La FIA riammette la Russia: la guerra all'Ucraina non è finita ma per la Federazione è tutto ok. Perché è una scelta inopportuna
- Postato il 16 agosto 2026
- Di Virgilio.it
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Nel momento in cui scriviamo, ma potrebbe essere anche un altro momento tra qualche ora, domani, dopodomani o fra una settimana visto l’andamento della guerra, sull’Ucraina si stanno abbattendo i missili della Russia, mentre Kiev risponde con attacchi mirati dei suoi droni. Nel frattempo, Mosca continua a portare avanti, nel quasi silenzio dei media, la sua guerra ibrida contro l’Occidente e in particolare in Europa. Una guerra che sotterraneamente prosegue da ben prima che scattasse l’aggressione all’Ucraina nel 2022.
- La decisione della FIA di revocare le restrizioni nei confronti della Russia e della Bielorussia
- Anche il CIO ha revocato il divieto
- Ma la guerra in Ucraina sta ancora andando avanti
- La FIA monitorerà la situazione, ma già ora è critica
La decisione della FIA di revocare le restrizioni nei confronti della Russia e della Bielorussia
In questo scenario che di certo non è di pace, la FIA ha deciso di revocare tutte le restrizioni nei confronti dei cittadini russi e bielorussi che partecipano alle varie competizioni, dalla F1 in giù, monoposto e non, su pista e su strada.
Si trattava di restrizioni stabilite all’indomani dello scoppio della guerra, in cui non si proibiva a piloti e addetti ai lavori del Paese aggressore e del suo sodale bielorusso di partecipare alle competizioni (in questi anni Nikolaj Grjazin, per fare un esempio, ha corso e vinto dei rally anche nel Mondiale vincendo il titolo WRC2 Challenger, pur partecipando da tempo alle gare con una licenza bulgara), ma chiedeva loro la neutralità: niente bandiere o inni, e adesione ai principi appunto di “neutralità politica” e di “pace” della Federazione Internazionale.
Anche il CIO ha revocato il divieto
Essendo misure emergenziali, si capiva che prima o poi sarebbero state revocate. Ben venga il ritorno alla situazione precedente, tutti noi vogliamo vivere in pace con la Russia e avere rapporti distesi e amichevoli con essa, e un ritorno al consesso internazionale. Ma solo con la contestuale chiusura del conflitto, di tutti i conflitti in corso (e possibilmente senza la resa degli aggrediti). E invece la FIA ha intrapreso la stessa strada del CIO che ha riammesso gli atleti russi e bielorussi, che potranno quindi gareggiare alle prossime Olimpiadi di Los Angeles nel 2028 non più sotto l’ombrello della neutralità.
Questa svolta è stata motivata dal Comitato Olimpico Internazionale dal fatto che quello russo non esercita più nei territori che Mosca ha occupato, in spregio al diritto internazionale, in Ucraina. E per evitare altre grane con l’agenzia antidoping russa, travolta dagli scandali del doping di Stato, gli atleti saranno controllati direttamente dall’International Testing Agency, e non dalla RUSADA.
Ma la guerra in Ucraina sta ancora andando avanti
Se perciò il CIO ha aperto e allargato le maglie, inevitabilmente anche la FIA avrebbe fatto altrettanto. In entrambi i casi però non si fa i conti con l’elefante nella stanza, con la nudità del re: la guerra sta andando avanti, e va bene che siamo in uno stallo che ormai sa più di logoramento senza una chiara via d’uscita per entrambe le parti (ma la Russia sta avendo i contraccolpi maggiori anche a livello economico e sociale, mentre Zelensky, pur alle prese con qualche problema con i suoi esecutivi, sta dimostrando di avere le carte per difendersi), ma ristabilire lo status quo facendo finta di niente suona come un gesto fatalmente ipocrita e strumentale. Inutile tirare fuori la soluzione democristiana di vietare eventi e manifestazioni sul suolo russo (e grazie, vogliamo pure arricchire e finanziare Mosca e la sua guerra?).
Non si può riammettere nel consesso dello sport che conta un Paese che si ostina a bombardare nel cuore dell’Europa, ma non solo: anche a condurre una guerra ibrida all’insegna dell’Informatsionnoe Protivoborstvo di stampo sovietico, ovvero un mix di attacchi informati e disinformazione, atti a creare caos nelle infrastrutture informative e civili e manipolare l’opinione pubblica.
Questo avviene in Ucraina, che a sua volta si sta difendendo con forze speciali cibernetiche e con il supporto di alcuni colossi delle Big Tech, ma avviene anche in Europa, e pure in Italia, che già in passato ha subito attacchi informatici contro infrastrutture critiche, aziende di trasporto, banche o ministeri, mettendo a rischio la sicurezza dei nostri dati e del nostro vivere quotidiano. Per non parlare poi della disinformazione, delle bufale sulla guerra, della manipolazioni del pubblico dibattito per ostacolare il riarmo (ma se si vuole assicurare pace e libertà ai cittadini la deterrenza è l’unico modo) e rovesciare i ruoli di aggressori e aggrediti.
Sia chiaro, nulla contro piloti, dirigenti, tecnici e così via. Questa guerra la stiamo subendo tutti, poi ognuno ha il suo punto di vista, ma finché non ha plateali intenti concreti e ostili contro di noi deve avere la possibilità di poter vivere tranquillo e non essere discriminato.
La FIA monitorerà la situazione, ma già ora è critica
Ma suona come una beffa il fatto che la FIA, bontà sua, specifichi che continuerà a monitorare la situazione in Ucraina, riservandosi ulteriori azioni sanzionatorie in futuro se necessario. Perché adesso va tutto bene, a Kiev e nelle altre zone del Paese, in particolare sul fianco est, si vive in serenità senza l’incubo che un raid missilistico spazzi via la tua casa, un ospedale, una scuola, un centro commerciale, la tua città. È tutto normale che ogni due per tre da Mosca si minacci l’intervento nucleare contro i Paesi NATO. È normale che Mosca stia esaurendo le sue risorse, anche umane (prendendole pure dalla Corea del Nord, altro tipino fino geopolitico) per una guerra che gli stessi russi ormai faticano a comprendere. È normale che un Paese insulti, anche in maniera pesante e triviale, i capi di Governo legittimati dal voto popolare come quello italiano (ACI Sport non ha nulla da dire al riguardo?). È normale che la Russia lavori per dividere l’Europa e l’Occidente, spargendo caos e manipolando l’opinione pubblica.
Tutto normale, insomma. Tranne per la FIM, evidentemente: la Federazione Motociclista Mondiale per ora mantiene tutte le restrizioni decise nel 2022. Sempre che non ceda anche lei prossimamente.