La leggenda della coppa vuota. Un sogno che percorre i miei passi

Photo cover. Miniature: persiana Omar Khayyam; medievale San Francesco d’Assisi

Pierfranco Bruni

Ho fatto un sogno. Non sogno spesso. Ma quando sogno mi raggiunge il racconto. O forse una semplice invenzione che la notte trasforma in leggenda. Sarà così?
Eccomi qui. Mi auguro di ricordare tutto. O quasi. Mi lascio prendere dalla finzione. Anche il Pensiero è una finzione.

Nishapur 1105. Francesco nasce solo venti anni dopo. La cronologia è argilla. Si impasta per vedere quale vaso tiene l’acqua. Omar Khayyam ha quarantasei anni.
Lavora agli Elementi di Euclide e misura ombre nel cortile. Francesco arriva da un futuro che non sa di essere futuro. Scalzo. Tonaca stretta da spago di nave. In mano niente. Si siede vicino al pozzo.
Khayyam lo guarda.
Francesco sorride.
Si riconoscono dallo stesso difetto. Guardano le mani degli altri per capire se tremano.
Khayyam: «Disegno ellissi», dice, «perché il cerchio è preghiera di chi non dubita, e io dubito».
Francesco risponde che lui cammina per linee rette finché non trova un sasso, poi lo aggira perché aggirare è forma di ascolto.
Il cortile ha un melograno malato.

illustrazioni del Rubaiyat of Omar Khayyam


Khayyam ne misura l’ombra. Francesco ne tocca la corteccia. Uno calcola l’angolo zenitale. L’altro cerca il punto dove la linfa si è fermata.
A mensa dividono pane azzimo e albicocche secche. Khayyam recita una quartina che non ha ancora scritto: “Questa coppa vuota che giri tra le dita contiene più vino della botte”. Francesco ascolta, non capisce il persiano ma conta le sillabe. Annuisce. Ascolta il suono. Contiene ciò che la lingua non dice.
A Gubbio darà al lupo metà pane. Non per miracolo ma perché la fame di uno pesa quanto la fame dell’altro.
Khayyam ride: «Io misuro distanze», dice, «ma non ho mai misurato quanto pesa la fame». La gioia entra qui, perché gioia per lui è togliere pesi, sciogliere nodi. Scienziato e giullare scoprono che il calcolo giusto è dare via metà.
Nel pomeriggio camminano al bazar dei calzolai. Khayyam compra una coppa di terracotta pensando alle equazioni cubiche che risolve girandola tra le dita. Francesco osserva un ciabattino che cuce suola spaccata. Pensa che riparare è forma mite di resurrezione. Il matematico tiene l’oggetto vuoto. Il santo guarda l’oggetto rotto. Entrambi stanno con minorità. L’orfano del contenuto. L’orfano della forma.
Al tramonto Khayyam disegna nella sabbia la curva dell’ombra del minareto. Francesco traccia il segno tau accanto. Le due linee non si incontrano mai ma condividono la stessa polvere. Quella condivisione è la leggenda. Non incontro di dottrine ma di attenzioni. Si scambiano doni. Khayyam dà la coppa vuota. Francesco dà lo spago che tiene su la tonaca. Oggetti poveri. Reliquie perché usati. La coppa servirà a misurare acqua per l’orto. Lo spago a legare un quaderno.

Di notte Khayyam calcola eclissi. Francesco conta ospiti animali nel giardino. Uno prevede buio. L’altro lo accoglie. L’alba. Cortile vuoto. Coppa rovesciata. Spago scomparso. Melograno acerbo.
La leggenda dura quanto dura sciogliere un nodo.
Khayyam riparte per il suo osservatorio. Francesco per la Porziuncola.
Entrambi portano la stessa coppa vuota che contiene più di ciò che promette. Vuota. Pronta a ricevere il mondo senza pretendere di tenerlo. Gioia è quel vuoto che non lamenta l’assenza ma la chiama ospitalità.

Il fatto è che da quando ho ripreso a riflettere su San Francesco molte avventure mi attraversano. Ritornano le mie letture sull’Oriente. Quelle fatte nei miei giorni della giovinezza. Tutto si intreccia. Ho dedicato tutta la vita alla scrittura alla letteratura alla filosofia. Ora nulla mi affascina più tranne il Pensiero. Nessun autore mi entusiasma più tranne i Maestri. Mi invento una vita altra. Recito nel mio teatro. Un teatro senza pubblico. Ma so che tutto ha un senso.

….

Pierfranco Bruni è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.

Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.

Incarichi in capo al Ministero della Cultura:

Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;

Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;

Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.

È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.

Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.

Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.

Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.
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