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La guerriglia anti-Albania delle Ong: arriva la nuova nave per sfidare il governo

  • Postato il 14 luglio 2026
  • Di Panorama
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In sintesi

L'organizzazione umanitaria tedesca Sea-Watch dispone di una nuova unità navale denominata Aurora 2, pronta a operare nel Mediterraneo per continuare le missioni di soccorso in mare. Questo sviluppo rappresenta un elemento di tensione nelle dinamiche tra le organizzazioni non governative impegnate nella gestione delle migrazioni e le politiche governative italiane più restrittive sull'accoglienza. La nave si unisce alle operazioni internazionali di ricerca e salvataggio, mantenendo alta l'attenzione sulle criticità umanitarie nelle rotte migratorie.

Sintesi generata automaticamente con intelligenza artificiale a partire dal contenuto originale della testata. Standard editoriali.

La guerriglia anti-Albania delle Ong: arriva la nuova nave per sfidare il governo

Una nuova nave, Aurora 2, dei talebani dell’accoglienza tedeschi di Sea-Watch, è pronta per questa estate di fuoco con l’obiettivo di portare più migranti possibili in Italia e ostacolare i trasferimenti in Albania. «Dal primo luglio è diventato operativo il nuovo regolamento Ue su migrazione e asilo. Teoricamente la Marina potrebbe ricominciare a trasferire i migranti intercettati da Guardia costiera e Fiamme gialle verso i centri nel paese delle Aquile», spiega una fonte di Panorama in prima linea sul mare. «Così le Ong si stanno già organizzando per mettere i bastoni fra le ruote mandando avanti unità piccole, ma veloci, come Aurora 2, che si avvicinerà sempre più alle coste libiche chiedendo poi un porto di sbarco in Italia per evitare intercettazioni e trasferimenti in Albania». 

In Libia, dove il “serbatoio” di migranti è arrivato a un milione di anime (il doppio secondo Tripoli), viene chiesto alla Ue di utilizzare i fondi per fermare la tratta di essere umani dalla porta d’ingresso meridionale e non solo per “aiutare” i migranti. Il 1° luglio è stato presentato a Bruxelles, ai rappresentanti di Tripoli e Bengasi, il nuovo programma europeo da 25 milioni di euro fino al 2029. Si chiama Sharaka (cooperazione) ed è gestito da Iom, la costola delle migrazione dell’Onu, e dal Viminale.

Il capo dell’Intelligence (Aise), generale Giovanni Caravelli, è volato a Tripoli per confermare «la volontà del governo italiano di proseguire il coordinamento e la cooperazione con la Libia sui diversi dossier di interesse comune» a cominciare dal contrasto all’immigrazione illegale. Da metà giugno è operativo presso il ministro della Difesa a Tripoli, un Joc (comando congiunto) con specialisti di Italia, Turchia e Qatar per monitorare le partenze e affrontare il nodo dei migranti sul fronte del mare.

Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, vuole mantenere il minimo storico di sbarchi, 53% in meno rispetto al 2025, in vista delle elezioni del prossimo anno.

Il 12 giugno, Luca Casarini, ha dato fuoco alle polveri rilanciando un post su Facebook dell’associazione di promozione sociale Mediterranea: «Oggi entra in vigore il Patto Ue su migrazione e asilo e significa più detenzione e sempre meno tutele per chi cerca protezione». L’annuncio è che «Mediterranea continuerà a stare dalla parte delle persone in movimento». Dieci giorni prima, Sea- Watch aveva presentato a Lampedusa Aurora 2, che può raggiungere i 25 nodi, l’imbarcazione più veloce delle Ong del mare. «Una nuova nave arriva a rafforzare la flotta civile», si legge nel comunicato, «e, insieme a Sea-Watch 5 (l’ammiraglia, ndr) e ai nostri tre aerei, permetterà di continuare a soccorrere le persone abbandonate in mare o respinte verso i Paesi da cui cercano di fuggire».

In pratica una dichiarazione di guerra alla Guardia costiera libica e «una risposta diretta alla politica del governo italiano». Gli estremisti tedeschi dell’accoglienza continuano a sfidare le leggi lamentando che Aurora 1 è stata bloccata cinque volte. «Aurora 2 arriva proprio per contrastare questa strategia», dichiarano, «se una delle due navi verrà fermata, l’altra potrà continuare a navigare» per raccogliere migranti illegali e farli sbarcare in Italia.

Non solo: sul pennone della nuova nave «sventolerà la bandiera palestinese».

Fino al 26 giugno gli arrivi in Italia erano 13.992, meno della metà rispetto allo stesso periodo del 2025 (29.738). Il miglior risultato dall’insediamento del governo Meloni. Il grosso dei barconi parte dalla Libia (10.002 migranti fino al 15 giugno). Le Ong sono riuscite a far sbarcare 2.762 persone, un raddoppio in percentuale (21,72%) rispetto agli scorsi anni. In tutto, dalle varie rotte del mare sono arrivati in Europa da gennaio 30.769 migranti illegali, il 41,4% nel nostro Paese. A fine dicembre l’Iom aveva calcolato che i migranti in Libia erano 940 mila. I Paesi principali di provenienza sono Sudan, Niger, Egitto, Ciad e Nigeria.

