La contraddizione della Germania: non riconosce i Talebani, ma tratta con loro per i rimpatri in Afghanistan
- Postato il 4 maggio 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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La Germania afferma di non riconoscere politicamente il governo di fatto dei Talebani in Afghanistan come legittimo, ma da tempo lascia operare almeno due suoi rappresentanti nelle sedi diplomatiche sul suo territorio, ponendo potenzialmente a rischio la sicurezza dei dissidenti rifugiati nel Paese. In più, due settimane fa ha trattato direttamente con loro in un Ufficio federale per condurre espulsioni verso Kabul.
Berlino ha ufficialmente chiuso la sua ambasciata in Afghanistan e sostiene sul sito del Ministero degli Esteri di avere contatti col regime solo per quanto verte l’accesso agli aiuti umanitari, la tutela dei diritti umani, una governance inclusiva e la lotta al terrorismo. Dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 negli USA, anche l’esercito tedesco ha partecipato alla “guerra contro il terrore” in Afghanistan perdendo 59 soldati, più tanti altri feriti o rimasti ancora oggi traumatizzati. Solo la Russia ha riconosciuto i Talebani.
Anche se già ad ottobre 2024 il Consolato afghano di Grünwald era in linea con i nuovi padroni a Kabul e da novembre 2025 pure l’Ambasciata afghana nella capitale tedesca è stata rinominata “Ambasciata dell’Emirato islamico dell’Afghanistan”, ufficialmente il Governo tedesco aveva accreditato solo diplomatici della precedente Repubblica afghana. L’anno scorso però il ministro federale dell’Interno Alexander Dobrindt (CSU) ha agevolato l’accredito anche di due diplomatici fedeli ai Talebani. Uno è stato inserito all’Ambasciata, l’altro ha assunto di fatto la guida del Consolato a Bonn, portando alle dimissioni dell’effettivo Console Generale. Ora quest’ultimo fornisce supporto per effettuare i respingimenti di cittadini afghani; poco importa che molti rifugiati in Germania siano fuggiti proprio dai Talebani dipendano adesso dai rappresentanti del regime per passaporti e altri documenti.
Il ministro Dobrindt, parlando col giornalista Jan Philipp Burgard, ha sostenuto che i rapporti coi Talebani “esistono solo a livello tecnico”, ma il conduttore della ZdF Jan Böhmermann ha messo a nudo come nella sede di Bonn dell’Ufficio federale per i rifugiati, il BAMF, poco più di due settimane fa, tra le 8,40 e le 12 circa, è affluita una carovana di veicoli da tutta la Germania, furgoni della polizia, del servizio carcerario, del servizio centrale per stranieri, in civile, con a bordo cittadini afghani da espellere convocati di proposito. Il rappresentante dei talebani Said Mustafa Hashimi, che funge da Console Generale, è stato accolto nella sede dell’Ufficio Federale attorno alle 10.10, dove ha svolto i riconoscimenti e fornito i documenti per l’espatrio. Per uscire poi sorridente dal cortile del BAMF, dopo la carovana di veicoli, verso le 14,30 a bordo di una limousine Mercedes nera. Per oltre quattro ore il rappresentante di un regime islamico terrorista ha istituito di fatto una sede diplomatica distaccata in un Ufficio federale, anche se il Ministero degli Interni tedesco ha negato che ne avesse i requisiti.
I Talebani mirano d’altronde a sostituire anche il resto del personale diplomatico esistente in Germania, pure quello che si è adeguato al regime. Sebbene non possano inviare nessuno in Germania senza il consenso del Governo, hanno la facoltà di richiamare i diplomatici nominati dalla precedente amministrazione, depauperando le missioni ed esercitando pressione sulle autorità tedesche. Già nel novembre 2024 – durante il mandato del governo precedente – il Ministero degli Esteri tedesco, in virtù del diritto internazionale, ha dovuto revocare l’accreditamento di diplomatici ogni qualvolta il Ministero degli Esteri talebano ne ha fatto richiesta.
Anche se nel quadro delle sanzioni internazionali i Talebani non possono distrarre fondi dalle attività diplomatiche, a febbraio il BR ha riportato che la sede consolare di Grünwald avrebbe richiesto il pagamento dei servizi consolari in contanti per poter disporre di somme libere da vincoli. La rappresentanza diplomatica ha negato gli addebiti, ma la circostanza avrebbe potuto forse suggerire a Berlino maggior cautela. In Belgio e Austria i Talebani non sono riusciti a mettere piede nelle sedi consolari. Il Governo tedesco ha però interesse a relazioni diplomatiche efficaci con Kabul perché funzionino i respingimenti. La coalizione CDU/CSU/SPD ha già espulso 138 afghani, 25 solo nella settimana appena trascorsa grazie ai documenti emessi a Bonn. Colpevoli di reati in Germania, anziché scontare la pena sono stati spediti con un charter verso un regime internazionalmente ritenuto criminale. Il prezzo per Berlino di un riconoscimento ufficioso dei Talebani, che col tempo Kabul potrebbe alzare.
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