Iran, il Dipartimento Usa “avvisa” il regime (in lingua farsi): “Non fate giochetti con il presidente Trump, è un uomo d’azione”
- Postato il 5 gennaio 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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“Don’t play games with president Trump”. Non fate giochetti con il presidente Trump. Il post, sul profilo del Dipartimento di Stato Usa in lingua farsi, è apparso domenica; quello in lingua inglese era stato pubblicato sabato. L’avvertimento, indirizzato al regime degli ayatollah dell’Iran, è corredato dal messaggio: “Il presidente Trump è un uomo d’azione. Se non lo sapevate, ora lo sapete”, con una grafica in cui il capo della Casa Bianca ha lo sguardo da duro e alle sue spalle il segretario di Stato, Marco Rubio, sta a braccia conserte con la medesima aria risoluta.

Il riferimento è ovviamente al raid concluso nello spazio di poche ore in Venezuela che ha permesso agli americani l’arresto del presidente Maduro e della moglie. La scorsa settimana in Iran, a causa dell’inflazione e della stanchezza verso un regime che opprime, sono iniziate le proteste in più città. Alla minaccia delle autorità di usare la forza per riportare l’ordine, con le prime vittime registrate tra i manifestanti, Trump aveva dichiarato di essere pronto ad intervenire militarmente in appoggio ai dissidenti. La stessa cosa aveva fatto il Mossad, il servizio di sicurezza israeliano, che sabato aveva pubblicato un post sul suo profilo dove esortava gli iraniani a scendere in piazza con il messaggio: “Siamo con voi, anche sul campo”.
In Iran è il nono giorno di manifestazioni nella capitale Teheran e in altre città come Karaj, Kazerun e Bandar Genaveh, dove i negozi sono rimasti chiusi e i proprietari sono entrati in sciopero. Questo è il tratto che descrive meglio le proteste contro il regime in questa edizione: non sono solo gli studenti a gridare “Morte all’ayatollah Khamenei”; le piazze vengono riempite pure dai commercianti, una fetta di popolazione che per tradizione si è sempre mostrata cauta verso il regime. Stavolta però, con la moneta iraniana a picco rispetto al dollaro e prezzi di generi alimentari saliti fino al 70% in più, anche i titolari delle botteghe del Gran Bazar di Teheran hanno incrociato le braccia.
Il bilancio delle manifestazioni è rivelato dall’agenzia Anha: 990 arresti e 19 morti. L’agenzia cita il rapporto dell’organizzazione iraniana per i diritti umani Hrana, secondo cui dal 28 dicembre in 78 città ci sono stati cortei con la partecipazione di studenti di 17 università. Tra gli episodi repressivi, viene denunciato quello nei confronti di Nasser Rezaei durante le proteste nella città di Khorramabad: si tratta di un avvocato che sarebbe stato sottoposto a violenze da parte delle forze di polizia. Il sito Iran International ha mostrato in un video le forze di sicurezza di fronte all’università di Teheran e indica nella città occidentale di Malekshahi uno dei focolai della rivolta, dove si sono registrati cinque manifestanti uccisi e circa 30 feriti dopo che sabato scorso la polizia ha aperto il fuoco.
Secondo indiscrezioni riportate dal Times, se la situazione per la dittatura sciita dovesse peggiorare, il leader supremo Ali Khamenei avrebbe pronto un piano per fuggire dall’Iran e rifugiarsi a Mosca, con una cerchia ristretta di circa 20 collaboratori e familiari.
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