La democrazia farsa di Putin lo riconferma alla Duma. Le prime elezioni dall’invasione in Ucraina tra esclusioni e boicottaggo
- Postato il 21 settembre 2026
- Politica
- Di Blitz
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Rispolverata la democrazia-farsa di Putin. In Russia l’ultimo fine settimana è stato dedicato al voto per la Duma, la Camera bassa del Parlamento. Scontato l’esito. Ha vinto Putin con il 49,4%. Ben 111 milioni chiamati alle urne, ma stavolta è stato consentito anche il voto elettronico. Le urne si sono aperte venerdì 18 settembre in tutti gli 11 fusi orari della Russia. Elezioni chiuse domenica 20 alle 18 tra pressioni, anomalie e in assenza di controlli indipendenti. Esclusi dalle schede i pacifisti. I media indipendenti hanno segnalato pressioni sui dipendenti pubblici per il voto da remoto. Hanno tuonato: “Urne truccate”. Due note di rilievo: droni ucraini sulle elezioni russe e protesta silenziosa ai seggi. Pioggia di fuoco su Mosca e oltre 100 milioni di attacchi informatici.
Gli elettori avevano a disposizione due voti distinti: uno per assegnare metà dei 450 seggi della Duma di Stato, scegliendo tra i partiti politici presenti sulla scheda elettorale; l’altro per eleggere i candidati in circoscrizioni uninominali. Scenario annunciato: rivali scelti, Ocse fuori. Le prime parlamentari dall’invasione dell’Ucraina hanno confermato le facili previsioni. Tre giorni di voto in concomitanza con la Germania che ha premiato invece le scelte radicali, dall’ultra destra alla sinistra estrema. Tracollo Cdu ma Merz resta. Per ora.
Zar senza rivali
Russia unita, il partito di Putin, ha dominato davanti a comunisti, Ldpr e Nuova Gente. Fuori dalla lista federale Yabloko, unico partito apertamente contrario alla guerra, filo-Occidente ma contrario alla Nato in quanto fautore del pacifismo; solo alcuni suoi candidati sono rimasti nei collegi uninominali ed ora temono il carcere. Queste elezioni, anche nei territori occupati, sono servite al Cremlino anche per mostrare un Paese unito sulla guerra. Putin puntava sull’affluenza per rafforzare la propria legislazione politica. E’il caso di ricordare che si è votato senza osservatori Ocse anche nei territori ucraini occupati dopo l’invasione.
Risultato scontato
La vittoria di Putin era stata apparecchiata dal Cremlino con cura particolare. Scopo: mantenere la stabilità e politica. Ha spiegato il prof. Aldo Ferrari, docente a Ca’ Foscari: “In Occidente siamo abituati a pensare che un Paese che abbia delle elezioni sia democratico. Adesso in Russia, finita l’epoca sovietica, le elezioni sono regolari e c’è un multipartitismo, ma è un sistema solo formalmente democratico: da quando Putin è andato al potere come presidente nel 2000, progressivamente la democrazia si è svuotata del significato competitivo”.
Il bavaglio all’informazione
È noto che dai primi anni 2000 in Russia la libertà di informazione è molto limitata. Lo zar in questi anni ha lottato contro gli oligarchi che erano diventati proprietari della maggior parte dei media ed ha vinto. Ha espropriato la maggior parte delle testate indipendenti ed oggi il potere dello zar e del suo cerchio magico controlla radio, tv e quasi tutti i giornali. I pochi dissidenti sono stati costretti ad emigrare come il premio Nobel per la letteratura Aleksander Solzenicyn (nell’era sovietica). È andata peggio ai dissidenti nell’era Putin come ricorda l’assassinio della coraggiosa giornalista Anna Politkovskaja; non erano gradite le sue inchieste sulle violazioni dei diritti umani in Cecenia.
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