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Isola Gallinara: posati in mare i primi moduli BORA, le strutture artificiali che aiutano a ricostruire gli habitat marini

  • Postato il 29 giugno 2026
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  • Di Il Vostro Giornale
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Isola Gallinara: posati in mare i primi moduli BORA, le strutture artificiali che aiutano a ricostruire gli habitat marini

Albenga. Ai piedi dell’Isola Gallinara sono da poco state calate sul fondo cinque cubi BORA: blocchi di calcestruzzo armato con strutture in acciaio, di 2 metri di lato, poggiate oltre i 35 metri di profondità. L’operazione in mare è stata gestita dalla ditta MUDS srl. Non sono strutture qualunque. Sono progettate per restituire al mare ligure quello che abbiamo perso: la complessità degli habitat che permette alla vita marina di trovare casa in modo stabile.

L’acronimo BORA sta per Barriere Polifunzionali per il Restauro dell’Ambiente costiero. L’idea è quella di un’architettura sommersa al servizio della biodiversità: ogni modulo è cavo all’interno, organizzato come una piccola grotta artificiale, con piani aggettanti che intercettano la corrente, anfratti, superfici ruvide e micro-cavità. Tutto è pensato per essere colonizzato da spugne e gorgonie, gli organismi che, costruendo colonie ramificate, creano la “foresta sommersa” mediterranea: il luogo dove pesci, crostacei e molluschi trovano riparo, cibo, e dove i loro piccoli si sviluppano.

Non solo strutture: un trapianto di specie autoctone

La novità sostanziale, però, non sta nei moduli in sé, ma in ciò che accadrà subito dopo la loro posa. I biologi dell’Università Politecnica delle Marche, guidati dal professor Carlo Cerrano, trapianteranno sulle barriere frammenti di esemplari di specie locali, prelevati con tecniche non distruttive da popolazioni circostanti: alghe corallinacee (organismi calcarei che fanno da “cemento biologico”), spugne dei generi Spongia, Chondrosia e Axinella, gorgonie come Eunicella verrucosa, Leptogorgia sarmentosa e Paramuricea clavata, e perfino il corallo rosso (Corallium rubrum), da quasi 10 anni nuovamente presente in alcuni anfratti dell’isola, una piccola buona notizia che racconta da sola la fattibilità del ripristino.

È restauro attivo, non semplice riposo del fondale. Invece di aspettare che le strutture vengano colonizzate spontaneamente — un processo lento e oggi spesso “vinto” da specie aliene termofile, che tollerano meglio il mare che si scalda — si dà subito un vantaggio competitivo alle comunità autoctone dell’isola, accelerando la ricostituzione degli equilibri originari.

“Con BORA proviamo a fare quello che il mare da solo, oggi, non riesce più a fare in tempi compatibili con la velocità del cambiamento: ricostruire un habitat complesso e dargli un nucleo di vita autoctona da cui ripartire. Non promettiamo miracoli, ma un esperimento serio e replicabile. Se funzionerà, la Gallinara potrà diventare un modello per altre coste del Mediterraneo”, spiega il professor Carlo Cerrano, biologo marino, Università Politecnica delle Marche.

“Questo progetto rappresenta un esempio concreto di come la collaborazione tra il Comune di Albenga e il mondo universitario possa tradursi in azioni innovative a tutela del nostro patrimonio ambientale e marino. Grazie al contributo scientifico dell’Università Politecnica delle Marche e al lavoro svolto da tutti i soggetti coinvolti, l’Isola Gallinara diventa un laboratorio di ricerca e di conservazione di grande valore. L’utilizzo di materiali compatibili con il fondale consentirà di ricreare condizioni favorevoli alla ricostruzione degli habitat sommersi e al ripopolamento della fauna ittica, favorendo il ritorno di specie che trovano in questi ambienti riparo e possibilità di sviluppo. La presenza di queste strutture contribuirà inoltre alla creazione di un’area di particolare tutela, nella quale sarà possibile evitare i danni provocati dalle reti a strascico e da altre attività che possono compromettere gli equilibri del fondale marino. Desidero infine rivolgere un sincero ringraziamento all’architetto Stefano Robello del Comune di Albenga per la competenza, la professionalità e l’impegno con cui ha seguito il complesso iter amministrativo e la pratica legata alla concessione, contribuendo in maniera determinante alla realizzazione di questo importante progetto”, aggiunge Giorgio Cangiano, consigliere comunale di Albenga delegato all’Isola Gallinara.

“L’Isola Gallinara rappresenta uno dei patrimoni naturalistici più preziosi del nostro territorio e questo progetto dimostra come la tutela ambientale possa andare di pari passo con la ricerca scientifica e con una visione di lungo periodo. Investire nella conoscenza e nella salvaguardia del mare significa investire nel futuro della nostra comunità e delle nuove generazioni. Albenga continua a sostenere iniziative capaci di coniugare innovazione, sostenibilità e valorizzazione delle proprie risorse naturali, nella consapevolezza che la tutela dell’ambiente costituisce un elemento fondamentale per lo sviluppo del territorio”, conclude il sindaco Riccardo Tomatis.

moduli BORA Albenga

Perché proprio Gallinara

L’isola è una delle principali aree chiave per la biodiversità del Mar Ligure, un’area dove la presenza di specie locali oggi in rarefazione — gorgonie, spugne erette, popolamenti coralligeni — è o è stata documentata. Il corallo rosso ancora presente in alcuni anfratti dell’isola, dopo oltre dieci anni dal trapianto, è uno dei segnali che hanno suggerito di intervenire proprio qui. L’obiettivo è trasformare Gallinara in un laboratorio sperimentale sommerso: un sito in cui osservare nel tempo, con monitoraggio scientifico ripetuto, come la fauna usa le nuove strutture, quanto resistono i trapianti, quanto rapidamente le biocenosi tipiche si ricostituiscono. La speranza è che gli habitat artificiali possano facilitare il recupero dei fondali naturali dell’isola.

Perché l’esperimento abbia successo, è essenziale la collaborazione di chi il mare lo frequenta ogni giorno.

Pescatori professionali e ricreativi sono invitati a non posare attrezzi in prossimità dei moduli: oltre al rischio concreto di perdere reti, nasse o palamiti incagliati, c’è la possibilità di danneggiare strutture e organismi appena trapiantati, vanificando mesi di lavoro. Miglioramenti per i pescatori sono attesi nella zone circostanti.

Il lungo percorso autorizzativo che ha reso possibile la posa ha coinvolto Regione Liguria, Comune di Albenga, Agenzia del Demanio, Comune di Alassio e Guardia Costiera, oltre ai partner scientifici. Le prime risposte ecologiche significative (colonizzazione consistente, primi indizi di “effetto rifugio” sulla fauna) sono attese non prima di dodici-diciotto mesi dalla posa. La piena strutturazione di comunità mature, se il restauro funzionerà, richiederà anni. Sono i tempi del mare: ma è proprio questa pazienza programmata che fa di BORA un intervento scientifico a lungo termine.

L’intervento è realizzato nell’ambito del Centro Nazionale Biodiversità (NBFC – National Biodiversity Future Center), finanziato dal PNRR – Missione 4, Componente 2, Investimento 1.4 attraverso il Ministero dell’Università e della Ricerca. CUP D33C22000960007.

Autore
Il Vostro Giornale

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