Iscro, come chiedere la “cassa integrazione” che spetta ad autonomi e liberi professionisti con redditi bassi
- Postato il 26 luglio 2026
- Usi & Consumi
- Di Il Fatto Quotidiano
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È partita ufficialmente la corsa all’Iscro 2026. L’Indennità Straordinaria di Continuità Reddituale e Operativa è una sorta di “cassa integrazione” per i lavoratori autonomi e i liberi professionisti che stanno affrontando una contrazione dei propri guadagni. L’Inps, con il messaggio n. 1987 dello scorso giugno, ha aperto ufficialmente il canale telematico per l’invio delle domande, dando il via a una finestra temporale che si chiuderà in autunno. L’assegno, rivalutato quest’anno in base agli indici Istat sul costo della vita, può raggiungere un massimo di 817,69 euro al mese per sei mensilità successive, una boccata d’ossigeno cruciale per una platea spesso priva di tutele ordinarie.
La misura, introdotta in via sperimentale dalla legge di Bilancio 2021 per arginare la crisi dei professionisti durante il periodo pandemico, è stata profondamente rivista e trasformata in un ammortizzatore sociale strutturale a decorrere dal 1° gennaio 2024, grazie all’articolo 1, commi da 142 a 155, della legge 30 dicembre 2023, n. 213 (Legge di Bilancio 2024). Questo significa che il bonus non dipende più di anno in anno da rifinanziamenti precari, ma è diventato un diritto permanente per chi rispetta i rigidi parametri economici e contributivi stabiliti dal legislatore.
I requisiti d’accesso e i soggetti ammessi alla misura
Per poter presentare la domanda nel corso del 2026 il professionista deve soddisfare contemporaneamente una serie di requisiti stringenti. L’agevolazione richiede l’iscrizione in via esclusiva alla Gestione Separata INPS di cui all’articolo 2, comma 26, della legge numero 335 del 1995. Questo specifico fattore esclude automaticamente una fetta enorme del lavoro autonomo italiano, ovvero tutti i professionisti iscritti alle casse ordinistiche private come avvocati, ingegneri, architetti, psicologi o commercialisti, così come i commercianti e gli artigiani iscritti alle rispettive gestioni dell’istituto.
La partita IVA deve risultare attiva da almeno tre anni alla data di presentazione della domanda. Questo vincolo temporale non è casuale, ma serve all’amministrazione finanziaria per disporre di un triennio completo di osservazione dei redditi, necessario a verificare l’effettivo calo economico del richiedente. Il lavoratore deve inoltre essere in possesso del DURC regolare, il documento unico di regolarità contributiva, dimostrando di aver versato regolarmente tutti i contributi previdenziali obbligatori negli anni precedenti. Qualsiasi pendenza o cartella esattoriale non regolarizzata comporta l’immediata esclusione dal beneficio.
Dal punto di vista delle incompatibilità, il richiedente non deve percepire alcun trattamento pensionistico diretto, sia esso di vecchiaia o di anzianità, e non deve essere titolare dell’Assegno di Inclusione. A queste regole già complesse si aggiunge il severo vincolo del triennio mobile, introdotto per evitare che lo strumento diventi una forma di reddito fisso assistenziale. Secondo la norma corrente, l’indennità non può essere richiesta se si è già beneficiato dell’Iscro nel 2024 o nel 2025. Di conseguenza, nel 2026 vengono accolte soltanto due categorie di lavoratori: chi non ha mai usufruito del bonus in passato o a chi si è visto respingere la domanda o revocare all’origine il beneficio nel corso del 2025, senza aver mai incassato un solo euro.
La doppia barriera economica e la formula di calcolo
Il diritto all’assegno scatta solo se il professionista supera due test economici basati sul reddito da lavoro autonomo risultante dall’ultima dichiarazione dei redditi presentata. Un errore comune da evitare assolutamente riguarda la confusione tra fatturato e utile netto. L’INPS non valuta il volume d’affari lordo o i corrispettivi incassati, ma esclusivamente il reddito imponibile che emerge dai quadri RE, LM o CM del modello Redditi Persone Fisiche.
La prima barriera da superare riguarda il tetto massimo assoluto stabilito per legge. Il reddito prodotto e dichiarato nel corso dell’anno 2025 non deve superare la cifra di 12.749,18 euro complessivi, una soglia adeguata dall’INPS per il 2026 in base ai dati sulla rivalutazione monetaria. Chi si trova anche solo di un euro sopra questo limite viene automaticamente scartato dalla procedura informatica. La seconda barriera richiede che il medesimo reddito del 2025 sia inferiore al 70% della media dei redditi da lavoro autonomo conseguiti nel biennio precedente, ovvero prendendo come riferimento le annualità fiscali del 2023 e del 2024.
Per comprendere il funzionamento di questo meccanismo è utile analizzare un esempio pratico basato su cifre reali. Un professionista che ha dichiarato un reddito di 15.000 euro nel 2023 e di 13.000 euro nel 2024 registrerà una media biennale aritmetica pari a 14.000 euro. Calcolando il 70% di questa media si ottiene la soglia limite di 9.800 euro. Per poter accedere con successo all’ISCRO 2026, il soggetto preso in esame dovrà dimostrare di aver conseguito nel 2025 un reddito inferiore a 9.800 euro. Se il suo guadagno effettivo nel 2025 è stato di 8.500 euro, il diritto al bonus è pienamente garantito, poiché la cifra rispetta sia il calo proporzionale richiesto rispetto al passato, sia il tetto massimo assoluto di 12.749,18 euro imposto dalla normativa vigente.
