Iran, la fortezza nella roccia: centrifughe nucleari sotto 100 metri di granito
- Postato il 21 luglio 2026
- Di Panorama
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Secondo i servizi di intelligence israeliani, la Repubblica Islamica ha implementato una strategia di protezione sofisticata per le proprie infrastrutture nucleari, occultando migliaia di centrifughe per l'arricchimento dell'uranio all'interno di strutture sotterranee scavate a oltre 100 metri di profondità nel granito. Questo trasferimento rappresenta un significativo potenziamento delle misure difensive contro potenziali attacchi aerei, evidenziando l'escalation delle tensioni geopolitiche nel Medio Oriente.
Sintesi generata automaticamente con intelligenza artificiale a partire dal contenuto originale della testata. Standard editoriali.
L’intelligence israeliana ritiene che l’Iran abbia trasferito migliaia di centrifughe destinate all’arricchimento dell’uranio in un vasto complesso sotterraneo ricavato all’interno della cosiddetta Pickaxe Mountain, conosciuta in Iran come Monte Kolang. Secondo fonti israeliane e statunitensi, queste informazioni sono state condivise con Washington e alimentano i timori che Teheran stia cercando di ricostruire, in modo protetto, parte della propria infrastruttura nucleare. Come scrive il Wall Street Journal le valutazioni dell’intelligence indicano che il trasferimento sarebbe avvenuto lo scorso autunno, dopo la guerra durata dodici giorni che aveva visto Stati Uniti e Israele colpire i tre principali impianti nucleari iraniani. Da allora il governo israeliano avrebbe intensificato le pressioni sull’amministrazione americana affinché proseguisse la campagna militare contro i siti strategici della Repubblica islamica. Il primo ministro Benjamin Netanyahu avrebbe sostenuto la necessità di nuovi raid per impedire a Teheran di ripristinare le proprie capacità nucleari e militari. Negli ultimi dieci giorni gli Stati Uniti hanno effettivamente aumentato la pressione militare e il presidente Donald Trump ha lasciato intendere che anche Pickaxe Mountain potrebbe essere presa di mira. Intervistato il 13 luglio dal giornalista conservatore Hugh Hewitt, Trump ha definito il complesso sotterraneo un possibile bersaglio per “un grande colpo”, citandolo pubblicamente per la prima volta, dopo aver fatto in precedenza riferimento soltanto a un sito iraniano scavato nel granito. Sul fronte iraniano non sono arrivate repliche. Né il ministro degli Esteri di Teheran né l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) hanno commentato le indiscrezioni. Anche la Casa Bianca ha evitato ulteriori dichiarazioni, limitandosi a richiamare le recenti affermazioni del presidente.Il sito di Pickaxe è monitorato da anni dai servizi di intelligence occidentali. Sorge nelle vicinanze di uno dei principali complessi nucleari iraniani ed era stato progettato come struttura sotterranea destinata a sostituire l’impianto per l’assemblaggio delle centrifughe gravemente danneggiato dall’esplosione avvenuta nel 2020, episodio attribuito da diverse ricostruzioni a un’operazione di sabotaggio.
Secondo l’Institute for Science and International Security, centro di ricerca specializzato in proliferazione nucleare, negli ultimi quindici mesi il sito ha registrato un’intensa attività. Le immagini satellitari mostrerebbero un continuo movimento di mezzi pesanti, lavori di consolidamento delle gallerie e il rafforzamento delle misure di sicurezza lungo il perimetro. Interventi sarebbero stati effettuati anche in una rete di tunnel più antica, realizzata nel 2007 e successivamente sigillata dalle autorità iraniane. Per David Albright, presidente dell’istituto, l’ipotesi che le centrifughe siano state trasferite all’interno delle gallerie è tecnicamente plausibile. Gli esperti stimano infatti che il complesso si sviluppi tra i 90 e i 137 metri sotto la roccia, profondità sufficiente per ospitare numerose installazioni legate al programma nucleare e offrire una protezione molto elevata contro eventuali bombardamenti. Preoccupazioni analoghe arrivano anche da Nate Swanson, che durante l’amministrazione Biden ha seguito il dossier iraniano presso il Consiglio di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti. Secondo l’ex funzionario, la lunga storia di attività nucleari clandestine attribuite a Teheran rende particolarmente allarmante qualsiasi iniziativa svolta all’interno di un sito fortificato e sottratto ai controlli internazionali. «Lo scenario peggiore è quello di un programma segreto che proceda senza alcuna possibilità di verifica», ha osservato Swanson, sottolineando come l’assenza di ispezioni renda impossibile stabilire con certezza cosa avvenga all’interno della montagna. Per questo motivo ha ribadito la necessità che gli ispettori dell’AIEA possano accedere al complesso.
Durante il conflitto tra Israele e Iran, Pickaxe non era stata considerata un obiettivo prioritario e non era stata colpita neppure nella successiva offensiva statunitense iniziata il 28 febbraio. Tuttavia, da anni analisti e responsabili della sicurezza ipotizzano che il sito possa essere utilizzato per immagazzinare componenti nucleari, ospitare attività sensibili o persino allestire un impianto di arricchimento in grado di produrre materiale fissile. Anche ambienti militari israeliani ritengono che le operazioni aeree condotte finora non abbiano eliminato tutte le infrastrutture connesse al programma nucleare iraniano. Secondo un ufficiale coinvolto nella pianificazione degli obiettivi, resterebbero ancora numerosi siti da neutralizzare, con Pickaxe Mountain indicata tra quelli di maggiore interesse strategico.Le centrifughe rappresentano il cuore del processo di arricchimento dell’uranio. Queste apparecchiature fanno ruotare il gas di esafluoruro di uranio separando gli isotopi e consentendo di ottenere materiale destinato sia all’impiego civile sia, se ulteriormente arricchito, alla produzione di ordigni nucleari. L’Iran continua a sostenere di perseguire esclusivamente finalità pacifiche, ma secondo le informazioni disponibili dispone di circa 450 chilogrammi di uranio arricchito al 60%, un livello molto vicino a quello richiesto per impieghi militari. La sola presenza di centrifughe nel complesso sotterraneo non costituisce però una prova dell’esistenza di un nuovo impianto di arricchimento. Una delle ipotesi è che Teheran abbia semplicemente trasferito le apparecchiature sopravvissute ai bombardamenti in una struttura più sicura, riducendo il rischio che vengano distrutte in eventuali futuri attacchi. Resta inoltre sconosciuta la provenienza delle centrifughe che, secondo Israele, sarebbero state spostate a Pickaxe. Potrebbero provenire dai principali siti nucleari iraniani oppure appartenere alle scorte di riserva già presenti nel Paese. A rendere ancora più difficile una valutazione indipendente è il mancato accesso dell’AIEA alla struttura. L’agenzia delle Nazioni Unite ha confermato di non aver ricevuto dall’Iran informazioni dettagliate sulle attività svolte nel sito né sui programmi previsti. Il direttore generale Rafael Grossi aveva già ricordato, nel marzo scorso, che Teheran aveva comunicato nel 2021 l’intenzione di sviluppare attività nucleari proprio all’interno del complesso di Pickaxe.