Giuseppe Berto a 60 anni dal romanzo “La cosa buffa”
- Postato il 12 aprile 2026
- Antropologia Filosofica
- Di Paese Italia Press
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Pierfranco Bruni
Dopo “Il male oscuro” un romanzo, “La cosa buffa”, che scava nei sentimenti attraverso una capacità ironica o una visione estetica dentro una città che urla pacatatamente. Siamo a 60 anni dalla sua prima edizione, credo che è giunto il momento di rileggere questo capolavoro con gli occhi di oggi, cercando di comprendere la sua essenza più profonda e la sua attualità tra luoghi dell’anima e una Venezia che oscilla tra “male oscuro” e quel meraviglioso “Anonimo veneziano”. Un clima pre-sessantottino. Mentre con “Anonimo veneziano” siamo già negli anni Settanta.
“La cosa buffa” racconta la storia tra Antonio e Maria. La loro relazione, segnata da una differenza di età e di status sociale, è un percorso di iniziazione alla vita, all’amore e alla scoperta di sé.
Berto ci presenta un Antonio che è un po’ il prototipo dell’intellettuale italiano degli anni ’60. Un uomo che si sente disadattato, che non trova il suo posto nel mondo e che cerca di evadere dalla realtà attraverso l’amore e la fantasia. Alla base del pensiero di Giuseppe Berto c’è sempre un’urgenza di libertà, un desiderio di evitare che la cultura diventi terreno di conquista per qualsiasi tipo di
potere. Per lui, il libero pensiero e l’autonomia dell’individuo erano i presupposti necessari per una società veramente democratica e viva. La sua lotta contro le ideologie non era quindi un affermare una posizione neutra, ma un
cercare di recuperare quella dimensione umana che spesso veniva sacrificata in nome della politica.
La scrittura di Berto è caratteristica. Un linguaggio semplice e diretto, che sembra quasi parlato, ma che nasconde una profondità e una complessità che si scoprono solo a una lettura più attenta.
Uno degli aspetti più interessanti del romanzo è la rappresentazione della società italiana degli anni ’60. Una stagione di grandi cambiamenti e di profonde trasformazioni sociali. Berto ci mostra una società che è ancora molto tradizionale, con valori e ruoli ben definiti, ma che è anche in cerca di una nuova identità e di una nuova libertà.
La relazione tra Antonio e Maria è anche un simbolo di questa ricerca di libertà e di cambiamento. I due protagonisti sono due persone che si sentono intrappolate nella loro condizione e che cercano di evadere attraverso l’amore.
Il romanzo di Berto è anche un’esplorazione della condizione umana, con tutte le sue debolezze e le sue contraddizioni. Antonio è un personaggio che si sente diviso tra la sua ragione e la sua passione, tra la sua moralità e la sua voglia di vivere.
“La cosa buffa” è un romanzo che si può leggere a più livelli. Infatti è un romanzo d’amore. Un ritratto della società italiana degli anni ’60. Un’esplorazione della condizione umana. È un libro che ha una sua forza e una sua originalità. È stato ripubblicato da Neri Pozza. C’è da dire che la sua lezione rimane viva e attuale,
come un invito a non accontentarsi delle facili verità e a continuare a cercare, sempre e ovunque, quella libertà di pensiero che è la base di ogni autentica. Dal romanzo “La cosa buffa”, nel 1972, è stato tratto un film del con regia di Aldo Lado. Tra gli interpreti Gianni Morandi e Ottavia Piccolo.
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Pierfranco Bruni è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.
Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.
Incarichi in capo al Ministero della Cultura:
Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;
Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;
Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.
È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.
Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.
Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.
Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.
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