Importi dell’assegno e durata dell’ammortizzatore
L’importo mensile dell’ISCRO non è fisso per tutti i richiedenti, ma viene parametrato direttamente sulla base della situazione reddituale storica del lavoratore. La cifra spettante viene determinata applicando la percentuale del 25% alla media dei redditi su base semestrale relativi al biennio 2023-2024. Al fine di tutelare i redditi più bassi e di contenere la spesa pubblica per quelli intermedi, la normativa prevede una specifica forchetta di erogazione che definisce un valore minimo e un valore massimo invalicabili.
Per l’anno 2026, l’importo minimo mensile che l’INPS si impegna a versare non può scendere sotto i 255,53 euro, anche nei casi in cui il calcolo matematico dovesse dare un risultato inferiore. Sul fronte opposto, il massimale erogabile è rigidamente bloccato a 817,69 euro al mese, tetto massimo previsto per chi ha registrato cali drastici partendo da redditi storici più elevati. L’indennità viene corrisposta dall’istituto di previdenza per sei mensilità consecutive e l’accredito delle somme sul conto corrente del beneficiario decorre a partire dal giorno successivo a quello di presentazione dell’istanza. È fondamentale evidenziare che la misura non comporta l’accredito di alcuna contribuzione figurativa sulla posizione previdenziale del lavoratore, di conseguenza i sei mesi di sussidio non saranno conteggiati ai fini del calcolo della futura pensione.
Obbligo di invio telematico entro il 31 ottobre 2026
I lavoratori autonomi in possesso dei requisiti descritti hanno tempo fino alla scadenza perentoria del 31 ottobre 2026 per trasmettere la domanda all’istituto di previdenza. Trattandosi di una data di sbarramento finale, le istanze inviate anche solo con un giorno di ritardo non verranno prese in considerazione in alcun modo. La procedura si svolge interamente in modalità digitale attraverso il portale web ufficiale dell’INPS. L’utente deve prima di tutto autenticarsi nell’area riservata ai servizi al cittadino utilizzando uno dei sistemi di identità digitale riconosciuti, ovvero le credenziali SPID di livello 2 o superiore, la Carta d’Identità Elettronica o la Carta Nazionale dei Servizi.
Una volta all’interno della propria scrivania virtuale, il percorso più rapido consiste nel digitare all’interno del motore di ricerca interno la dicitura esatta “Indennità Straordinaria di Continuità Reddituale e Operativa (ISCRO)”. Il sistema guiderà l’utente nella compilazione dei moduli dove andranno inseriti i dati reddituali autocertificati relativi alle tre annualità richieste. Non è necessario allegare le scansioni dei modelli fiscali, in quanto l’INPS provvederà a verificare la veridicità delle dichiarazioni incrociando i propri database direttamente con quelli dell’Agenzia delle Entrate. Durante la compilazione sarà inoltre obbligatorio inserire il codice Iban del proprio conto corrente bancario o postale, che deve essere necessariamente intestato o cointestato al richiedente del bonus.
I cittadini che riscontrano difficoltà tecniche o che preferiscono non utilizzare il sito web possono affidarsi al Contact Center Multicanale dell’istituto. Il servizio è raggiungibile telefonando al numero verde gratuito 803 164 se si chiama da una linea telefonica fissa, oppure al numero 06 164 164 se si utilizzano dispositivi mobili, con tariffazione a carico dell’utente in base al proprio piano tariffario. Resta sempre valida e consigliata la possibilità di delegare l’intera pratica ai patronati sindacali dislocati sul territorio o al proprio commercialista di fiducia tramite i canali di intermediazione abilitati.
Gli obblighi di formazione professionale e le cause di decadenza
Ricevere l’ISCRO non deve essere considerato come un semplice sussidio assistenziale a fondo perduto senza obblighi correlati. Trattandosi di un vero e proprio ammortizzatore sociale, la legge stabilisce un preciso principio di condizionalità. I beneficiari hanno l’obbligo di partecipare attivamente a percorsi di aggiornamento professionale e a programmi di ricollocazione o di politiche attive del lavoro. Questi corsi vengono monitorati direttamente dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e la mancata presenza ingiustificata alle convocazioni comporta la revoca immediata delle mensilità residue.
Esistono inoltre precise cause di decadenza automatica previste dal legislatore per impedire abusi. L’intero impianto del sussidio cessa di esistere se il lavoratore autonomo decide di cessare l’attività economica e di chiudere la partita IVA nel corso dei sei mesi di erogazione dell’assegno. L’ISCRO nasce infatti con l’obiettivo cardine di sostenere la continuità operativa del professionista durante un momento di flessione del mercato, e non come indennità di chiusura definitiva della propria avventura professionale. Qualora l’INPS dovesse rilevare la cancellazione dell’attività dal registro delle imprese o dall’anagrafe tributaria, interromperà i pagamenti e avvierà le procedure per il recupero delle somme eventualmente percepite in modo indebito.
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