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Jannik Sinner, "cosa teme davvero": una inquietante indiscrezione

  • Postato il 22 agosto 2026
  • Sport
  • Di Libero Quotidiano
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  • 6 min di lettura
In sintesi

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Jannik Sinner, "cosa teme davvero": una inquietante indiscrezione
Jannik Sinner, "cosa teme davvero": una inquietante indiscrezione

Che fosse vicino il momento delle decisioni era noto e risaputo. Prima ci ha pensato Carlos Alcaraz a sciogliere ogni dubbio sulla propria partecipazione, ieri lo ha fatto Jannik Sinner. E no, questa volta il lieto fine non c’è. Con un post sui propri social, il neo venticinquenne numero uno del mondo ha reso pubblica la decisione, presa d’accordo con il team e lo staff medico, di non prendere parte allo Us Open 2026. La testa bassa, gli occhi nascosti da un cappellino blu, non il solito sorriso.

«Abbiamo dovuto prendere la difficile decisione di non partecipare agli Us Open quest’anno», ha scritto Sinner. Negli ultimi giorni era tornato ad allenarsi a Montecarlo, ma proprio lì lui e il suo staff hanno capito che il ginocchio destro ha ancora bisogno di tempo. «Sono ovviamente molto triste e deluso», ha aggiunto, ricordando quanto New York occupi un posto speciale nel suo cuore. A New York ha vinto nel 2024 e un anno fa si è fermato soltanto in finale contro Alcaraz.

 

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Una doccia che, per quanto attendibile, resta comunque gelata. Una mazzata che arriva dopo la vittoria di Wimbledon, ma anche dopo le rinunce a Montreal prima e a Cincinnati poi, che fanno scopa con tutte le visite degli ultimi giorni. Compreso il consulto alla Physioclinic di Milano e le terapie al J Medical di Torino, proseguite perfino a Ferragosto. Al centro di tutto c’è quel ginocchio destro malconcio dalla brutta caduta contro Miomir Kecmanovic al primo turno di Wimbledon: una torsione violenta sull’erba del Centrale che non gli impedì di proseguire fino al titolo, ma che evidentemente ha lasciato strascichi. A Cincinnati Jannik aveva ancora lasciato aperta la porta, spiegando che l’obiettivo era recuperare proprio per New York. Quella porta adesso si è chiusa.

 

LOGICA

La scelta è dolorosa ma logica. Uno Slam significa sette partite al meglio dei cinque set in due settimane, con carichi fisici che non consentono mezze misure. Presentarsi senza garanzie avrebbe significato trasformare ogni incontro in un test sul ginocchio. Sinner resterà quindi in Europa e continuerà il recupero con il proprio staff. L’appuntamento adesso è con lo swing asiatico: Pechino, dal 30 settembre, e poi il Masters 1000 di Shanghai, dal 7 al 18 ottobre. Un mese abbondante per ritrovare certezze fisiche e tornare davvero competitivo.

 

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Per i tifosi è un brutto colpo, ancora di più per gli italiani di New York che hanno già dovuto sopportare un Mondiale di calcio senza la Nazionale azzurra e adesso dovranno fare a meno anche del numero uno al mondo del tennis. Ma proviamo a restare positivi. Perché questa assenza potrebbe, anche inconsciamente, responsabilizzare la grande armata azzurra, in un momento in cui il tennis italiano deve dimostrare di essere diventato tanto altro oltre Sinner.

 

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Flavio Cobolli e Lorenzo Musetti, protagonisti a Cincinnati, diventano inevitabilmente i punti di riferimento. Attorno a loro c’è una profondità che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata irreale. E allora New York diventa anche una prova di maturità collettiva. Nessuno può sostituire Sinner e nessuno vuole avere la pretesa di farlo, ma il movimento azzurro ha ormai abbastanza uomini e abbastanza talento per non vivere ogni assenza del numero uno come una resa anticipata. Sinner mancherà, e parecchio, ma forse proprio lo Us Open senza Jannik potrà raccontarci quanto è diventato grande davvero il tennis italiano. Quello che negli ultimi anni ha imparato a vincere con lui, adesso dovrà dimostrare di saperlo fare anche senza di lui.

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Autore
Libero Quotidiano

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