Il governo libico di unità nazionale con sede a Bengasi, fedele al generale Haftar, ha vietato a fine giugno l’ingresso in Cirenaica di migranti da Sudan, Eritrea, Somalia ed Etiopia, anche se scappano da guerre. «Però dalla Tripolitania il flusso è calato e negli ultimi giorni sta aumentando molto dalla Cirenaica diretto verso la Grecia», rivela una fonte di Panorama a Bruxelles. Non solo: il clan Haftar fa pagare 500 dollari ad ogni migrante che arriva in volo dagli Emirati e dall’Egitto, molti del Bangladesh, all’aeroporto di Benina, vicino a Bengasi. Poi si imbarcano verso la Grecia o proseguono in Tripolitania per raggiungere l’Italia. 

Il 23 giugno il generale Caravelli ha incontrato a Tripoli il premier libico Mohammed Dbeibah. «Il motivo principale era capire a che punto è il processo di unificazione del Paese», spiega un membro della delegazione. «Ed è stato chiesto a Dbeibah anche di garantire il contrasto all’immigrazione illegale. I risultati in termini di riduzione degli sbarchi sono ottimi, ma bisogna mantenere questo standard». I libici hanno intercettato in mare e riportato indietro 7.740 migranti, che in parte tornano liberi come merce di scambio con i trafficanti di uomini. «L’estate registra sempre delle impennate di partenze» ricorda la fonte «ma abbiamo notato che lungo la costa è stato esercitato un maggiore controllo e inclusione delle diverse milizie».

Gli italiani apprezzano il lavoro del ministro della Difesa, il misuratino Abdul Salam al Zoubi. I libici si lamentano dell’utilizzo dei fondi europei. Panorama è in possesso di una lettera del 22 marzo, firmata dal generale Mohammed Al-Shibani Al-Hajjaji della Guardia di frontiera e indirizzato all’ambasciatore dell’Unione europea a fine mandato, l’italiano Nicola Orlando, che ha fatto un buon lavoro supportando i libici nei rimpatri volontari dei migranti oltre ai 90mila sudanesi che vogliono tornare a casa con l’aiuto dell’Iom. La delegazione Ue, però, dichiara di non avere mai ricevuto formalmente la missiva, che punta ad ottenere maggiore attenzione sul fronte Sud con «formazione e addestramento (…), considerando la vastità delle aree che richiedono pattugliamenti».

I porosi confini desertici del Paese sono la “porta d’ingresso” dei trafficanti di uomini. «È importante utilizzare tecnologie moderne e diversificate, compreso l’impiego di immagini satellitari, dati di intelligence da fonti aperte (Osint) e intelligence dei segnali (Sigint)», si legge nella lettera. Il primo obiettivo «è sostenere gradualmente la Libia nel garantire la sicurezza delle sue frontiere terrestri e nel contrastare la tratta di esseri umani».

Il nuovo progetto Sharaka, iniziato in gennaio con sopralluoghi anche di personale della Guardia di finanza, avrà sempre un focus sul fronte marittimo, ma si concentrerà pure su quello terrestre. «Andremo a finanziare dei posti di blocco lungo le  vie del traffico di uomini che arrivano fino ai punti di imbarco sul Mediterraneo», spiega la fonte di Bruxelles. Ed è prevista la formazione in Italia di “investigatori” per contrastare le reti dei trafficanti.  «Il Sud è la porta d’ingresso verso il Mediterraneo. L’Iom investe troppi fondi in cliniche mobili e assistenza. Un po’ va bene, ma bisogna pensare anche al contrasto dell’immigrazione illegale. Il vero bubbone da aggredire è quello dei trafficanti e del loro business miliardario» spiega Sergio Bianchi, direttore della fondazione Agenfor international. Reduce da un corso di formazione per  Interni e Difesa a Tripoli sottolinea che  «a Bruxelles e fra gli stessi funzionari ministeriali in Italia, c’è sempre il timore di venire accusati di lasciare morire i migranti, che sono le vittime dei moderni schiavisti. Ma il contrasto alla tratta, per quanto osteggiato da alcune milizie, oggi è un tema molto popolare in Libia, che la Ue dovrebbe fare proprio». La stessa Iom viene pesantemente criticata dagli addetti ai lavori per la valanga di soldi ed i non sufficienti rimpatri volontari: «Se fosse per loro farebbero solo interviste ai migranti, e basta».

La prima nazione degli illegali sbarcati in Italia da gennaio (4.086) è il Bangladesh, dove non c’è alcuna guerra. Uno dei “Paesi sicuri” riconosciuti dalla Ue, che rientrerebbe nei trasferimenti per le “procedure accelerate” in Albania se intercettati in mare al di fuori delle acque territoriali, ma in zona di ricerca e soccorso italiana. Un report confidenziale rivela che vengono gestiti da “agenzie” che hanno sede in Bangladesh e si fanno carico di tutti i passaggi della tratta con tariffe che variano dai 15 mila ai 18 mila dollari. Una volta sbarcati in Italia, provenienti dalla Libia, ottengono pagando ulteriori 3-4mila, dollari un regolare passaporto del loro Paese, ma che abbassa l’età per non venire rimandati a casa, in quanto “minori”, e godere di una migliore accoglienza. «La gestione di migranti dal Bangladesh, presunti minori, appare rispondere a una catena organizzativa molto complessa» si legge nel rapporto «che parte dall’estero e si ramifica sul territorio nazionale e da qui verso l’Europa».

Autore
Panorama

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