Julian Borghesan, una vita in radio e quasi per caso
- Postato il 9 gennaio 2026
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Il Quotidiano del Sud
Julian Borghesan, una vita in radio e quasi per caso

Speaker radiofonico di Radio 2, conduttore, animatore di eventi, Julian Borghesan racconta la sua carriera in radio (e non solo) nata quasi per caso. E con la musica sempre protagonista
L’emozione è la parte predominante ma senza l’esperienza e la gavetta non si va lontano. Julian Borghesan, speaker di Rai Radio 2, con una carriera che lo vede anche conduttore, presentatore e animatore di eventi, racconta il suo mestiere nato quasi per caso. E con la musica sempre protagonista.
Julian, hai fatto mille cose nella tua vita, partiamo da ciò che ti vede impegnato adesso?
«Certo, Radio 2 Music Room, un programma quotidiano che va in onda dal lunedì al venerdì, dalle 14 e 30 alle 16 su Radio 2, in contemporanea visual sul canale 202 del digitale terrestre e sulle piattaforme RaiPlay Sound e RaiPlay. Andiamo in onda subito dopo La Pennicanza di Fiorello. Questa è anche una responsabilità e al contempo una bella sfida. Insieme a me c’è Manila Nazzaro, una bella scoperta per quanto riguarda, spero e immagino, gli ascoltatori».
Un’altra bella sfida quindi.
«Esatto, e non dico che la stiamo vincendo, però siamo sulla buona strada, considerando anche che io e Manila già ci conoscevamo e già lavoriamo insieme da tre anni anche su Rai Radio Italiana, una delle radio digitali verticali della Rai».
Ma che cos’è nello specifico Radio 2 Music Room?
«È un luogo, e come tutti i luoghi radiofonici, è astratto ma concreto. È una zona quasi di relax. Quindi la fa da padrona la leggerezza e la buona musica che è la playlist di Radio 2: un po’ tutti i pezzi appartenenti alla programmazione, con alcuni momenti dedicati anche al passato. Poi la leggerezza arriva anche dai contenuti. Io e Manila abbiamo un modo molto giocato di stare in onda insieme e questo ci permette anche di sdrammatizzare su tante cose. Ogni tanto il programma è condito dalla presenza di ospiti musicali, sempre protagonisti della playlist di Radio 2, e un po’ alla volta passano anche i più giovani».
Speaker radiofonico da tanti anni, come hai iniziato?
«Le cose belle che mi sono accadute nella vita sono arrivate sempre per caso e forse sono belle proprio per questo. Anche mia moglie ho conosciuto per caso e poi è diventata mia moglie. E la radio per me nasce come un caso. Avevo un amico disc jockey che lavorava in questa piccola radio di provincia, a Treviso. In quel periodo abitavo in Veneto, pur essendo milanese. Sono andato con lui per curiosità in radio. Da lì ho iniziato un po’ a parlare al microfono, una cosa tira l’altra e abbiamo fatto un programmino insieme. Radio talmente piccola che, come dico sempre, la ascoltavamo noi e quelli che abitavano di fronte».
Ed è da lì che nasce anche la tua carriera di animatore di eventi e presentatore?
«Da quel momento e ancora una volta per caso. A quel tempo con un paio di amici avevamo messo in piedi un piccolo gruppo dance. Ad un capodanno dovevamo presentare quei due o tre pezzi nostri in una discoteca. Finita l’esibizione arrivò il titolare e mi disse: “Ti ho visto sul palco, sei bravo. Stasera l’animatore sta male con influenza. È capodanno e non so come fare”. Io non lo avevo mai fatto ma lui mi mise comunque il microfono in mano. Alla fine in quel locale lavorai per 6 mesi. Sempre per caso mi arrivò la richiesta di presentare una sfilata. Da lì iniziai anche come presentatore».
Se non erro sei stato il primo che ha condotto l’anteprima del concerto del Primo maggio.
