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La banda del buco a Napoli? “Chist so’ nummer”: è già corsa al lotto

  • Postato il 17 aprile 2026
  • Blog
  • Di Il Fatto Quotidiano
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La banda del buco a Napoli? “Chist so’ nummer”: è già corsa al lotto

Rabbia, disperazione e pianti. Sono centinaia i clienti che da giovedì notte stazionano davanti all’istituto bancario Credit Agricole in Piazzale Medaglie D’Oro all’Arenella a Napoli per sapere se tra le numerose cassette di sicurezza svaligiate dai ladri c’è anche la loro. Sono trascorse 24 ore dalla clamorosa rapina nell’istituto di credito partenopeo e le indagini svelano come il colpo di ieri mattina che ha tenuto in scacco per oltre sei ore le forze dell’ordine, compreso il reparto speciale del Gis dei carabinieri venuto in elicottero da Livorno, sia stato messo a segno da veri professionisti.

L’azione criminale è stata scientifica, studiata nei minimi dettagli e nulla è stato lasciato al caso. Ogni componente della banda – pare formato da sei persone con volti travisati da collant e addosso tute blu di quelle dei corrieri – si fossero mossi all’unisono, ognuno sapeva con precisione cosa fare e come agire. Dalle testimonianze, in modo concordante, è emerso che i malviventi – armati di pistola ma non sappiamo se fossero vere – gestivano con tranquillità la situazione. Addirittura in alcune fasi concitate hanno tentato di rassicurare gli ostaggi, in particolare, una signora anziana che bianca in volto per un mancamento è stata assistita e dato da bere un bicchiere d’acqua. Il tono – a tratti – da parte dei banditi è stato di comprensione e gentilezza in considerazione della tensione e il crescente nervosismo a cui erano sottoposti i 25 ostaggi, i quali sono stati invitati a lasciare i cellulari su di una scrivania. Ma non tutti hanno eseguito l’ordine. Tanto è vero che un paio di chiamate al centralino delle forze dell’ordine sono partite proprio dall’interno della banca.

Il picco della tensione – a detta di chi è stato costretto per oltre un’ora all’interno dell’istituto di credito prima di essere liberato – si è raggiunto quando un poderoso cordone di carabinieri, polizia e tiratori scelti hanno accerchiato la sede della banca. Usciti gli ostaggi attraverso un buco praticato dai vigili del fuoco da una vetrata del locale fronte strada dove erano stati rinchiusi, si è atteso l’intervento dei Gis dei carabinieri in arrivo da Livorno. Un tempo sufficiente – a questo punto calcolato in anticipo dalla banda – per ripulire le cassette di sicurezza e scappare attraverso un buco praticato nel pavimento che ha immesso i malviventi negli oscuri cunicoli segreti del sottosuolo della città.

Il bottino non è stato ancora quantificato, si sta procedendo all’inventario anche se bisogna considerare che non vi è obbligo da parte dei titolari delle cassette di sicurezza di dichiarare alla banca il contenuto specifico. Infatti, l’istituto di credito non può controllare cosa vi sia inserito. Spesso il contratto prevede un limite massimo di valore assicurato dei beni inseriti – pare 50 mila euro – il dramma è che se un cliente ha accumulato di più difficilmente recupererà il controvalore.

A Napoli esiste una vecchia scuola – diciamo – di artigianato criminale per andare sotto cioè nelle viscere labirintiche della città. Una volta nel carcere di Eboli intervistai un detenuto che mi raccontò la sua storia. Originario del rione Sanità, la sua è stata fin dall’infanzia una vita difficile. Si è salvato – mi diceva commuovendosi – per aver incontrato il suo ‘maestro di vita’ che, sul modello del personaggio don Vincenzo ‘ o fenomeno (interpretato da Totò) nel film di Dino Risi Operazione San Gennaro, tramanda il ‘mestiere’. La cosa più importante che ha appreso è la psicologia e il rubare con astuzia e destrezza, senza mai l’uso della violenza. Gli diceva: “Ricordati sempre, la mente percepisce ciò che vede e vuole vedere”.

Il giovanissimo aspirante ladro all’età di 16 anni capisce che non può più aspettare e compie il suo primo colpo. Entra in banca. Indossa una calza in testa. Non ha armi. Non ha nulla. Ostenta tranquillità e la testa è alta. La postura è di chi sa e cosa deve fare. Impiegati, i clienti non appena lo vedono sono terrorizzati. Capiscono che è una rapina, senza che il giovane ladro pronunci una sola parola. Insomma, le vittime si adattano all’intenzione manifestata. Ecco la teatralità, la psicologia. Consegnano spontaneamente i soldi. Lui scappa senza scappare. Va via a piedi con tranquillità. Entra in una pizzeria e mangia una margherita. Poi si ferma al bar e beve un caffè per poi tornare a casa. Così comincia la sua ‘carriera’.

Una tradizione deprecabile, miscuglio di furbizia, metodo, psicologia, artigianato criminale e abilità strategica che già in passato ha fatto storia a Napoli con la rapina al ‘Monte dei Pegni’ nel 1989 tra i beni trafugato anche il Pallone d’oro vinto da Diego Armando Maradona come miglior giocatore dei Mondiali 1986.

Nessuna apologia e incentivi a delinquere. Sia chiaro. Anzi è auspicabile che le indagini portino all’arresto dei colpevoli. Però niente a che vedere con gli assalti armati dei portavalori sulle autostrade, l’esplosione di raffiche di kalashnikov, bombe, chiodi e mezzi messi di traverso. Nulla di tutto questo. È stata una rapina geniale, furba che assomiglia alla trama del film I soliti ignoti di Mario Monicelli con Totò nel ruolo di ‘docente’ nello spiegare come scassinare la cassaforte. Guardando al massiccio spiegamento di forze armate di giovedì mattina, viene da citare un altro capolavoro cinematografico: Pacco, doppio pacco e contropaccotto, film di Nanni Loy.

A Napoli, come si sa, è già corsa al lotto. La smorfia detta legge, perché in questo caso un vecchio adagio dice: “Chist so’ nummer”. Eccoli : 29 – 33 – 46 – 90.

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Il Fatto Quotidiano

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