Isola, 15 rinviati a giudizio e 8 ammessi al rito abbreviato nel processo Blizzard

  • Postato il 17 marzo 2026
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Isola, 15 rinviati a giudizio e 8 ammessi al rito abbreviato nel processo Blizzard

Nel processo Blizzard contro il volto nuovo delle cosche di Isola rinviati a giudizio 15 imputati ed ammessi al rito abbreviato altri 8


ISOLA CAPO RIZZUTO – Inizierà il prossimo 7 maggio il processo contro le presunte nuove leve delle cosche di Isola Capo Rizzuto, che più che ai riti di affiliazione badavano ai profitti. Il gup distrettuale di Catanzaro Piero Agosteo ha rinviato a giudizio 15 persone coinvolte nel procedimento che un anno fa portò all’operazione Blizzard Folgore. Altri otto imputati sono stati ammessi al rito abbreviato. Dall’inchiesta emerge il ruolo di Luigi Masciari, considerato dagli inquirenti figura cerniera tra gli affari della cosca di Isola Capo Rizzuto e la provincia di Bolzano, dove si era trasferito per un periodo di tempo. Accolte le richieste della Dda di Catanzaro.

 LE FIGURE

 Masciari avrebbe avviato nella provincia altoatesina una serie di progetti imprenditoriali di natura criminale, basati prevalentemente sulla commissione di reati di natura economico-finanziaria. L’input alle indagini è venuto dalla Procura di Trento, insospettita dalla presenza nel tessuto socio-economico di quell’imprenditore imparentato con i vertici delle cosche Arena e Nicoscia di Isola. Tra gli imputati anche pezzi grossi delle cosche. Come il boss di Papanice Domenico Megna e il bazookista della cosca Nicoscia di Isola, Pasquale Manfredi detto “Scarface”, riarrestato nei giorni scorsi in quanto ritenuto al vertice di un altro gruppo criminale dedito a estorsioni e narcotraffico.

L’INCHIESTA

Le attività investigative, condotte dal Ros dell’Arma e dalla Dia di Padova, supportati dai carabinieri del Reparto operativo di Crotone, avrebbero consentito di accertare come, mediante strumenti di schermatura, siano state gestite, attraverso prestanome, diverse società che hanno permesso di drenare denaro dell’economia reale verso le casse del clan. Gli imputati, secondo l’accusa, dotavano le loro società di crediti fiscali fittizi con lo scopo di trarre profitto dalla vendita diretta o dal loro utilizzo nel sistema delle compensazioni d’imposta. Le realtà economiche sarebbero state concepite per essere assorbite in tutto o in parte da imprese con debiti erariali a cui si sottraevano attraverso le compensazioni dei crediti fittizi. Operazioni di fusione per incorporazione, grazie al ricorso delle cosiddette “società serbatoio”, avrebbero consentito all’organizzazione di aggiudicarsi contratti di appalto a prezzi nettamente inferiori rispetto ai parametri di mercato.

“COLLANTE” COL NORD

Accanto ai reati economici ci sarebbero stati quelli “tradizionali”. Estorsioni, usura, armi. Collante tra la casa madre di Isola e gli affari al Nord sarebbe stato Masciari, amministratore (anche di fatto) di numerose imprese, operanti in disparati settori economici e funzionali alla commissione di illeciti di natura finanziaria. I proventi venivano, in parte, destinati alla cosca. Ma Masciari non disdegnava metodi più “tradizionali”. La figura di Masciari è moderna perché lui pensava ai soldi più che alle “doti” di ‘ndrangheta, sbeffeggiando quanti si vantavano di aver rivestito il grado di “camorra” e rimarcando di aver ricevuto da diverse fazioni dei clan isolitani proposte di affiliazione formale.

LA “CASA MADRE”

Masciari però non dimenticava di aver dato “una mano quando è possibile”, facendo riferimento all’assunzione di figli di pregiudicati. Uno dei riferimenti principali del gruppo criminale sarebbe stato Francesco Antonio Arena, classe ’91, uno dei pochi esponenti rimasti in libertà dell’omonima famiglia di ‘ndrangheta, figlio di Pasquale “Nasca”, figura di spicco del clan. «Sono il figlio di Pasquale “Nasca”, non sono un pagliaccio, sono 15 anni che sono nel locale», diceva. Eppure ha poco più di 30 anni. Metà li avrebbe vissuti da affiliato.

GLI IMPUTATI

Ecco l’elenco degli imputati del rito ordinario. Antonia Arena, di 61 anni. Salvatore Arena (67). Antonio Bruno (59). Antonio Masciari (51). Francesco Masciari (80). Luigi Masciari (45). Mario Megna (54). Domenico Megna (79). Luigi Morelli (53). Pasquale Morelli (79). Nicola Pittella (45). Carlo Alberto Savoia (54). Giuseppe Verterame (60). Antonio Viola (51). Antonio Arena (41). 

Ed ecco gli imputati del rito abbreviato.  Antonio Francesco Arena (35).  Francesco Garofalo (67). Antonio Giardino (49). Marilena Manfredi (39). Pasquale Manfredi (49).  Giulia Mercoledisanto (48). Giuseppe Porcelli (48). Antonio Ruggiero (43). Stralciate quattro posizioni. Antonietta Corda (69). Salvatore Gareri (42). Luigi Manfredi (52). Luigina Verterame (45).

Li difendono gli avvocati Mario Prato, Carmine Mancuso, Vincenzo Girasole, Francesca Buonopane, Guido Contestabile, Francesco Laratta, Luigi Villirilli, Luigi Frustaglia, Stefano Nimpo, Gianni Russano, Aldo Casalinuovo, Fabrizio Salviati, Roberto Coscia.

LEGGI ANCHE: Operazione “Blizzard-Folgore”: il nuovo volto della ‘ndrangheta di Isola

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