Il dubbio della bellezza in mostra al Mudec Photo
- Postato il 1 aprile 2025
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- Di Artribune
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La bellezza è un concetto che nel corso dei secoli ha dimostrato di essere labile. Solo pensando agli indumenti ritenuti “belli”, nel XVIII Secolo la ricchezza di broccati e silhouette prorompenti conferivano un certo fascino alla donna, mentre un secolo dopo era la linearità del vestire e dell’apparire a dettare i paradigmi del gusto estetico. Viene da sé che non si tratti di un sapere oggettivo ma, piuttosto, che si dovrebbe parlare di “dubbio della bellezza”, come lascia intendere il titolo della mostra Deep Beauty. Il dubbio della bellezza presso il Mudec Photo di Milano, possibile grazie al sostegno di KIKO Milano e alla collaborazione con la stessa istituzione museale, il Comune di Milano e 24 ORE Cultura che ha pubblicato il catalogo.
Il percorso di Deep Beauty. Il dubbio della bellezza al Mudec Photo di Milano
In scena dal 5 aprile al 25 maggio 2025, aperta al pubblico senza prenotazione, questa esplora il bello attraverso più di sessanta capolavori: dalla fotografia alla video art, fino all’impiego dell’AI. Artisti quali Marina Abramović, David Hockney, Michel Comte, David LaChapelle, Michelangelo Pistoletto, Helmut Newton e Robert Mapplethorpe sono pedine che tracciano una mappatura delle infinite declinazioni della bellezza, e delle sue trasformazioni contemporanee, negli ultimi due secoli. Come racconta il curatore Denis Curti, “il percorso comincia cronologicamente con Julia Margaret Cameron, fotografa inglese attiva a metà Ottocento, rappresentante di spicco del movimento pittorialista che, con le sue fotografie dominate da atmosfere preraffaellite, colleziona un abbecedario emozionale dei sentimenti umani e si conclude con due filmati realizzati con l’intelligenza artificiale da Alberto Maria Colombo e David Szauder. Il primo è incentrato su come le emozioni possano essere il vero denominatore comune abile nel riunire, sotto il mantello dell’espressività, tutta la specie umana; il secondo è invece direzionato a operare un ribaltamento della fusione affettiva che spesso si verifica tra uomo e animale domestico”.

Una mostra, sei sezioni: trasfigurazioni e incanti
Fotografie, installazioni e video installazioni si articolano in sei sezioni che approfondiscono il concetto di bellezza e la sua mutevolezza. Trasfigurazioni, ad esempio, accoglie lo spettatore con soggetti modificati, camuffamenti corporei, identità multiple e identità celate, sguardi deformi e rimodellati. Ogni scatto, che spazia da Rankin a David LaChapelle, sintetizza il principio alla base della creazione di parabole destinate ad essere impiegate attivamente in un processo di maggiore consapevolezza. Che continua nella sezione Incanti popolata da sogni e desideri che trovano in autori quali Ugo Mulas la propria valvola di sfogo. Vertigini e Labirinti, invece, sono rispettivamente dedicate alla poetica del “non detto” che gioca sulla dualità del sedurre o essere sedotti, guardare o essere guardati, e a ciò che si cela dietro l’ignoto: incertezza, perdizione, fascino, bisogno di libertà, l’enigma della stessa esistenza. Qui Gian Paolo Barbieri e Helmut Newton, volendo citare solo due degli autori, si danno il cambio con Steven Meisel e David Hockney.

Deep Beauty. Il concetto di bellezza oltre la fotografia
La bellezza, per alcuni, supera anche i confini della realtà superando il limite tra vita vera e fittizia. I Nuovi mondi di Juno Calypso e Carolyn Drake, come quelli di altri, sono abitati da meta-umani o soggetti che colpiscono per la loro carica di autenticità. La rielaborazione della loro forma è spinta all’estremo per renderli simboli dell’autodeterminazione contemporanea. Di contro, c’è chi decide come qualcuno o qualcosa debba apparire. Ad esempio, in Artifici, Michelangelo Pistoletto e Marina Abramović riprendono immagini consecutive nell’attimo in cui sembrano prendere vita, forme che escono dai margini del frame per invadere lo spazio fisico: sono opere che proiettano il concetto di bellezza oltre la bidimensionalità fotografica per avvicinarsi alla tridimensionalità della realtà.
Giulio Solfrizzi
L’articolo "Il dubbio della bellezza in mostra al Mudec Photo" è apparso per la prima volta su Artribune®.