La Calabria tra storia e turismo, la “Porta del sangue” a Guardia Piemontese
- Postato il 20 luglio 2026
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- Di Quotidiano del Sud
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Guardia Piemontese, nel cosentino, custodisce una memoria storica tragica: la strage dei valdesi del 1561. La cosiddetta "Porta del sangue" rappresenta oggi un luogo di turismo consapevole, dove il viaggio diventa occasione di riflessione su intolleranza religiosa e conflitti storici. Un'esperienza che trascende il semplice turismo culturale, invitando visitatori a confrontarsi con episodi drammatici che hanno segnato la Calabria e l'Italia.
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La Calabria tra storia e turismo, la “Porta del sangue” a Guardia Piemontese
L’eccidio dei valdesi a Guardia Piemontese nel 1561 e la “Porta del sangue” divenuta il triste simbolo dell’odio religioso
GUARDIA PIEMONTESE (COSENZA) – Esiste un turismo che impone riflessione e profondità di pensiero. Visite che non si limitano alle bellezze paesaggistiche e culturali ma che sono caratterizzate da avvenimenti consegnati per sempre alla storia (quella con la s maiuscola). È il caso della “Porta del sangue” del centro storico di Guardia Piemontese in provincia di Cosenza. Oggi sembra un anonimo e consueto arco in pietra individuabile in molti altri antichi borghi della penisola. Ma quella struttura muraria fu testimone della strage dei Valdesi del 1561. Centinaia di uomini, donne e bambini vennero trucidati in nome dell’odio religioso. Le viuzze del borgo tirrenico assistettero a un orrore indelebile. Il sangue dei Valdesi si riversò letteralmente nelle strade e finì per attraversare la porta d’ingresso della città. Da questo macabro ricordo la memoria collettiva rinominò per sempre l’arco come la “Porta del Sangue”.
LA STRAGE DEI VALDESI
La strage dei Valdesi di Calabria fu perpetrata dalla fine di maggio al giugno del 1561. Popolazioni di religione valdese, provenienti dalle valli piemontesi insediatesi in Calabria dal XIII secolo, vissero indisturbate fino al XVI secolo, quando iniziarono a professare apertamente la loro fede riformata. Poi si scatenò la Santa Inquisizione che perseguitò i Valdesi che fino ad allora si erano distinti come una comunità pacifica, laboriosa e sostanzialmente integrata. Rastrellamenti nei centri della provincia di Cosenza con uccisioni e arresti. Pochi riuscirono a rifugiarsi nell’odierna Guardia Piemontese, confidando nelle mura che cingevano il paese e nella solidarietà dei correligionari.
LA “PORTA DEL SANGUE” A GUARDIA PIEMONTESE
A giugno partì l’assalto a Guardia. Non ci fu però bisogno di cingere d’assedio le mura perché o gli inquisitori oppure, secondo i più, il feudatario Salvatore Spinelli convinse con l’inganno gli ignari abitanti ad aprire le porte del paese. Egli sarebbe riuscito a condurre dentro La Guardia (così denominata allora) cinquanta soldati, fatti passare per prigionieri e scortati da altrettanti militari, con la scusa che costoro dovevano essere rinchiusi nelle carceri. Sulle modalità d’ingresso dei persecutori la storiografia non sembra aver una posizione unanime ma resta il fatto che nella notte del 5 giugno 1561 – i soldati entrarono dalla porta principale della città di La Guardia. Quella porta fu chiamata da allora “Porta del Sangue”.
L’ORRENDA CARNEFICINA NELLA PROVINCIA DI COSENZA
Si scatenò il massacro di centinaia di Valdesi, trafitti dalle spade, gettati dalla torre, bruciati dopo essere stati cosparsi di trementina, e settanta case furono incendiate. I superstiti furono avviati, chi nelle carceri sotterranee del castello di Cosenza, chi in quelle del castello di Montalto. Nelle prime, di centinaia di prigionieri «ne morirono tanti e per condanne a morte e per fame, freddo e torture subite».
I valdesi sono nati nel Medioevo come movimento che richiamava tutta la chiesa alla semplicità del Vangelo e che permetteva ai laici di predicare. I loro predicatori non hanno mai voluto essere inquadrati in un ordine monastico e sono sempre vissuti in mezzo alla gente comune. Nel XVI secolo i valdesi aderirono alla Riforma protestante.
IL FANATISMO RELIGIOSO IN CALABRIA
I valdesi erano giunti in Calabria nel corso di ondate migratorie fra il XIV e il XV secolo, che li portarono anche in Puglia e Campania. Per molto tempo gli insediamenti valdesi nel Sud Italia convissero senza grandi contrasti con la realtà locale, poiché almeno in una prima fase non entrarono in aperto disaccordo con le autorità amministrative ed ecclesiastiche. L’adesione dei valdesi alla Riforma, nonché l’inizio di un’aperta attività di predicazione della Bibbia, attirarono, dopo vari e falliti tentativi di conversione, l’attenzione della chiesa cattolica che era ben determinata a mantenere il controllo sulla regione e a reprimere ogni “eresia.”
La mattanza di Guardia Piemontese e di altri centri della provincia cosentina rappresenta un lascito del fanatismo religioso e dell’ignominia dell’intolleranza.
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La Calabria tra storia e turismo, la “Porta del sangue” a Guardia Piemontese