Italia, perché Mancini sta riuscendo dove avevano fallito Spalletti e Gattuso: turnover con la Turchia, in 7 restano a casa
- Postato il 5 ottobre 2026
- Di Virgilio.it
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L’Italia si presenta alla sfida contro la Turchia con una consapevolezza che sembrava lontanissima soltanto poche settimane fa. Il pareggio ottenuto a Parigi contro la Francia ha dato continuità alla netta vittoria di Bursa e soprattutto ha confermato i segnali di crescita mostrati dalla squadra di Roberto Mancini. Dopo le difficoltà vissute negli ultimi anni, la Nazionale sembra avere finalmente ritrovato un’identità riconoscibile, accompagnata da entusiasmo e fiducia. Il dato più interessante è che il commissario tecnico può pensare a un turnover importante senza avere la sensazione di dover rinunciare alla qualità. È forse questo il segnale più evidente di quanto Mancini sia riuscito a entrare nella testa dei suoi giocatori, molto più di quanto fossero riusciti a fare Spalletti e Gattuso.
- Una Nazionale con una nuova identità
- Il turnover diventa un segnale di fiducia
- L'elenco degli esclusi: sette giocatori non convocati
- Da Spalletti e Gattuso a Mancini: cambia la gestione del gruppo
- Contro la Turchia conta soprattutto vincere
Una Nazionale con una nuova identità
Il primo merito di Mancini è avere restituito alla Nazionale un’idea di calcio nella quale i giocatori sembrano credere. Dominio, divertimento e determinazione sono diventati i tre elementi attraverso cui leggere una squadra che non appare più bloccata dai fantasmi del passato. A Parigi l’Italia ha dimostrato di poter affrontare una delle grandi del calcio europeo senza lasciarsi condizionare dalla paura, mentre a Bursa aveva costruito una vittoria netta e convincente.
La differenza rispetto alle precedenti gestioni non riguarda soltanto il risultato, ma soprattutto l’atteggiamento mostrato in campo e fuori. Le facce dei giocatori, la disponibilità ad aiutarsi e la voglia di sacrificarsi per il compagno raccontano una squadra che sembra avere ritrovato il piacere di essere Nazionale. Mancini, in questo senso, ha svolto anche un lavoro psicologico importante, riuscendo a liberare il gruppo da quelle tensioni che per troppo tempo avevano accompagnato l’Italia.
Il turnover diventa un segnale di fiducia
La sfida contro la Turchia arriva nel momento ideale per verificare quanto sia realmente profonda questa nuova Italia. Le quattro partite concentrate in undici giorni impongono inevitabilmente delle rotazioni e Mancini è pronto a cambiare diversi uomini, riportando Barella dal primo minuto e concedendo spazio anche a giocatori come Mancini, Ruggeri, Romano, Doumbia e Vergara.
La situazione della Turchia, inoltre, rende la partita particolarmente adatta a un turnover significativo: la squadra di Vincenzo Montella arriva da cinque sconfitte nelle ultime sei partite e deve fare i conti con assenze pesanti come quelle di Calhanoglu e Yildiz, osannato da Spalletti, oltre alla squalifica di Guler. Proprio per questo l’Italia non può però permettersi di sottovalutare l’impegno. Il turnover non deve essere interpretato come un passo indietro, ma come la dimostrazione che Mancini sente di poter contare su una rosa nella quale non esistono soltanto undici titolari.
L’elenco degli esclusi: sette giocatori non convocati
Oltre a Moise Kean, che ha lasciato il ritiro per alcuni acciacchi fisici, Roberto Mancini ha deciso di non inserire in distinta altri sette giocatori per la sfida di Bologna. Sono destinati alla tribuna Massimo Pessina, Eddy Kouadio, Daniele Ghilardi, Diego Coppola, Samuele Ricci, Rolando Mandragora e Mohamed Alì Zoma. Resta invece a disposizione Samuele Inacio, che parte dalla panchina e potrebbe trovare spazio nel corso della partita. La sua eventuale presenza potrebbe inoltre essere utile nel percorso di avvicinamento alla Nazionale maggiore, considerando l’interesse del Brasile nei confronti del giovane attaccante del Borussia Dortmund.
Da Spalletti e Gattuso a Mancini: cambia la gestione del gruppo
Il confronto con le gestioni precedenti nasce soprattutto dalla capacità di Mancini di costruire rapidamente un rapporto di fiducia con il gruppo. Dopo tre Mondiali vissuti davanti alla televisione, non bastano due partite positive per cancellare anni di delusioni, ma la sensazione è che qualcosa sia cambiato nella testa dei giocatori. Mancini ha scelto una Nazionale ringiovanita e aperta alla concorrenza, mettendo in discussione anche gerarchie che sembravano consolidate e offrendo spazio a diversi volti nuovi.
La conseguenza è una squadra nella quale, almeno in questa fase, sembrano esserci molti più titolari potenziali rispetto al passato. Donnarumma, Bastoni, Tonali e Pio restano riferimenti importanti, ma intorno a loro il commissario tecnico sta costruendo un gruppo molto più largo. È una differenza significativa rispetto alle difficoltà vissute da Spalletti e Gattuso, perché Mancini sembra essere riuscito prima di tutto a convincere i suoi giocatori che la Nazionale può ripartire da un’idea nuova.
Contro la Turchia conta soprattutto vincere
Se a Parigi la prestazione poteva quasi valere più del risultato, contro la Turchia la prospettiva cambia. L’Italia deve vincere e confermare sul campo quanto di buono mostrato nelle ultime due uscite, evitando che la crescita venga ridotta a un semplice momento positivo all’interno di una competizione che può anche ingannare. La Nations League, infatti, non ha lo stesso peso psicologico di una partita da dentro o fuori per Europeo o Mondiale e proprio per questo il vero banco di prova arriverà anche più avanti.
Mancini lo sa e chiede ai suoi di affrontare la Turchia con la stessa concentrazione mostrata contro la Francia, senza lasciarsi condizionare dalla crisi degli avversari. Il risultato avrebbe inoltre un peso importante nella corsa alla classifica del girone, considerando che dopo questa gara l’Italia dovrà affrontare un passaggio delicato in Belgio. Il turnover, quindi, sarà anche un esame di maturità: se la nuova Italia riuscirà a vincere cambiando diversi uomini, il segnale sarà ancora più forte.