Justin Gaethje si è preso l’UFC davanti a Trump alla Casa Bianca, sconfitto Topuria perde imbattibilità e titolo
- Postato il 15 giugno 2026
- Di Virgilio.it
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Ha scioccato il mondo, cogliendo l’occasione della vita: vincere il titolo dei pesi leggeri UFC alla Casa Bianca, combattendo davanti a Donald Trump (oltre a Gerry Cardinale e Zlatan Ibrahimovic…) in uno degli appuntamenti che hanno celebrato l’80esimo compleanno del Presidente degli Stati Uniti (UFC 250 Freedom), soprattutto ribaltando il pronostico contro il georgiano Ilia Topuria che in carriera non era mai uscito dall’ottagono sconfitto. Così Justin Garthje ha deciso di entrare dalla porta principale: l’universo UFC è rimasto a bocca aperta, ma come spesso accade in casi come questi, certe vittorie partono da molto lontano.
- Padre tedesco, mamma messicana, ma Justin è puro orgoglio USA
- Lo stile aggressivo e quella tempra forte come poche altre
- La risalita di Gaethje un modello per tanti combattenti
Padre tedesco, mamma messicana, ma Justin è puro orgoglio USA
Il fatto che l’abbia osannato anche Trump non è causale, sebbene le origini del combattente nato a Safford (Arizona) il 14 novembre 1988 siano tutt’altro che statunitensi. Perché papà John è nato si in America, ma da discendenti tedeschi, sbarcati a lavorare come minatori nelle cave di rame all’inizio del ‘900. Mentre sua mamma Carolina è messicana, impiegata alle poste della cittadina dove è nato Justin. Insomma, non proprio la “classica” famiglia americana, ma quando c’è da osannare qualche cittadino statunitense Trump non è il tipo da farsi troppi problemi.
Anzi, lo stesso Gaethje ha fatto capire di sentirsi fieramente americano: “Guardate come stiamo conquistando il mondo, aprite gli occhi e ammirate la nostra superiorità!”. Un messaggio che non ammette repliche, un misto tra patriottismo e politica, sebbene Ilia Topuria mai si sarebbe immaginato di doverlo ascoltare.
Perché l’imbattuto combattente dell’est Europa (ma con passaporto spagnolo) ha dovuto subire una sconfitta epocale, tanto che pure Dana White, il gran capo della UFC, gli ha consigliato a fine serata di prendersi tutto il tempo necessario per recuperare. “Ilia è messo male, ha rimediato una frattura all’osso orbitale e credo proprio che per lui sia stata una brutta serata. Adesso gli auguro di riprendersi, ma senza fretta”.
Lo stile aggressivo e quella tempra forte come poche altre
Gaethje, insomma, in un fine settimana che per il mondo dello sport americano ha raccontato tante storie (il ritorno al successo in NBA dei Knicks dopo 53 anni e il roboante esordio della nazionale di Pochettino nel mondiale di calcio), ha trovato il suo spazio per far sapere al mondo intero che esiste, e che anzi è una delle eccellenze del mondo delle arti marziali miste.
Lui che ha dovuto superare tanti ostacoli in una carriera non sempre lineare, benché ami definirsi il “combattente più continuo di tutta la categoria”. Di sicuro lo aiuta una tempra forte come poche: il suo stile aggressivo e spesso improntato alla tattica (predilige di gran lunga il combattimento in piedi, rispetto a quello a terra) gli consente di volta in volta di affrontare gli avversarie variando il proprio piano di azione.
Gaethje è noto soprattutto per l’efficacia dei suoi calci bassi, ma in generale s’è distinto per essere uno dei fighter meglio capaci ad adattarsi al contesto. E dopo qualche sconfitta di troppo patita nella parte centrale della propria carriera (pesa soprattutto quella contro l’imbattuto Khabib Nurmagomedov nel 2020) ha saputo ricostruirsi un’identità e pure una certa reputazione. Che dopo il match vinto contro Topuria è schizzata a livelli mai visti in precedenza.
La risalita di Gaethje un modello per tanti combattenti
Gaethje è un perfetto personaggio per il “nuovo modo” di intendere l’UFC. Quella che dai tempi di Conor McGregor è diventata soprattutto entertainment, fino a che i due sfidanti non mettono piene nell’ottagono. Con le parole, lo statunitense è secondo a pochi: già prima del match della Casa Bianca ne erano volate (e di grosse) verso Topuria (e viceversa).
Per molti, è stato uno dei combattenti più sottovalutati della storia recente della categoria: campione dei pesi leggeri WSOF nel 2014, dopo aver inanellato 18 vittorie consecutive ha perduto i primi due incontri in carriera contro Alvarez e Poirier a cavallo tra il 2017 e il 2018, negli anni dove è passato in UFC. Contro Tony Ferguson nel 2020 ha conquistato per la prima volta il titolo dei pesi leggeri, perso appunto contro Khabib nel match successivo. E dopo le sconfitte contro Oliveira (2022) e Holloway (2024), molti pensavano ormai che il viale del tramonto fosse già stato imboccato senza possibilità di risalita.
Tanto che faceva più notizia per quel che accadeva fuori dal ring (una volta ha steso un rapinatore armato fuori da un negozio) che non per le sue gesta sportive. La vittoria contro Pimblett a gennaio, grazie alla quale s’è ripreso il titolo dei leggeri “ad interim” (soffiata proprio a Topuria, costretto a cederla momentaneamente per motivi personali), l’ha rimesso sulla scena e davanti a Trump è arrivata la notte sognata da una vita. E adesso nessuno avrà nulla da obiettare sul suo stile di combattimento è sulle sue peculiarità. Perché Gaethje è uscito alla luce del sole, e adesso l’UFC pende (anche) dalle sue indiscusse qualità.