La bellissima vittoria di Arianna Fontana, alla faccia dei “No Olimpiadi”
- Postato il 11 febbraio 2026
- Politica
- Di Blitz
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Chissà se qualcuno di quei manifestanti finiti in galera e poi rilasciati abbiano visto ieri le Olimpiadi. Intendiamo dire coloro che sostenevano e sostengono che i Giochi non si dovevano fare, che è uno spreco di danaro che poteva essere speso per i tanti problemi che assillano l’Italia. Ebbene, se hanno avuto il tempo di accendere la tv, invece che pensare alla prossima marcia, avranno potuto vedere che una ragazza italiana ha vinto l’oro, si chiama Arianna Fontana, non è più giovanissima (ma la vogliamo definire ancora una ragazza). Ebbene con quella di ieri è la dodicesima volta che lei sale sul podio delle Olimpiadi. La prima medaglia la vinse nel 2006, un secolo fa se lo rapportiamo ad uno sportivo con la S maiuscola.
È stata commovente la scena del dopo gara, lo si notava lontano un miglio che la pluricampionessa aveva voglia di piangere e di non vergognarsi dinanzi a quei milioni di spettatori incollati al piccolo schermo. Ma non è questo il punto, non vogliamo scrivere di una scena che non ha bisogno di commenti. Al contrario, sarebbe interessante parlare con uno di quei signori del no che hanno messo a ferro e a fuoco Torino, dopo averlo fatto a Milano. L’oggetto di quell’inferno erano proprio i Giochi di Milano- Cortina, era scritto a chiare lettere su quegli striscioni che mostravano perché avevano deciso di scendere in strada. Proprio contro le Olimpiadi, cioè contro una manifestazione che si ripete ogni quattro anni e in quelle due settimane di gare, ogni divisione e ogni contrasto dovrebbe essere messo da parte. Almeno una tregua, insomma, uno squarcio di pace in un mondo che sta vivendo mesi terribili.
Lo sport dovrebbe unire, non separare. Però, in Italia c’è chi ha pensato e pensa il contrario. Sarebbe educativo vedere oggi un incontro vis a vis tra la nostra campionessa ed uno di quei “campioni” che hanno avuto la sfrontatezza di creare il caos in una città che non pensava si potesse arrivare a tanto. Quel che non riusciamo a comprendere è perché hanno sviscerato tanto odio per un evento a cui partecipano virtualmente milioni di persone. Si è voluta trovare una scusa perché questi individui sono quelli che predicano il ritornello del “tanto peggio tanto meglio”. Per carità, quello è un periodo che non si deve ripetere, lo abbiamo cancellato e deve rimanere per sempre in archivio.
Purtroppo, invece, questo tipo di manifestazioni avrà un seguito alla fine di febbraio e di marzo. Le Olimpiadi saranno finite da tempo, quale sarà il motivo per cui marceranno “pacificamente” in città finché non si scatenerà un’altra bagarre con le forze dell’ordine impegnate oltre ogni dire per frenare la violenza? Ora il governo sta per varare nuove norme a favore della sicurezza: la speranza è che a “vincere” stavolta siano i poliziotti e i carabinieri. In questo caso non si tratta di arrivare primi al traguardo e di conquistare una medaglia, Ne vanno di mezzo decine di migliaia di persone che debbono fermarsi o rimanere chiuse in casa per evitare guai peggiori.
Non c’è pace per questi Giochi. Si dovrebbe gioire e entusiasmarsi per le medaglie conquistate dall’uno o dall’altro dei protagonisti, applaudire chi ha vinto e basta. Invece, ancora una volta è la polemica ad arrivare prima. Si sta scatenando una battaglia infinita in Rai per la telecronaca del giorno dell’inaugurazione. Nell’occhio del ciclone finisce il responsabile dei servizi sportivi per qualche svarione in cui è incappato il direttore. Apriti cielo: i giornalisti entreranno in sciopero appena finiti i Giochi, le forze politiche orientate a sinistra chiedono la testa di chi si è macchiato di cotanta colpa. Il gioco (stavolta il sostantivo non è quello giusto) ha un altro scopo. Chi governa l’Italia è l’alleanza di destra, l’opposizione è scatenata, parla di Telemeloni e ogni scusa è buona per lanciare frecce avvelenate.
È la solita storia, non ci sono novità al riguardo. Una volta ci si azzannava perché imperversava Telekabul, ora è la premier a essere messa sotto accusa. Non finirà questo braccio di ferro fino a quando non si capirà che la politica non deve mettere piede in Viale Mazzini, altrimenti tornerà di moda un vecchio refrain che suonava così: di dieci giornalisti in Rai nove sono espressione dei vari partiti, l’unico bravo è il decimo.
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