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Italia prima nella Ue per frodi sui fondi comunitari: “29 miliardi di danno potenziale, quasi metà del totale dell’Unione”

  • Postato il 24 giugno 2026
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  • Di Il Fatto Quotidiano
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Italia prima nella Ue per frodi sui fondi comunitari: “29 miliardi di danno potenziale, quasi metà del totale dell’Unione”

L’Italia è il Paese dell’Unione europea con il maggior numero di frodi contestate sui fondi comunitari e concentra da sola quasi la metà del danno economico complessivo accertato dalla Procura europea. È uno dei dati più allarmanti contenuti nella memoria depositata dal procuratore generale della Corte dei Conti, Pio Silvestri, in occasione del Giudizio di parificazione sul rendiconto generale dello Stato 2025. Secondo il documento, al 31 dicembre dello scorso anno risultavano attive nel nostro Paese 991 indagini dell’European Public Prosecutor’s Office (Eppo), l’ufficio guidato dalla procuratrice europea Laura Kövesi incaricato di perseguire i reati che ledono gli interessi finanziari dell’Unione. Il danno potenziale complessivo contestato raggiunge i 28,71 miliardi di euro, una cifra che Silvestri definisce “iperbolica“. L’Italia genera da sola “quasi la metà del danno economico complessivo contestato da Eppo a tutti gli altri Paesi dell’Unione”.

Il dato colloca la Penisola al primo posto nell’Unione sia per numero di procedimenti sia per entità economica delle frodi contestate. Un primato particolarmente rilevante posto che il Paese continua a essere il principale beneficiario delle risorse europee, considerando il Pnrr. Nel 2025 l’Italia ha ricevuto dall’Unione europea risorse per 44,39 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 37,29 miliardi dell’anno precedente. Nello stesso periodo il contributo italiano al bilancio comunitario è stato pari a 19,93 miliardi, contro i 17,63 miliardi del 2024.

La Procura della Corte richiama quindi l’attenzione sulla necessità di rafforzare i controlli e i meccanismi di tutela delle risorse pubbliche. Nelle pagine dedicate alla tutela degli interessi finanziari dell’Unione vengono richiamate diverse tipologie di irregolarità riscontrate nelle indagini: dalla realizzazione di opere non conformi ai progetti approvati al mancato avvio degli interventi, fino all’utilizzo delle risorse per finalità diverse da quelle previste e ai ritardi significativi nell’esecuzione. Per quanto riguarda il Pnrr, la Corte ribadisce che, come emerso nell’ultima Relazione semestrale sullo stato di attuazione del piano, “resta rilevante la quota di spesa destinata a slittare oltre il 2026: secondo le prime stime si tratta di circa 24,2 miliardi riferiti a 66 misure, pari a poco meno del 40 per cento della dotazione delle misure interessate”. Il fenomeno riguarda soprattutto strumenti finanziari e incentivi alle unità produttive, “con incidenze più elevate nelle missioni Infrastrutture per la mobilità sostenibile, REPowerEU e Rivoluzione verde. Per la parte già temporalmente ripartita, quasi la metà della spesa è attesa nel 2027”, ha aggiunto Silvestri.

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Il Fatto Quotidiano

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