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La Corte Suprema dà ragione a Trump sul voto per posta: schiaffo ai Dem a tre mesi dalle elezioni di midterm

  • Postato il 26 agosto 2026
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  • Di Il Fatto Quotidiano
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La Corte Suprema dà ragione a Trump sul voto per posta: schiaffo ai Dem a tre mesi dalle elezioni di midterm

La data sul calendario è quella del 3 novembre, elezioni di midterm. Repubblicani e democratici concentrano gli sforzi per le elezioni di midterm, mentre caro vita e affordability continuano ad essere in cima alle priorità degli elettori Usa. Ma a meno di tre mesi dal voto, arriva una decisione della Corte Suprema contro il voto per posta, strumento contro il quale Donald Trump è da sempre agguerrito, ritenendolo responsabile di frode elettorale e accesso alle urne di chi non ne ha diritto. Il collegio dei giudici, a maggioranza conservatrice, ha annullato la decisione di un tribunale inferiore spianando la strada ad un ordine esecutivo del presidente per limitarlo. Un pallino del tycoon, per il quale questo metodo “favorisce la corruzione” elettorale nonostante egli stesso lo abbia usato alle primarie in Florida una settimana fa.

Tecnicamente, la decisione della Corte non è una decisione sulla legalità o la costituzionalità dell’ordinanza, ma una risposta procedurale o di emergenza (che in gergo viene chiamata “shadow docket”). Ora non è chiaro se i cambiamenti previsti dall’amministrazione potranno essere attuati già alle elezioni di novembre. Anche perché la sentenza del massimo tribunale americano lascia spazio ai ricorsi e la California ha già annunciato che ne presenterà uno prima delle midterm.

I nove saggi non si sono espressi sul merito dell’ordine esecutivo ma hanno esaminato una richiesta d’urgenza del dipartimento di Giustizia volta a sospendere la sentenza, emessa a giugno a Boston, che ha bloccato la misura in seguito alla causa intentata da 23 stati a guida democratica. I sei giudici conservatori l’hanno accolta, i tre liberal hanno dissentito. Il provvedimento, emanato da Trump a marzo, impone al dipartimento per la Sicurezza Interna di compilare e trasmettere agli Stati un elenco dei cittadini americani aventi diritto al voto. E al servizio postale Usa di consegnare le schede elettorali per votare via posta esclusivamente agli elettori inclusi in quegli elenchi. La misura rientra nel più ampio tentativo del presidente di apportare modifiche sostanziali al sistema elettorale americano, come quelle contenute nel controverso pacchetto di misure noto come Save America Act. Secondo gli esperti, limitare il voto per corrispondenza avvantaggerebbe in modo sproporzionato i repubblicani, dato che gli elettori democratici sono tradizionalmente più propensi a ricorrere a questa modalità di voto. In California, ad esempio, lo Stato che ha annunciato il ricorso, lo usano otto persone su dieci. Inoltre, sostengono i promotori del metodo, i casi di frode elettorale con questo metodo sono molto rari.

Nel frattempo, mentre una nuova tornata di primarie in South Carolina e Oklahoma mette alla prova il peso di Trump alle urne, il presidente accelera anche sull’altro pilastro della sua agenda: la stretta sull’immigrazione. Dopo la proposta di una tassa da oltre 100mila dollari per i visti H-1B, usati soprattutto dalla Silicon Valley per i lavoratori altamente qualificati, l’amministrazione punta a revocare oltre 200mila permessi per turismo o business a stranieri che hanno richiesto l’asilo negli Stati Uniti. Se attuata, la misura rappresenterebbe la più vasta revoca di massa di visti nella storia e americana e andrebbe probabilmente incontro a contestazioni legali. Il dipartimento di Stato dovrebbe annunciare nelle prossime settimane la revoca dei cosiddetti visti B1 e B2, rilasciati tra il 2016 e il 2026 – ai titolari che hanno chiesto o stanno chiedendo asilo. La revoca non comporta l’espulsione immediata ma la maggior parte delle persone subirebbe una riclassificazione della propria posizione e perderebbe lo status di viaggiatore per affari o turista.

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Il Fatto Quotidiano

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