La community di fotografi di Perimetro trova casa e apre la sua sede a Milano

  • Postato il 31 marzo 2025
  • Fotografia
  • Di Artribune
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Otto anni alla scoperta delle migliori voci fotografiche d’Italia e oltre con reportage, open call e magazine. E ancora corsi, newsletter, eventi pop up e partecipazione alle grandi raccolte fondi per Gaza, l’Ucraina e Bergamo colpita dalla pandemia: è costellato di tanti momenti di ricerca, partecipazione e condivisione il percorso di Perimetro, la community di fotografi milanese. Che proprio in virtù di questa condivisione ha deciso di aprire uno spazio fisico nella “sua” Milano con i fondi di un crowdfunding speciale.

Via Padova 77
Via Padova 77

A Milano apre Camera Settantasette

La casa di Perimetro aprirà in Via Padova 77 (proprio davanti al Parco Trotter) e si chiamerà Camera Settantasette. Sarà una piccola galleria-studio, pensata per ospitare workshop, mostre, shooting, presentazioni di libri e fanzine. “Uno spazio nostro e vostro, dove gli incontri saranno frequenti e la fotografia avrà un ruolo culturale e sociale, per la città e per il quartiere”, anticipa il fondatore di Perimetro, Sebastiano Leddi. Che abbiamo raggiunto per sapere qualcosa di più.

L’intervista al fondatore di Perimetro Sebastiano Leddi

State aprendo la vostra casa, a Milano.
Sarà uno spazio ibrido: prima di tutto ci sarà la galleria, Camera Settantasette, che sarà dedicata a progetti socioculturali. Attraverso la fotografia vogliamo creare delle connessioni, una relazione tra le persone che ci circondano, e dare vita alle storie che pubblichiamo da sempre su Perimetro con incontri e dibattiti. In pratica, usando la cultura per portare queste storie nel concreto e non lasciarle limitate al digitale. Speriamo che verrà popolato da creativi, fotografi, artisti, che poi è il tipo di circuito che creiamo e stimoliamo.

Camera sarà parte di un progetto più grande: cosa puoi anticiparci?
Si chiamerà Settantasette, e possiamo dire che ci sarà anche un bar. Poi è un progetto che nasce con tre angoli: c’è una terza cosa che aspettiamo di comunicare per capire se riusciamo a metterla in piedi.

Per realizzare questo progetto avete avviato un crowdfunding particolare.
Sì, la campagna Un ritratto per Camera Settantasette. Dal primo aprile ogni giorno fino al 18, e poi riprendendo a maggio, giugno e luglio, si alterneranno diversi fotografi vicini a Perimetro in Via Padova per fare dei ritratti ai donatori, ma anche agli abitanti del quartiere, creando un grande racconto umano della comunità e della Via attraverso sguardi ogni giorno differenti. Man mano che lo spazio viene costruito si riempirà di scatti, e poi ci sarà la grande mostra dell’opening. Che, a seconda di come va il crowdfunding, sarà a settembre/ottobre 2025 o la prossima primavera, intorno a marzo 2026.

Camera Settantasette, un nuovo bastione di cultura e comunità in tempi difficili

Hai detto che “in un’epoca come questa, uno spazio dedicato alla cultura è fondamentale”.
Sì, credo che in questo momento la cultura abbia un ruolo cruciale: viviamo un’epoca in cui, nonostante l’iperconnessione, siamo completamente sconnessi dal reale e dal presente. È tutto un po’ mistificato. Per questo i luoghi di incontro acquisiscono un’importanza fondamentale, in particolare a Milano, che è una città i cui spazi sociali stanno progressivamente chiudendo. Penso al Leoncavallo e ancora di più al Macao: proprio in questi giorni sono andati a toccare uno spazio che era stato tolto alla comunità per darlo alla Design Week, che rappresenta proprio la gentrificazione. È un episodio che diventerà un simbolo, avrà una risonanza negativa molto estesa.

Un momento difficile che vi rende ancora più necessari?
Aprire adesso è una doppia fatica, perché è sia il momento del bisogno sia un momento non particolarmente recettivo. La gente è molto provata, e ha una disponibilità minore rispetto a prima a “entrare in relazione”. Quell’entrare in relazione tutti i giorni è un po’ scomparso a favore dell’incontrarsi per gli eventi mondani: noi cercheremo di stimolare questo rapporto e partecipazione, un grande tema per Milano. E lo è anche per noi: entrare in rapporto con la città e fare cultura della relazione è un po’ la mission di Perimetro. Non parliamo ai consumatori, ma ai cittadini.

Avete lavorato a Milano ma anche in tutta Italia. Qual è la vostra comunità di riferimento?
Abbiamo una comunità molto estesa, e spesso senza una precisa geolocalizzazione, ma c’è una parte fisica che è legata a Milano. Qui abbiamo lavorato alla costruzione della community in carne e ossa: il nostro claim – “digitale, di carta e di carne” – ha sempre messo al centro l’incontro. Ora mi aspetto un lavoro più locale: il progetto della galleria lo vedo come un luogo dove Perimetro atterra e “fa cose”, anche se continuerà a spostarsi e fare progetti. Via Padova è luogo particolare, uno spazio di confine e un melting pot dove scaturiscono dinamiche fuori dall’ordinario. Qui ci sono tantissime associazioni molto attive a livello sanitario, culturale, c’è anche il tema degli orti e delle case: c’è una sensibilità elevata, e sono bravissimi a fare rete. Nessun’altra parte della città ha un network così, e somiglia molto al nostro DNA: questo incontro ci porterà a tirare fuori la nostra anima.

Giulia Giaume

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L’articolo "La community di fotografi di Perimetro trova casa e apre la sua sede a Milano" è apparso per la prima volta su Artribune®.

Autore
Artribune

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