Italia-Belgio Nations League, Fulvio Collovati: “Serie A riluttante ai giovani, la Nazionale è lo specchio. Teniamoci stretto Pio Esposito”
- Postato il 24 settembre 2026
- Di Virgilio.it
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Dopo le prime giornate del campionato di Serie A 2026/2027, è il momento della lunga sosta che servirà alla nostra Nazionale, col ritorno di Roberto Mancini come commissario tecnico, per tentare di aprire un nuovo ciclo, sperando sia ricco di soddisfazioni. La terza consecutiva mancata partecipazione ai Mondiali continua ad essere una ferita aperta, ma le scelte del CT rispecchiano la volontà di superare una situazione che si è fatta decisamente critica.
Nei 34 convocati per le quattro sfide in programma tra venerdì 25 settembre e lunedì 5 ottobre, valide per la Nations League, sono presenti diversi calciatori alla prima chiamata, alcuni giovanissimi come Samuele Inacio e Issa Doumbia, solo per fare dei nomi. L’esordio è venerdì 25 settembre con Italia-Belgo, in programma dalle 20.45 allo stadio Olimpico di Roma.
Un modo per ripartire secondo l’ex calciatore Fulvio Collovati, uno che ha fatto la storia degli Azzurri vincendo il Mondiale spagnolo del 1982.
“Mi sembra logico e naturale questo cambiamento radicale. Che poi questo cambiamento porti dei risultati, francamente, non ne abbiamo la certezza. Però, quantomeno, c’è un tentativo di voler cambiare le cose, di puntare su nomi nuovi. Non dico necessariamente giovani, ma giocatori nuovi e interessanti. Anche se, devo dire la verità, per quanto riguarda il calcio italiano siamo sempre allo stesso punto. Nei Mondiali del 2010 e del 2014 siamo stati eliminati nei gironi, mentre per gli ultimi tre non ci siamo neppure qualificati. Praticamente, è come se fossimo rimasti a casa per cinque Mondiali. Sono vent’anni che sento parlare di ricambio generazionale, settori giovanili e vivai totalmente rinnovati, ma non cambia mai niente. Quando si parla di Nazionale bisogna essere fiduciosi per forza, però il movimento è questo. C’è un po’ di riluttanza a far giocare i giovani nella nostra Serie A e la Nazionale, in fondo, ne è un po’ lo specchio”.
Tra i giovani che, invece, si sono presi con forza e determinazione la maglia dell’Italia c’è l’attaccante dell’Inter Pio Esposito, in predicato di partire titolare nella prima partita contro il Belgio.
“E meno male. Non è che voglio sempre parlare dei miei tempi, però una volta c’era l’imbarazzo della scelta quando si parlava di centravanti. Dovevi lasciare a casa giocatori come Pruzzo, come Virdis, centravanti di grandissimo livello, perché davanti c’erano tante possibilità. Adesso teniamoci stretto Pio Esposito. Mi disturba il fatto che facciamo fatica, qui in Italia compresi gli allenatori, a far giocare i giovani. Se vent’anni fa avevamo giocatori come Totti, Del Piero e Pirlo, non è possibile che dopo tutto questo tempo non riusciamo più a scoprire giocatori del genere. Mi sembra anormale una cosa così. Perché non diamo fiducia e non li valorizziamo”.
Nella lista extralarge di Mancini, sono dieci i giocatori che militano nei campionati esteri: sei in Premier League, due dalla Bundesliga, uno dalla Ligue 1 e uno dalla Liga portoghese. Perché molti italiani stanno scegliendo altri lidi per sviluppare la propria carriera?
“I nostri vanno all’estero prima di tutto, perché fanno una scelta economica. C’è poco da fare. È una scelta di soldi che io non condivido. È chiaro che c’è il campionato inglese che attira, però vedo che molti, quando vanno in Inghilterra, giocano poco o cominciano dalla panchina. Questa è la dimostrazione che il nostro campionato, per certi versi, non è allenante. Forse comincia a esserlo adesso, perché magari si lascia un po’ più giocare. Ma torno a dire che è diventato tutto legato alle scelte economiche. Siccome è tutto nelle mani dei procuratori, è chiaro che le decisioni vengono prese in quest’ottica, con la logica del denaro. E basta”.
Impossibile non fare un passaggio sul ritorno di Mancini sulla panchina Azzurra, dopo il polemico addio per accettare l’offerta dell’Arabia Sauditi, col ricordo dell’Europeo vinto nel 2021 sullo sfondo.
“Non so se possa essere l’uomo di un nuovo ciclo vincente. L’allenatore viaggia di pari passo con i giocatori e i nostri sono questi, parliamoci chiaro. Non possiamo illuderci di diventare improvvisamente la Nazionale più forte d’Europa. Mi auguro che valorizzi i giovani, indipendentemente dai risultati. Anche se poi verrà giudicato per quest’ultimi”.
Infine, abbiamo chiesto a Collovati un parere su quanto sta succedendo ai massimi livelli della FIGC, col nuovo presidente Giovanni Malagò che potrebbe decadere dopo pochi mesi e la Federazione che verrebbe commissariata.
“Rimango dell’idea che il calcio e la politica dovrebbero essere separati. È troppo banale dirlo, però per me è così. L’unica cosa che mi farebbe piacere, anche se purtroppo in Italia non avverrà mai, è che gente di calcio, persone che hanno calcato i campi per una vita, assumessero posti di potere. Chi ha giocato, non dico che dia fastidio, però non viene preso in considerazione”, ha concluso a Virgilio Sport.