Tuttiquotidiani è completamente gratuito. Ogni giorno aggreghiamo notizie da oltre 100 testate e generiamo sintesi AI originali per te. Aiutaci a mantenere il servizio attivo con una piccola donazione, oppure diventa TQ Pro da solo 1€/mese.

Iran: tornano le bombe, Teheran e Trump minacciano attacchi duri

  • Postato il 31 agosto 2026
  • Estero
  • Di Agi.it
  • 0 Visualizzazioni
  • 7 min di lettura
In sintesi

Generazione sintesi AI in corso…

Iran: tornano le bombe, Teheran e Trump minacciano attacchi duri
Iran: tornano le bombe, Teheran e Trump minacciano attacchi duri

AGI - Dopo un mese di relativa calma e una fase nella quale Washington aveva privilegiato la "guerra economica", sono ripresi gli scontri diretti tra Stati Uniti e Iran. Le forze americane hanno bombardato per la prima volta dalla fine di luglio obiettivi iraniani nello Stretto di Hormuz, provocando una rappresaglia di Teheran contro installazioni statunitensi in Giordania e negli Emirati Arabi Uniti. Il presidente Donald Trump ha promesso una risposta ancora più dura. "Ci sarà una risposta. Li colpiremo duramente", ha avvertito il presidente americano, secondo dichiarazioni riportate da Fox News.

Iran, bombardata l'isola di Larak

Il Centcom ha annunciato di avere bombardato "due lanciatori iraniani" sull'isola di Larak, situata nello strategico Stretto di Hormuz. Secondo il Comando centrale statunitense, i pasdaran erano stati "osservati mentre si preparavano a lanciare razzi equipaggiati con mine navali". L'agenzia di stampa iraniana Tasnim ha riferito che gli attacchi statunitensi hanno provocato tre morti e diversi feriti.

La risposta di Teheran

L'Iran ha risposto lanciando missili e droni contro obiettivi americani in Giordania e negli Emirati Arabi Uniti. Amman ha annunciato di avere abbattuto otto missili entrati nel proprio spazio aereo, mentre Abu Dhabi ha riferito di avere individuato un drone sopra le proprie acque territoriali, denunciando "una pericolosa escalation". Trump ha sostenuto che tutti i missili iraniani sono stati intercettati, a eccezione di uno che non rappresentava una minaccia.

Negoziati fermi

Il nuovo scambio di attacchi avviene mentre la guerra è entrata nel settimo mese e i negoziati tra Washington e Teheran sono fermi. Le tensioni hanno immediatamente provocato preoccupazione sui mercati: il prezzo del petrolio è tornato a salire e il Brent, riferimento internazionale, ha superato la soglia simbolica dei 90 dollari al barile. Il presidente iraniano Massoud Pezeshkian ha assicurato che Teheran non vuole il proseguimento del conflitto, ma ha promesso di reagire a ogni nuova operazione militare. "La continuazione della guerra non è nell'interesse dell'Iran né della regione", ha dichiarato Pezeshkian, citato dai media di Stato. "Continuiamo a lavorare per raggiungere un accordo. Non cerchiamo la guerra, ma di fronte a qualsiasi aggressione non resteremo mai con le braccia incrociate".

In Kirghizistan Pezeshkian, Putin e Xi

Pezeshkian partecipa al vertice dell'Organizzazione per la cooperazione di Shanghai in Kirghizistan, insieme al presidente cinese Xi Jinping, al leader russo Vladimir Putin e al premier pakistano Shehbaz Sharif. Il Pakistan svolge un ruolo di mediazione tra Stati Uniti e Iran. Le ultime settimane erano state caratterizzate da una riduzione degli attacchi, sebbene fossero proseguiti episodi sporadici, soprattutto nell'area dello Stretto di Hormuz. La rotta marittima, attraverso la quale prima della guerra transitava circa un quinto degli idrocarburi mondiali, resta al centro del conflitto. Teheran ne blocca quasi continuamente il passaggio dall'inizio della guerra, scoppiata il 28 febbraio con gli attacchi israeliani e statunitensi contro l'Iran. In risposta, gli Stati Uniti hanno imposto un blocco ai porti iraniani e affermano di essere pronti "a proteggere la libera circolazione del commercio".

Il Centcom ha inoltre annunciato di avere "completato lo sminamento delle rotte marittime internazionali". La Marina dei pasdaran ha sostenuto che una "superpetroliera fuorilegge" avrebbe colpito due mine navali durante un tentativo "illegale" di attraversare lo Stretto. La versione è stata smentita dal Centcom. "Nessuna nave ha colpito mine nello Stretto di Hormuz", ha dichiarato il comando statunitense, accusando i pasdaran di diffondere "disinformazione" per intimidire il traffico commerciale regionale.

Trump, il conflitto e le elezioni

Di fronte alla crescente impopolarità del conflitto e con l'avvicinarsi delle elezioni di mid-term, l'amministrazione Trump aveva recentemente annunciato di voler privilegiare la pressione finanziaria contro un Iran già colpito da pesanti sanzioni internazionali. "L'Iran è ufficialmente una nazione fallita. È morto. L'inflazione è al 300% e i suoi dirigenti sono nella più totale confusione", ha scritto Trump su Truth. La scorsa settimana Washington ha presentato un nuovo pacchetto di sanzioni "secondarie", destinate a colpire non direttamente l'Iran, ma i Paesi e le imprese che continuano a intrattenere rapporti commerciali con Teheran. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha aperto negli Stati Uniti una riunione dei ministri finanziari del G20. Tra i partecipanti figura la Cina, principale partner economico iraniano, che ha già promesso di difendere "fermamente" i propri interessi e la cooperazione con Teheran.

Continua a leggere...

Autore
Agi.it

Potrebbero anche piacerti