La diplomazia della Santa Sede passa (di nuovo) da Kyiv. Il viaggio di Gallagher
- Postato il 21 luglio 2026
- Esteri
- Di Formiche
- 0 Visualizzazioni
- 3 min di lettura
Generazione sintesi AI in corso…
Cinque giorni tra Kyiv e Berdychiv per riaffermare la vicinanza della Santa Sede all’Ucraina, in una missione che ha intrecciato diplomazia, sostegno pastorale e attenzione alla popolazione civile colpita dalla guerra. Questa, in sintesi, è stata la missione dell’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni internazionali, inviato di Papa Leone XIV nel Paese per il 35° anniversario della riapertura delle strutture della Chiesa cattolica di rito latino nel Paese. Missione che si è chiusa ieri, prima con l’omaggio del porporato al memoriale delle vittime della rivoluzione di Maidan e della guerra, poi con l’incontro con il ministro degli Esteri ad interim Andrij Sybiha e il presidente Volodymyr Zelensky. Un’agenda che conferma la duplice natura della visita, pastorale e diplomatica, in un momento in cui il conflitto continua a colpire duramente il Paese.
Nei giorni precedenti l’inviato pontificio ha visitato alcuni dei luoghi simbolo delle conseguenze dell’invasione russa, dalla chiesa di San Nicola di Kyiv fino ai quartieri colpiti dai più recenti bombardamenti, incontrando fedeli, soccorritori e operatori umanitari. “Per raggiungere la pace è necessaria la perseveranza”, ha detto rivolgendosi alla comunità cattolica ucraina, indicando nella resilienza della popolazione uno dei principali elementi di speranza. Tra le tappe anche la Pecherska Lavra di Kyiv, storico monastero ortodosso patrimonio Unesco colpito da un raid russo lo scorso giugno, e l’Istituto teologico domenicano San Tommaso d’Aquino, danneggiato dagli attacchi missilistici.
Il momento centrale della missione è stato il pellegrinaggio al santuario del Monte Carmelo di Berdychiv, dove oltre tremila fedeli hanno partecipato alle celebrazioni per il 35° anniversario della rinascita della Chiesa cattolica di rito latino in Ucraina. Nel pronunciare la sua omelia è stato lo stesso Gallagher ha definito la propria una missione “sia pastorale che diplomatica”, invocando una pace giusta per un Paese che continua a vivere sotto le bombe. La visita si è svolta infatti mentre Kyiv era nuovamente bersaglio di un massiccio attacco russo. Alcuni missili e droni sono caduti anche nei pressi della nunziatura apostolica, dove era ospitata la delegazione vaticana, costringendo diplomatici e personale a trascorrere parte della notte nei rifugi.
Prima del rientro, Gallagher ha incontrato anche il Consiglio pan-ucraino delle Chiese e delle Organizzazioni religiose. I rappresentanti delle diverse confessioni hanno ribadito che “nessuno più di noi vuole la pace”, sottolineando però come essa possa essere soltanto «una pace giusta» e chiedendo alla comunità internazionale di continuare a sostenere l’Ucraina sul piano diplomatico e umanitario. La missione dell’inviato di Papa Leone XIV (assieme a quella condotta pochi giorni fa dal Presidente della Cei Matteo Zuppi) rappresenta uno dei più significativi segnali di attenzione della Santa Sede verso Kyiv negli ultimi mesi, confermando la volontà del Vaticano di mantenere aperto il dialogo con le autorità ucraine e di accompagnare spiritualmente una popolazione provata da oltre quattro anni di guerra.