«Sì. Anche lì un caso. Mi chiamò Massimo Bonelli, il produttore e organizzatore del concertone e non solo, un po’ di tutti i grandi eventi musicali d’Italia. Mi disse: “Visto che con Radio 2 siete media partner e visto che sei nella commissione artistica del Primo Maggio Next (il contest dei giovani seguito dalla produzione che porta i vincitori ad esibirsi sul palco), ti andrebbe di condurre?” Ho detto subito sì, senza pensarci. Ho realizzato dopo. Per la prima volta c’è stato questo opening che abbiamo condotto io e Giuliano Annini. Ed è andato molto bene. Ho avuto modo di coronare un percorso di ricerca di giovani talenti. Già dalla nostra anteprima, nel pomeriggio, c’erano circa 30.000 persone. È stato molto bello ed emozionante».
Certo è, che dalla tua parte hai anni di gavetta ed esperienza…
«Esatto, e ringrazio per questo. Oggi manca nel percorso dei giovani la gavetta. Io ho fatto per tanti anni piazze, locali, davanti alla gente. Quindi salire su un palco dove hai anche 50.000 persone ti emoziona – perché se non hai l’emozione non trasmetti assolutamente niente – però so anche come muovermi e questo dipende dall’esperienza».
Facendo parte della commissione del Primo Maggio Next, ti chiedo: che cosa guardi in un artista al di là del talento?
«Oggi la vera difficoltà è trovare l’artista unico, quel talento che abbia la sua unicità, che è la cosa fondamentale. Naturalmente se non hai esperienza ti attacchi a quello che già sta funzionando ma questo non aiuta. In più molti pensano, e questo è un altro errore, che il cantante è bravo se fa degli acuti pazzeschi. Non è così. La musica è comunicazione e quando tu hai l’empatia e riesci a comunicare, lì hai vinto».
Si sta avvicinando Sanremo. Nel tuo curriculum c’è anche l’attenzione a Sanremo giovani.
«Sì, lo seguiamo con Radio 2. Io da due anni: l’anno scorso con Giulia Nannini, quest’anno con Manila. Sempre con noi c’è un’altra nostra amica, Giorgiana Cristalli, giornalista Ansa. Radio 2 è la radio ufficiale del Festival e anche di Sanremo giovani. E di quest’ultimo abbiamo raccontato le serate in simultanea su Radio 2 mentre andavano in onda in tv».
Visto che parliamo di giovani, perché per gli emergenti c’è sempre questa difficoltà a raggiungere le radio?
«Questo è sempre stato il dilemma. Secondo me è anche una questione di prodotto. Il media radiofonico network, quindi parliamo di radio a copertura nazionale, è molto attento al monitoraggio dell’ascolto, bisogna mantenere alta l’attenzione di chi ascolta. E ahimè, quando parliamo di giovani che ascoltano la radio, questi hanno dai 40 anni in su. Però Radio 2 dà spazio ai giovani. È logico che rispetto al mercato sono abbastanza centellinati».
Eppure, paradossalmente, anche grazie ai social, hanno anche più mezzi per farsi conoscere.
«Ecco. È veramente difficile lanciarli nelle radio forse anche perché, rispetto a una volta, le radio non lanciano più niente. Oggi gli artisti si lanciano nei social, nelle piattaforme e prima magari arrivano a Sanremo, poi in radio».
A breve la tua attività sarà intensa con il Festival…
«Quest’anno, in varie vesti, sarà il mio 12esimo. Mi manca solo la conduzione (ride; ndr)».
Programmi futuri?
«Sto lavorando a dei progetti, e spero possano andare in porto, legati alla tv. Ho già avuto esperienze, da Rai 2 a Rai Movie, a Rai Sap ragazzi, e tante altre cose ma sempre toccate e fuga, e anche per colpa mia, ammetto. Mi sono sempre concentrato di più sulla radio. Però a questo punto della mia vita ho detto: perché no?».
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