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La guerra di Trump pesa sui conti italiani: crescita tagliata a +0,6% (e il dato è già vecchio). Giorgetti non esclude lo scostamento di bilancio

  • Postato il 22 aprile 2026
  • Economia
  • Di Il Fatto Quotidiano
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La guerra di Trump pesa sui conti italiani: crescita tagliata a +0,6% (e il dato è già vecchio). Giorgetti non esclude lo scostamento di bilancio

I peggiori timori del governo Meloni sulle conseguenze economiche per l’Italia della guerra scatenata dall’(ex) amico Donald Trump si concretizzano nei numeri del Documento di finanza pubblica approvato mercoledì dal consiglio dei ministri. Il “miracolo” evocato dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti non si è verificato. Se va bene la crescita del pil si fermerà quest’anno allo 0,6%, contro lo 0,7% fissato lo scorso autunno e l’1,1% previsto per l’Eurozona. Ma viste le “circostanze eccezionali” il titolare del Mef è già rassegnato a un ulteriore aggiornamento al ribasso. Il rapporto deficit/pil 2025 intanto è stato confermato al 3,1% come da dati Istat provvisori di marzo, col risultato che la Penisola resta in procedura di infrazione europea per deficit eccessivo. E nel 2026 si attesterà al 2,9%, un decimale in più rispetto alle attese pre-conflitto. Intanto il debito/pil, al 137,1% nel 2025, continua ad aumentare causa impatto dei vecchi bonus edilizi: quest’anno toccherà il 138,5%, superando quello della Grecia.

“Abbiamo approvato un Dfp un po’ diverso rispetto a quello cui eravamo abituati”, ha argomentato Giorgetti in conferenza stampa. “La naturale premessa è che non viviamo in circostanze normali, ma di tipo totalmente eccezionale e quindi le previsioni contenute nel documento, validate dall’Upb, inevitabilmente sono già oggi discutibili ma ahimè nelle prossime settimane meritevoli di ulteriori aggiornamenti”. Lo 0,6%, insomma, potrebbe rapidamente diventare un miraggio. Perché il già risicato 0,7% di crescita previsto dal Documento programmatico di finanza pubblica del 2025 era costruito sull’ipotesi di prezzi energetici tendenti al ribasso e molto inferiori rispetto a quelli attuali. Si vedrà poi se reggeranno le stime per gli anni successivi, tagliate per quanto riguarda il 2027 da +0,8 a +0,6% e per il 2028 da +0,9 a +0,8%. “Qualche giornalista mi ha chiesto cosa prevedo. Io dico ‘chiedetelo a Trump‘”, ha chiosato Giorgetti. “Purtroppo io prendo atto di situazioni che stanno ben oltre il governo italiano”.

In questo quadro, i margini di manovra in vista della legge di Bilancio pre-elettorale sono risicatissimi. Non tanto perché i conti italiani restano sotto sorveglianza rafforzata da parte della Commissione vista la mancata discesa del deficit. Quanto perché il governo, dopo aver sottoscritto una controversa riforma del Patto di stabilità su cui in sede Ue pure la sua maggioranza si è astenuta, si è vincolato fino al 2029 a un percorso “virtuoso” di limitazione della crescita di un nuovo indicatore chiave, la spesa primaria netta, con l’obiettivo di contenere l’indebitamento. Un vincolo, quello sulla spesa pubblica depurata da interessi sul debito, misure una tantum e uscite cicliche per il contrasto alla disoccupazione, che impedisce di aumentare a discrezione le uscite per misure di sostegno a famiglie e imprese.

È dalla consapevolezza di quanto asfissiante si stia rivelando quella gabbia in una fase di crisi energetica e inflazione in rialzo che nasce la richiesta, reiterata più volte da Giorgetti, di sospendere di nuovo il Patto come successo durante il Covid. Bruxelles ha chiarito che non si può fare: a valle della riforma del 2024 la clausola generale di salvaguardia è attivabile solo in caso di grave recessione economica nell’area dell’euro o nell’intera Ue, circostanza che – al momento – non si è ancora materializzata. Che fare allora? Giorgetti non ha escluso che, in caso di necessità, l’Italia possa decidere di fare da sola. Ovvero il governo potrebbe chiedere al Parlamento l’autorizzazione a uno scostamento di bilancio, leggi più deficit. Che dovrebbe però essere compatibile con i vincoli sulla spesa primaria. “Non lo escluderei”, ha detto. “Però siccome parlando con i miei colleghi in tanti si ritrovano come me a fare il medico nell’ospedale da campo, in tanti condividiamo il nostro stesso modo di vedere la situazione: abbiamo feriti che arrivano da tutte le parti e che dobbiamo curare. Non possiamo dargli l’aspirina“.

La speranza pare insomma resti quella di un’azione coordinata a livello Ue. Anche per quanto riguarda la tassazione degli extraprofitti delle compagnie energetiche, anche quella bocciata dalla Commissione: “Non mi sembra che la nostra proposta sia stata ben accolta, ma chi fa il medico nell’ospedale da campo sta in una situazione diversa da chi sta allo stato maggiore”.

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Il Fatto Quotidiano

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