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La battutaccia del premier australiano sui meloni giapponesi e il silenzio di Tokyo: quando la ragione di Stato pesa più della dignità

  • Postato il 15 agosto 2026
  • Mondo
  • Di Il Fatto Quotidiano
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La battutaccia del premier australiano sui meloni giapponesi e il silenzio di Tokyo: quando la ragione di Stato pesa più della dignità

Meloni e i continui inciampi diplomatici. Ovvero i due preziosi frutti regalati dalla prima ministra Takaichi Sanae al suo omologo australiano Anthony Albanese, stanno facendo più danni del pomo della discordia che diede inizio a una famosa e mitologica guerra. Il fatto risale a un paio di mesi fa quando Takaichi, recatasi in visita a Canberra, portò come gentile dono al premier Albanese due dolcissimi “Crown Melon” cresciuti nella prefettura di Shizuoka, ognuno dei quali costati circa 250 euro e considerati, perlomeno in Giappone, un regalo di lusso e tutt’altro che semplice frutta.

Non solo il dono aveva una sua logica, come ringraziamento della prima ministra giapponese per la decisione presa dall’Australia – lo scorso gennaio – di riaprire il proprio mercato ai meloni giapponesi. L’omaggio aveva anche una qual ricercatezza: offrire cioè la perfezione della frutta (in giapponese kudamono) che siano pesche, uva, angurie o appunto meloni, e dar conto dello spirito artigianale giapponese takumi, che si predilige quando si vuole rendere un omaggio speciale.
Le differenze culturali esistono eccome e non tutti ne sono a conoscenza, però l’ignaro e sconsiderato premier australiano nel corso di una recente intervista in cui si è parlato anche dell’incontro internazionale con la controparte nipponica, è scivolato nella volgarità gratuita.

Rispondendo alle domande della comica e conduttrice Nikki Osborne, il leader australiano ha scherzato dicendo di aver ricevuto da Takaichi uno “strano” regalo, sebbene gustoso. E dopo il paragone della signora, tra i meloni di Takaichi e il prosperoso seno dell’attrice Pamela Anderson, Albanese ha sorriso, alzato le mani all’altezza del seno dicendo: “Lei ne ha portati due, come anche tu”, scatenando le risate dello studio e probabilmente di chi guardava il programma. Nel giro di niente il video è arrivato in Giappone, oltre che nel resto del mondo. Questo, quanto è stato detto circa la leader del principale partner strategico dell’Australia in materia di sicurezza dell’Asia Orientale: il suo dono di Stato è diventato oggetto di una battuta pessima e infantile. A reagire duramente a quanto accaduto sono stati i partiti di opposizione australiani, di destra, indignati dalla pochezza verbale di Albanese, chiedendo al premier di scusarsi immediatamente con il Giappone e specialmente con la prima donna capo di governo di quel Paese.

Martedì durante una sessione del Parlamento, gli è stato quindi chiesto se intendesse scusarsi per il suo “comportamento irrispettoso” ma il leader australiano ha risposto: “Respingo l’affermazione contenuta nella domanda. La prima ministra Takaichi è un’amica dell’Australia e una mia amica”, ha aggiunto. Dello stesso parere e sulla difensiva è anche Penny Wong, ministra degli Esteri australiana che ha respinto le accuse secondo cui le osservazioni di Albanese siano state un insulto. Da parte nipponica le reazioni sono state quasi inesistenti, l’Ambasciatore del Giappone in Australia, Suzuki Kazuhiro, ha dichiarato all’ABC: “Siamo stati informati dalla parte australiana che il primo ministro Albanese non ha espresso quei commenti nel modo in cui sono stati riportati”. Tutto perdonato, non c’è problema.

Perché? Una delle ragioni, scrive la giornalista Ikeda Wada sul Japan Times sarebbe questa: “Il Giappone ha bisogno dell’Australia in materia di commercio e sicurezza, soprattutto in questo momento, e la prima donna prima ministra, impegnata nella lotta contro Pechino, non può permettersi una lite con Canberra per una questione di orgoglio personale. La sua dignità è stata messa sulla bilancia a fronte dell’alleanza ed è risultata più leggera”. Neanche l’opinione pubblica, né il movimento femminista giapponese ha reagito particolarmente allo scherzo australiano, e in questo caso le motivazioni sono molteplici. Intanto Takaichi Sanae sta perdendo supporto pubblico. Un sondaggio di due giorni fa della Nhk (la radio-televisione pubblica giapponese) indica il suo tasso di gradimento in discesa al 53%, il livello più basso dall’insediamento dello scorso anno, mentre quello di disapprovazione è salito di 6 punti, raggiungendo il 33%. In fondo cosa si può aspettare una prima ministra che nel suo Paese si è fermamente opposta alla possibilità che le donne sposate possano mantenere il proprio cognome, si oppone alle quote basate sul genere sia per le donne in politica sia sul posto di lavoro, ha forzato l’approvazione di una legge che impedirà una prossima imperatrice donna, e sta spingendo per revisionare la Costituzione pacifista del Giappone? Purtroppo, può aspettarsi che sebbene guidi il Giappone (quarta economia del mondo), sia così tanto amica di Donald Trump, ammonisca duramente la Cina e dorma solo quattro ore a notte, un capo di governo maschio si permetta di prenderla in giro per due meloni.

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Il Fatto Quotidiano

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