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La demografia e l’invecchiamento della popolazione sono destinati a diventare la principale sfida economica per l’Italia nei prossimi decenni. È quanto emerge dall’indagine “Un Paese che non invecchia” promossa da ABI, secondo cui il progressivo calo della popolazione rischia di avere effetti pesanti su crescita economica, sostenibilità del welfare e mercato del lavoro.
Le previsioni dell’Istat indicano che entro il 2080 la popolazione italiana potrebbe scendere dagli attuali 59 milioni a circa 45,8 milioni di abitanti. Parallelamente aumenterà il peso degli anziani: gli over 67 arriveranno a rappresentare il 31% della popolazione, mentre la quota di persone in età lavorativa diminuirà drasticamente.
Secondo lo studio, meno lavoratori significa minore capacità di produrre reddito, consumare e investire, con inevitabili ripercussioni sul Pil. In assenza di interventi correttivi, l’economia italiana potrebbe registrare un Pil inferiore di oltre il 18% nel 2050 e di più del 30% nel 2080.
L’ABI individua però quattro leve decisive per contrastare gli effetti del declino demografico: maggiore occupazione giovanile e femminile, aumento dei laureati nel mondo del lavoro e gestione più efficace dei flussi migratori regolari. Misure che, se combinate, potrebbero compensare interamente l’impatto negativo della crisi demografica sulla crescita del Paese.
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