Iran, nuove tensioni con Trump: ecco cosa mette davvero a rischio l’accordo
- Postato il 10 giugno 2026
- Di Panorama
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Il processo diplomatico in corso tra Washington e Teheran è tornato ad attraversare una fase turbolenta. Alcune ore fa, le forze statunitensi hanno effettuato degli attacchi contro l’Iran: si è trattato di una ritorsione all’abbattimento, condotto dal regime khomeinista, di un elicottero Apache statunitense. In particolare, Centcom ha descritto gli «attacchi di autodifesa contro l’Iran» come «una risposta proporzionata all’ingiustificata aggressione iraniana». «Le forze statunitensi restano vigili e pronte a difendersi da un’ingiustificata aggressione iraniana», ha aggiunto.
Dal canto loro, le Guardie della rivoluzione hanno replicato, sostenendo di aver attaccato con dei droni la Quinta flotta statunitense in Bahrein. I pasdaran hanno successivamente lanciato dei missili contro le basi statunitensi situate in Kuwait e Giordania. «Le nostre potenti forze armate non lasceranno impunito alcun attacco o minaccia», ha inoltre tuonato il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi. Al contempo, la Repubblica islamica ha affermato che i Paesi del Golfo avrebbero la «responsabilità legale e morale» di impedire gli attacchi americani e israeliani contro l’Iran.
La tensione militare è tornata a salire dopo che, nella giornata di martedì, la diplomazia era sembrata fare alcuni significativi passi avanti. Non solo Donald Trump aveva annunciato di attendersi un accordo con Teheran nel giro di «due o tre giorni», ma Sky News Arabia aveva anche riferito che la Repubblica islamica aveva consegnato una bozza d’intesa che Washington aveva accettato «in linea di principio». Poi, nella serata di martedì stesso, il presidente americano aveva reso noto l’abbattimento dell’elicottero Apache da parte dell’Iran, annunciando quindi una rappresaglia. Rappresaglia che, come abbiamo visto, si è verificata alcune ore più tardi. Bisognerà quindi capire in che modo questa recrudescenza militare impatterà sul processo diplomatico.
«Guardate, credo che l’accordo potrebbe essere raggiunto la prossima settimana, ma potrebbe anche concretizzarsi tra qualche mese», ha dichiarato JD Vance. «In questo momento, ritengo che siamo nella posizione di raggiungere un accordo che sia vantaggioso per gli Stati Uniti dal punto di vista economico e che affronti davvero il programma nucleare iraniano, non solo ora, non solo finché Donald Trump sarà presidente, ma a lungo termine, in modo che i miei figli, una volta adulti, possano dire: “L’Iran non avrà armi nucleari”», ha aggiunto.
Alcune ore prima, il vicepresidente americano aveva esplicitamente affermato che Washington avrebbe concluso un accordo con Teheran indipendentemente dai desiderata di Israele. In tal senso, l’amministrazione Trump deve muoversi su due fronti, se vuole arrivare a un’intesa. Da una parte, ha necessità di gestire il ritorno della tensione militare con Teheran; dall’altra, deve raffrenare lo Stato ebraico nel Paese dei Cedri, visto che gli iraniani hanno subordinato l’eventuale accordo con la Casa Bianca alla conclusione delle operazioni militari israeliane in Libano.
Il punto è che, con l’avvicinarsi delle elezioni per la Knesset di ottobre, Benjamin Netanyahu è sotto pressione da parte dell’opposizione affinché mantenga la linea dura nei confronti di Hezbollah. Trump, dal canto suo, ha necessità di chiudere il conflitto con l’Iran sia per evitare il pantano sia per far abbassare il più in fretta possibile il costo dell’energia e rafforzare così il Partito repubblicano in vista delle Midterm di novembre. Tuttavia, neanche Teheran può dormire sonni tranquilli: la pressione economica statunitense continua a farsi sentire. E il regime khomeinista sta facendo sempre più fatica a sostenerla.