherà i tuoi occhi.
In quel momento il giorno sarà sublime.
I tuoi passi solcheranno il deserto.
Non sarai soltanto pensiero.
Sarai viaggio e mai porto.
Qui si conclude.
Chi ha compreso non avrà capito abbastanza. Chi ha capito non avrà compreso abbastanza.
E allora?
La Curandera mi ha scritto. Verrà a incontrarmi stanotte.
Nella stanza delle maschere.
….
Pierfranco Bruni è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.
Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.
Incarichi in capo al Ministero della Cultura:
Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;
Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;
Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.
È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.
Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.
Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.
Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.
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