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La Francia porta la battaglia sull’ultra fast fashion di Shein e Temu a Bruxelles

  • Postato il 12 maggio 2026
  • Economia
  • Di Formiche
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La Francia porta la battaglia sull’ultra fast fashion di Shein e Temu a Bruxelles

Il corpo a corpo, a dire il vero, era già cominciato un anno fa. Quando la Francia aveva approvato una normativa contro l’ultra fast fashion di origine cinese. E che oggi risponde al nome di Temu e Shein, gli unicorni del Dragone che hanno minato le fondamenta dei tanti colossi dell’abbigliamento low cost sorti in Europa in questi anni. La filosofia è sempre la stessa: prendere di mira le piattaforme cinesi di e-commerce Shein e Temu, che prosperano grazie a produzione di massa e prezzi stracciati. E che danneggiano l’ambiente.

Un provvedimento che prevede anzitutto l’attribuzione di un punteggio ambientale per ciascun articolo venduto, in base a parametri come emissioni, consumo di risorse, riciclabilità. I prodotti peggiori sono soggetti a un’eco-tassa fino a 5 euro per capo, destinata ad aumentare a 10 euro entro il 2030, fermo restando che l’imposizione non potrà superare il 50% dell’importo richiesto. Ora però è tempo di alzare il tiro e di portare la battaglia nel cuore dell’Europa.

Parigi ha chiesto a Bruxelles di accelerare e irrigidire l’offensiva contro Shein e Temu, uscite peraltro malconce dalla guerra commerciale ingaggiata dagli Stati Uniti due anni fa, accusate di vendere nell’Unione europea prodotti pericolosi e non conformi alle norme europee. Secondo Sarah Lacoche, direttrice della Direction générale de la concurrence, de la consommation et de la répression des fraudes, intervistata dal Financial Times, il livello di prodotti pericolosi venduti sulle piattaforme asiatiche è di gran lunga superiore rispetto ad altri marketplace online. Tra gli articoli segnalati dalle autorità francesi figurano asciugacapelli che si surriscaldano, giocattoli con rischio soffocamento, batterie potenzialmente esplosive e prodotti per bambini contenenti sostanze tossiche.

Negli ultimi dodici mesi Parigi ha triplicato i test sui prodotti acquistati tramite piattaforme straniere. I risultati hanno alimentato ulteriormente le preoccupazioni: secondo i dati della stessa autorità transalpina, il 75% dei prodotti analizzati nel 2025 non rispettava gli standard europei, mentre il 46% era considerato sia non conforme sia pericoloso. E più di 100 mila prodotti sono stati ritirati dai marketplace online in Francia dall’aprile 2025. E l’Europa, che fa? Agirà con lo stesso piglio dimostrato sui pannelli solari made in China?

A dire il vero la Commissione ha già aperto diverse indagini nell’ambito del Digital Services Act. A febbraio Bruxelles ha avviato un’indagine formale contro Shein per presunte violazioni delle regole europee sulle piattaforme digitali, comprese accuse relative a pratiche di design addictive (che crea cioè dipendenza con tecnologie, app e piattaforme digitali specificamente progettate per indurre gli utenti a un utilizzo frequente e abituale sfruttando la psicologia comportamentale). Temu è invece già sotto indagine per la presunta incapacità di impedire la vendita di prodotti illegali o non sicuri. Secondo la Commissione europea, entrambe le piattaforme potrebbero violare le norme Ue sulla tutela dei consumatori e sulla sicurezza dei prodotti. Ora la spallata francese, aumenterà la pressione su Pechino?

Autore
Formiche

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