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La grande illusione dell’auto europea: 35 fabbriche sono di troppo

  • Postato il 10 agosto 2026
  • Fatti A Motore
  • Di Il Fatto Quotidiano
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La grande illusione dell’auto europea: 35 fabbriche sono di troppo

L’industria europea dell’auto soffre di sovracapacità produttiva. I “casi” dei gruppi Stellantis e Volkswagen, ma non solo, ne sono la conferma. La società Boston Consulting Group (BCG) ha fatto i conti in tasca, pardon, negli stabilimenti, delle case automobilistiche: il quotidiano tedesco Handelsblatt ha anticipato i numeri di quello che rischia di essere un nuovo terremoto occupazionale. Secondo gli esperti della BCG le 90 fabbriche automotive del Vecchio Continente producono al 59%. Un tasso troppo basso rispetto a quello ottimale per essere economicamente sostenibile, considerato dell’80%.

Nel recentissimo passato, i costruttori avevano stimato un mercato mondiale da 100 milioni di auto nuove l’anno, che verosimilmente non saranno più di 90 in futuro, anche calcolando la crescita di alcuni mercati “emergenti”. La saturazione sembra a un passo e per mantenere i costi sotto controllo e gli investitori tranquilli – già il fondo sovrano del Qatar, terzo azionista del gruppo Volkswagen, si è opposto all’operazione con l’israeliana Rafael Advanced Defence Systems per la produzione di veicoli destinati alla realizzazione del sistema di difesa Iron Dome nel sito di Osnabrück, uno di quelli che verrebbe chiuso – l’industria automobilistica europea deve correre ai ripari.

A livello continentale c’è una capacità produttiva in eccesso che equivale a circa 5,4 milioni di auto. Significa che è a rischio l’esistenza di 35 stabilimenti. Stellantis ha già sforbiciato del 17% i volumi di fabbricazione, portandoli a 3,85 milioni (800.000 unità in meno), e il gruppo Volkswagen ha annunciato un colossale piano che potrebbe ridurre di circa 100.000 unità il numero dei lavoratori snellendo l’offerta di modelli dei vari marchi.

Mercedes ha previsto di limitare la propria capacità a 2,2 milioni entro il 2028 (-13%) e Bmw, seppur più in sordina, l’ha tagliata dell’8% rispetto al 2023 (2,5 milioni nel 2025). Gli interventi dei due marchi premium sono stati varati malgrado il tasso di utilizzo sia superiore, stimato attorno al 65% dalla BCG. La delocalizzazione verso i paesi dell’Europa orientale ha condotto a scompensi in quella occidentale: malgrado le percentuali di produttività siano sostanzialmente sovrapponibili, i costi sono decisamente inferiori nei paesi dell’ex blocco sovietico. In Ungheria, dove Mercedes ha appena avviato la produzione della nuova Classe C elettrica, la casa con la Stella li dichiara inferiori di circa il 70%.

Al solito il conto degli errori nella pianificazione è chiamato a pagarlo il lavoratore: il problema non è l’elettrificazione (in Germania nei primi sei mesi dell’anno il 58% del fabbisogno energetico è stato coperto dalle rinnovabili), ma sono state le strategie (anche di “gigantismo”), inclusa la sottovalutazione del “fenomeno cinese”. Per anni i dirigenti hanno creduto o fatto credere che nella Repubblica Popolare non si facesse altro che copiare, mentre la realtà sta dimostrando che non è così. Le case cinesi hanno sviluppato una tecnologia che i costruttori europei contrastavano e sono andati anche oltre su guida autonoma e digitalizzazione.

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Il Fatto Quotidiano

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