Jihadisti e Tuareg tentano un altro colpo di Stato in Mali: uccisi anche paramilitari russi e il ministro della Difesa vicino a Mosca
- Postato il 29 aprile 2026
- Mondo
- Di Il Fatto Quotidiano
- 0 Visualizzazioni
- 3 min di lettura
Un nuovo tentato colpo di Stato in Mali rigetta il Paese nel caos. L’obiettivo è quello di rovesciare la giunta dei militari che si è insediata nel 2021 e legata strettamente alla Russia. Indicativo è proprio l’omicidio, dopo un giorno dai primi attacchi, del ministro della Difesa, Sadio Camara, fatto esplodere con un’autobomba nella sua residenza di Bamako. Un’uccisione mirata, dato che Camara era considerato il vero anello di congiunzione tra la giunta e Mosca.
Le notizie dei primi scontri e delle varie offensive in diverse parti del Paese sono iniziate a circolare il 25 aprile. In diversi distretti sono stati uditi colpi d’arma da fuoco e presto l’esercito ha comunicato che “gruppi terroristici” hanno attaccato diverse caserme nella capitale e in altre aree del Paese, compreso l’aeroporto internazionale. Presto si è capito che l’offensiva era condotta dai jihadisti del Gruppo per il Sostegno dell’Islam e dei Musulmani (Jnim) in collaborazione con ribelli Tuareg che hanno rivendicato le prime conquiste, come quella della città settentrionale di Kidal. “Abbiamo lasciato Kidal. Non siamo più lì – hanno poi confermato fonti vicine al governatorato locale – Sono i jihadisti e l’Fla (Fronte di liberazione dell’Azawad) ad essere a Kidal”, città che è stata sotto il controllo di gruppi ribelli per anni, prima di essere riconquistata a novembre 2023 da un’offensiva dell’esercito maliano supportato da mercenari russi del Gruppo Wagner. In una dichiarazione, il Jnim ha affermato di assumersi la “responsabilità” degli attacchi che hanno preso di mira “il quartier generale del presidente maliano Assimi Goïta, il quartier generale del ministro della Difesa maliano Sadio Camara, l’aeroporto internazionale” di Bamako, la capitale, e “siti militari nella vicina città di Kati”. E ha poi aggiunto di aver conquistato Kidal “a seguito di un’operazione di successo contro l’esercito maliano e i mercenari russi con la partecipazione dei nostri partner del Fla”.
Proprio la Russia è stata la prima a condannare il nuovo tentativo di rovesciare il governo in un Paese che è attraversato da instabilità politica costante da ormai un decennio. Tra le vittime, confermano da Mosca, ci sono anche membri dell’Africa Corps, formazione paramilitare legata al ministero della Difesa russo: “Il 25 aprile, in Mali si sono verificati attacchi coordinati da parte di gruppi terroristici affiliati ad al-Qaeda e separatisti Tuareg – ha spiegato il viceministro degli Esteri russo, Georgy Borisenko – Insieme, hanno colpito le forze armate del Paese in diverse zone e, purtroppo, anche unità del nostro Corpo d’armata africano. Di conseguenza, si sono registrate perdite anche da parte nostra”. Nonostante ciò, l’esercito russo ha affermato di aver impedito ai ribelli, in tutto “12mila persone“, di organizzare il golpe in Mali dopo essere stati addestrati, accusano, “con la partecipazione di istruttori mercenari ucraini ed europei che utilizzavano sistemi missilistici antiaerei portatili Stinger e Mistral di tipo occidentale”.
Il 28 aprile, dopo tre giorni di scontri, il leader della giunta militare, Assimi Goïta, ha voluto rassicurare i propri sostenitori affermando che “la situazione è sotto controllo” e che quindi il tentato golpe sarebbe fallito. “Mentre vi parlo, l’apparato di sicurezza è stato rafforzato – ha detto – La situazione è sotto controllo e le operazioni di rastrellamento, perquisizione, raccolta di informazioni e sicurezza continuano”.
Non è affatto tranquilla la Francia che il 29 aprile ha raccomandato ai propri connazionali di lasciare temporaneamente il Mali “il prima possibile”.
L'articolo Jihadisti e Tuareg tentano un altro colpo di Stato in Mali: uccisi anche paramilitari russi e il ministro della Difesa vicino a Mosca proviene da Il Fatto Quotidiano.