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IRPEF al 33% fino a 60mila euro: chi ci guadagna e quanto si può risparmiare

  • Postato il 14 agosto 2026
  • Di Panorama
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IRPEF al 33% fino a 60mila euro: chi ci guadagna e quanto si può risparmiare

Il prossimo taglio dell’IRPEF potrebbe concentrarsi su una fascia molto precisa di contribuenti: quella che guadagna più di 50mila euro lordi all’anno e che, con le regole attuali, vede scattare proprio oltre quella soglia l’aliquota più elevata del 43%. Il Governo sta infatti tornando a valutare l’estensione fino a 60mila euro del secondo scaglione, quello tassato al 33%, con l’obiettivo dichiarato di alleggerire il prelievo sul ceto medio nella prossima legge di Bilancio. Non è ancora una norma approvata, quindi, ma uno dei dossier fiscali entrati nel cantiere della Manovra 2027.

La differenza non è marginale. Dal 1° gennaio 2026 l’IRPEF è già articolata su tre aliquote: il 23% fino a 28mila euro, il 33% sulla parte di reddito compresa tra 28mila e 50mila euro e il 43% sulla quota che supera i 50mila. La legge di Bilancio 2026 ha infatti ridotto dal 35% al 33% l’aliquota intermedia, intervento che secondo la Ragioneria generale dello Stato vale circa 2,9 miliardi nel 2026 e circa 3 miliardi annui dal 2027.

Ora l’idea è fare un passo ulteriore, lasciando invariata l’aliquota del 33% ma spostandone il confine superiore da 50mila a 60mila euro. In altre parole, quei 10mila euro che oggi possono essere tassati al 43% verrebbero assoggettati al 33%.

Quanto si risparmierebbe davvero

Per capire chi guadagnerebbe dal nuovo intervento bisogna ricordare che l’IRPEF è progressiva: superare una soglia non significa applicare l’aliquota superiore a tutto il proprio reddito, ma soltanto alla parte che eccede quella soglia.

Chi dichiara 45mila o 50mila euro, quindi, non avrebbe un ulteriore vantaggio direttamente riconducibile all’allargamento dello scaglione, perché il suo reddito è già interamente compreso nelle fasce oggi tassate al 23% e al 33%. Il beneficio inizierebbe invece oltre i 50mila euro e aumenterebbe gradualmente fino a raggiungere il massimo a quota 60mila.

Su ogni euro compreso tra 50mila e 60mila, infatti, la differenza tra l’attuale 43% e il possibile 33% è di dieci punti percentuali. Tradotto in cifre:

Per un contribuente con 60mila euro di imponibile, dunque, l’effetto teorico della sola estensione sarebbe di circa 1.000 euro di IRPEF lorda in meno all’anno, poco più di 83 euro al mese se il beneficio fosse semplicemente distribuito su dodici mensilità. Anche le simulazioni circolate nelle ultime settimane indicano un vantaggio vicino ai mille euro per i redditi attorno ai 60mila euro.

Attenzione ai 1.440 euro: sono due tagli diversi

C’è però un dettaglio che rischia di creare confusione. Nel dibattito sull’IRPEF si incontra spesso anche la cifra di 1.440 euro di risparmio per i redditi più alti della fascia interessata.

Il motivo è che quella cifra somma due interventi diversi. Il primo è già entrato in vigore nel 2026: il passaggio dal 35% al 33% sullo scaglione da 28mila a 50mila euro produce un beneficio massimo teorico di 440 euro. Il secondo sarebbe quello oggi allo studio, cioè l’applicazione del 33% anche alla fascia tra 50mila e 60mila euro, che aggiungerebbe fino ad altri 1.000 euro.

Confrontando quindi il possibile nuovo sistema con quello in vigore prima del taglio del 2026, il vantaggio complessivo può arrivare teoricamente a 1.440 euro. Rispetto alle tasse che si pagano oggi, invece, il nuovo beneficio aggiuntivo massimo sarebbe di circa 1.000 euro.

Come cambierebbe davvero lo stipendio

Per lavoratori dipendenti e pensionati il taglio dell’IRPEF può riflettersi direttamente sul netto percepito, perché l’imposta viene normalmente trattenuta dal sostituto d’imposta. Questo non significa però che tutti coloro che dichiarano 60mila euro vedrebbero automaticamente comparire la stessa cifra in più ogni mese.

Il calcolo effettivo dipende infatti dall’imponibile IRPEF, dalle detrazioni spettanti, dagli eventuali oneri deducibili e dalla situazione personale del contribuente. L’IRPEF lorda viene calcolata applicando le diverse aliquote per scaglioni al reddito imponibile e solo successivamente vengono considerate detrazioni e crediti d’imposta.

Il dato dei mille euro va quindi letto come risparmio massimo teorico sulla componente IRPEF interessata dalla riforma, non come promessa di un identico aumento netto in busta paga per chiunque abbia un reddito di 60mila euro.

Perché il Governo punta proprio alla fascia 50-60mila euro

La scelta completa un percorso iniziato negli anni scorsi con la riduzione del numero degli scaglioni e proseguito nel 2026 con il taglio dal 35% al 33% della seconda aliquota. Il viceministro dell’Economia Maurizio Leo aveva già indicato esplicitamente come obiettivo successivo quello di portare dal 43% al 33% l’imposizione sulla fascia compresa tra 50mila e 60mila euro. A giugno aveva valutato in sette su dieci le possibilità di riuscire a realizzare l’intervento, sottolineando però che il problema decisivo sarebbero state le risorse disponibili.

Ed è proprio qui che si gioca la partita. Nell’ultima ricognizione sulle misure allo studio per la Manovra, ANSA indica in circa 1,2 miliardi il costo dell’intervento sullo scaglione 50-60mila euro, mentre precedenti valutazioni avevano indicato cifre più elevate: un’ulteriore conferma del fatto che il perimetro definitivo della misura e le relative coperture devono ancora essere stabiliti.

La direzione politica, però, appare chiara: dopo aver ridotto l’aliquota per la fascia 28-50mila euro, l’obiettivo è spostare più avanti il punto in cui scatta il 43%. Per chi si trova appena sopra i 50mila euro il vantaggio sarebbe relativamente contenuto, mentre crescerebbe progressivamente avvicinandosi ai 60mila, fino a trasformarsi in circa mille euro di imposte in meno all’anno. Una cifra abbastanza alta da rendere l’IRPEF uno dei dossier più delicati della prossima Manovra, ma che per diventare reale dovrà prima superare il passaggio decisivo: trovare le risorse necessarie e trasformare l’ipotesi in legge.

Autore
Panorama

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