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Juventus, il crollo contro il Sassuolo non nasce al 90': l'analisi tattica svela l'errore decisivo

  • Postato il 14 settembre 2026
  • Di Virgilio.it
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In sintesi

L'analisi tattica della sconfitta della Juventus contro il Sassuolo rivela che il crollo non è imputabile solo agli errori difensivi finali. La squadra bianconera ha commesso scelte strategiche errate durante il corso della partita, con una lettura del gioco imprecisa che ha compromesso l'equilibrio difensivo ben prima del gol decisivo. Un'approfondita dissezione degli schemi rivela come i bianconeri abbiano sottovalutato le insidie offensive avversarie.

Sintesi generata automaticamente con intelligenza artificiale a partire dal contenuto originale della testata. Standard editoriali.

Juventus, il crollo contro il Sassuolo non nasce al 90': l'analisi tattica svela l'errore decisivo

Se pensate che la Juventus abbia perso questa partita all’ultimo respiro, o che la follia di Bremer sul secondo gol sia stato l’apice del disastro, c’è un errore di fondo. Non fatevi accecare dall’emotività del recupero: la frana è cominciata molto prima, sul primo gol di Esposito. Sui social e in TV tutti hanno puntato il dito contro Kalulu, accusandolo di aver tenuto in gioco Esposito.

Ma analizzando i fermo immagine con la lente della match analysis, la verità è un’altra: la mossa di Kalulu è corretta, mentre l’errore concettuale imperdonabile porta tutta un’altra firma. Ed è la chiave di lettura di tutto il crollo juventino. Ma andiamo con ordine, partendo dalla fine.

Il contropiede “da oratorio” che ha punito l’arroganza della Juventus

Se l’errore sul secondo gol è un’enorme dimenticanza della regola più importante per ogni difensore, dalla Terza Categoria alla Serie A, con Bremer che si scorda il più classico dei “palla o piede” quando si va in contrasto, la terza rete è una punizione dettata dall’ego e dall’ingordigia della grande squadra che vuole strappare a tutti i costi i tre punti contro una formazione piccola, nonostante il campo per ottanta minuti abbia detto il contrario.

Il Sassuolo infatti, è una piccola, ma solo sulla carta, perché a livello di organizzazione, pressing e determinazione, sono stati i ragazzi di Aquilani a dimostrarsi una Big.

Un’ottima prestazione, culminata con la proverbiale realizzazione del “Destino degli Ex” racchiusa nel tris siglato da Adzic. Una rete che ha lasciato un sapore particolare nella bocca di tutti i tifosi: un’azione di contropiede che risuonava più come un “chi segna adesso vince” di memoria oratoriana, che arrivava puntuale con l’imbrunire e la stanchezza accumulate dopo diverse ore di pallone. Squadra lunga e nessun ripiegamento difensivo hanno regalato il successo al Sassuolo, ma non è stato questo il turning point della gara.

Il punto di svolta di Sassuolo-Juventus

Non dobbiamo infatti lasciarci trascinare dalle emozioni derivate dal gol last minute, ed è chiaro come sia necessario risalire a monte per cercare di capire da dove sia partito il sassolino che ha portato alla frana, all’escalation dello squilibrio tattico bianconero. Parliamo quindi del primo gol degli emiliani, arrivato poco dopo l’ora di gioco.

Scambio ripetuto sulla destra tra Berardi e Matic, Thorsvedt si apre sull’esterno portando via Kelly, Douglas Luiz non chiude sul mediano serbo che ha tempo e spazio per servire il pallone a Esposito in area, nella zona lasciata scoperta dalla scalata del centrale bianconero. Vedendo le immagini, specialmente quella esterna relativa all’analisi sulla presunta posizione di offside dell’attaccante, viene facile dare la colpa a Kalulu, reo di aver tenuto in gioco l’ex Cagliari non seguendo la salita dei suoi compagni di reparto. Ma la responsabilità è ben diversa.

L’ABC della tattica: Bremer nella terra di nessuno

Con palla scoperta ai trenta metri, la linea difensiva deve scappare verso la propria porta, occupando l’area di rigore e andando quindi a togliere lo spazio al taglio dell’attaccante. La mossa di Kalulu che istintivamente va verso Vicario per accompagnare il taglio è quindi corretta. Male invece Bremer, il quale avrebbe dovuto leggere una situazione comunque abbastanza prevedibile e codificata, arretrando la propria posizione di quei sei o sette metri che avrebbero tolto quella linea di passaggio a Matic. Invece la distrazione dell’ex Torino è costata molto cara ai bianconeri.

È poi palese dall’atteggiamento del suo corpo quanto fosse sorpreso dalla giocata offensiva del Sassuolo, essendo rimasto nella terra di nessuno, preso in mezzo dal filtrante da una parte e dal taglio di Esposito dall’altra. Sono ancora questi micro-dettagli a fare la differenza. La prossemica, l’orientamento del corpo, la corretta lettura della palla scoperta.

La prossima volta che in TV vi mostreranno la linea del fuorigioco per cercare un capro espiatorio, dimenticate il fermo immagine e fate play. Guardate i corpi, le distanze, le letture. Kalulu ha fatto il difensore, Bremer ha fatto lo spettatore. Il Sassuolo di Aquilani ha semplicemente banchettato su questa differenza di concentrazione, portandosi a casa una vittoria meritatissima.

Autore
Virgilio.it

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