Joseph von Eichendorff: il Romanticismo è vastità di spazi (Traduzione di Antonio Devicienti)
- Postato il 10 aprile 2026
- Blog
- Di Il Fatto Quotidiano
- 0 Visualizzazioni
Tra i maggiori rappresentanti del movimento romantico tedesco, Joseph von Eichendorff (Castello di Lubowitz in Slesia, 1788 – Neisse, 1857) ha dato vita a una vasta opera poetica caratterizzata da una musicalità e un’armonia capaci di esaltare la bellezza della lingua tedesca. Propongo una scelta di testi nei quali la spazialità riveste un ruolo fondamentale perché concepita sul doppio piano della natura (boschi, valli, altezze montane, lontananze) e dell’interiorità dell’essere umano, la quale si nutre dello slancio verso la vastità, la bellezza, l’inconosciuto.
“Sehnsucht” è vocabolo profondamente romantico e intraducibile in italiano se non con una lunga serie di definizioni: Sehnsucht è nostalgia, desiderio (“desio”, direbbe Leopardi), struggimento, afflato, slancio verso l’ignoto e l’infinito…
Il “fiore blu” è l’immagine-simbolo del Romanticismo tedesco, invenzione di Novalis per rappresentare il legame uomo-natura, l’aspirazione alla bellezza, il valore reale del sogno e dell’immaginazione, l’essenza profonda di un mondo che aspira a essere, finalmente, riconciliato con se stesso – Eichendorff riprende l’immagine trasformandola in una sorta di propria ars poetica: la poesia romantica è, appunto, ricerca, viaggio, desiderio, incessante nostalgia, spazi da percorrere instancabilmente.
A.D.
Sehnsucht
Splendevano così dorate le stelle,
stavo solo alla finestra
e da lontano udivo
il corno postale per la terra silenziosa.
Il cuore mi ardeva dentro,
poi nell’intimo pensai:
oh, se soltanto potessi viaggiare
nella magnifica notte d’estate!
Due giovani compagni erano in cammino
oltre il pendio della montagna,
li udivo cantare (vagavano
per la campagna silenziosa)
di fenditure vertiginose nella roccia
dove sì dolcemente frusciano i boschi,
di sorgenti che sgorgano dai burroni
nella foresta notturna.
Cantavano di statue di marmo,
di giardini che inselvatichiscono sopra le rocce
in pergolati crepuscolari,
di palazzi al chiaro di luna
dove fanciulle stanno in ascolto alla finestra
quando si risveglia il suono del liuto
e le fontane mormorano sonnolente
nella magnifica notte d’estate.
*
Congedo
O vastità di valli, o altezze,
o bella, verde foresta,
tu, mia gioia e mio dolore,
devoto rifugio!
Là fuori – sempre ingannato
e affaccendato – il mondo scorre veloce –
tu inàrcati ancora di nuovo
intorno a me, verde volta!
Quando il giorno albeggia
rilascia vapori la terra e brilla,
gli uccelli cantano allegri,
così che il tuo cuore consuona:
allora può svanire, essere soffiato via
il cupo dolore terreno,
e così risorgerai
in giovanile slancio!
Allora sta iscritta nella foresta
una parola silenziosa e solenne
del ben fare e dell’amare
– e qual è il vero tesoro dell’uomo.
Ho letto fedelmente
le parole, semplici e vere,
e attraverso tutto il mio essere
s’è fatta inesprimibile chiarezza.
Presto ti lascerò,
andrò straniero in terra straniera,
vedrò per strade affollate
il teatro della vita;
e nel mezzo della vita la tua solenne potenza
eleverà me solitario
e così il cuore non invecchierà.
*
Notte di luna
Era come se il cielo avesse
baciato piano la terra
così che nello scintillio dei fiori
dovesse ora sognarlo.
L’aria si muoveva attraverso i campi,
le spighe ondeggiavano dolcemente,
i boschi frusciavano lievi,
così chiara di stelle era la notte.
E la mia anima dispiegò le ali,
volò attraverso le regioni silenziose
come stesse volando verso casa.
*
Notte d’inverno
Coperto di neve giace all’intorno il mondo intero –
nulla ho che mi dia gioia:
abbandonato solitario sta l’albero nel campo,
perse da tempo le foglie.
Solo il vento attraversa la quieta notte
e scuote l’albero –
allora muove dolcemente le sue cime
e parla come in sogno.
Sogna la futura primavera,
il mormorio del verde e delle sorgenti
quando, nel suo nuovo abito fiorito,
risuonerà in lode a Dio.
*
Il fiore azzurro
Cerco il fiore azzurro,
lo cerco senza mai trovarlo –
sogno che nel fiore
fiorisca per me la buona fortuna.
Vago con la mia arpa
per terre, città e riviere
se da qualche parte mi sia concesso
di vedere il fiore azzurro.
Vago da gran tempo
avendo sperato e confidato a lungo,
ma, ahimè, in nessun luogo ho scorto
il fiore azzurro.
*
A Danzica
Timpani scuri, alte finestre,
torri come sguardi dalla nebbia.
Statue pallide come spettri
stanno in silenzio sotto le porte.
Sognante vi risplende la luna
che ama la città
come se – magicamente pietrificato –
si stendesse là sotto un mondo favoloso.
Tutt’intorno attraversando profondità in ascolto,
vasto sopra tutti gli edifici,
solo il mormorio lontano del mare.
Meravigliosa solitudine!
E il guardiano del faro, come anni fa,
canta un’antichissima canzone:
che Dio protegga il marinaio
mentre naviga di notte.
L'articolo Joseph von Eichendorff: il Romanticismo è vastità di spazi (Traduzione di Antonio Devicienti) proviene da Il Fatto Quotidiano.