Isola, il Riesame smonta l’inchiesta sui tombaroli della ‘ndrangheta, tutti liberi
- Postato il 8 gennaio 2026
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Isola, il Riesame smonta l’inchiesta sui tombaroli della ‘ndrangheta, tutti liberi

Liberi nove presunti tombaroli di Isola Capo Rizzuto, non regge l’inchiesta al vaglio del Tribunale del Riesame
ISOLA CAPO RIZZUTO – Tutti liberi. Il Tribunale del riesame di Catanzaro “smonta” l’inchiesta sui tombaroli della ‘ndrangheta rimettendo in libertà i nove indagati di Isola Capo Rizzuto arrestati nelle settimane scorse per un vasto traffico di reperti archeologici. Non regge, almeno sotto il profilo cautelare, la maxi indagine condotta dalla Dda di Catanzaro e dai carabinieri del Gruppo Tutela Patrimonio Culturale. Sotto la lente era finito un presunto gruppo criminale dedito agli scavi clandestini nelle aree archeologiche di Capocolonna (Crotone), Roccelletta di Borgia (Catanzaro) e Monasterace (Reggio Calabria).
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TESI DIFENSIVA
Accolte, dunque, le richieste dei difensori che hanno avanzato le istanze di revoca delle misure cautelari. La tesi difensiva è quella dell’insussistenza dell’associazione a delinquere e dell’aggravante mafiosa. La difesa punta anche sulla nullità delle intercettazioni. Bisognerà comunque aspettare per leggere le motivazioni del provvedimento, poiché è stato notificato soltanto il dispositivo.
I NOMI
Due si trovavano in carcere. Si tratta di Vincenzo Godano, di 38 anni; e Roberto Filoramo (36). Ai domiciliari erano finiti Giuseppe Guarino (45), Carmine Minarchi (46), Michele Nicoscia (30), Luca Filoramo (47), Francesco Salvatore Filoramo (76), Francesco Caiazzo (53), Nicola Filoramo (60). Gli indagati sono difesi dagli avvocati Roberto Coscia, Domenico Magnolia, Salvatore Perri, Mario Prato, Virgilio Prin Abelle, Luigi Villirilli.
LE ACCUSE
Quali organizzatori dei traffici vengono indicati Vincenzo Godano e Roberto Filoramo. Sarebbero stati loro a programmare gli scavi di volta in volta, a intrattenere rapporti con il gruppo dei “siciliani” e a piazzare i reperti nel mercato illecito. L’aggravante mafiosa è contestata poiché gli indagati sono ritenuti vicini alla cosca Arena di Isola Capo Rizzuto. Avrebbero pertanto contribuito a consolidarne l’egemonia nel territorio. Contestate anche accuse di deturpamento dei siti archeologici e riciclaggio.
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