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Intrecci sospetti tra politica e sanità. Si sgonfia l’inchiesta sui Vip lucani

  • Postato il 10 ottobre 2026
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  • Di Quotidiano del Sud
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Intrecci sospetti tra politica e sanità. Si sgonfia l’inchiesta sui Vip lucani

Il Quotidiano del Sud
Intrecci sospetti tra politica e sanità. Si sgonfia l’inchiesta sui Vip lucani

Il giudice Amodeo accoglie la richiesta di archiviazione presentata dal pm Montemurro sui presunti intrecci e gli affari con la sanità lucana. Naufragano le accuse su appalti e clientele. Bardi, Leone, Piro e tanti altri Vip scagionati dalle indagini avviate dall’antimafia


Il Gip di Potenza, Antonello Amodeo accogliendo la richiesta di archiviazione avanza dal Sostituto procuratore, Vincenzo Montemurro, ha di fatto messo fine a uno dei filoni più mediatici e complessi della maxi-inchiesta sulla sanità lucana e sui presunti intrecci tra politica e affari in Basilicata. La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Potenza, esaminati gli atti del procedimento penale originato dalle indagini che avevano scosso la giunta regionale, ha formalizzato la richiesta di archiviazione avanzata dal Pubblico Ministero, Vincenzo Montemurro titolare dell’inchiesta.

AFFARI E SANITÀ, CADONO ACCUSE SUI VIP LUCANI

La decisione del Sostituto Montemurro, accolta dal gip Amodeo, segna una svolta radicale rispetto al clamore sollevato dal blitz iniziale. Le articolate attività investigative della Direzione Distrettuale Antimafia e della Procura ordinaria, focalizzate sulla gestione di appalti pubblici, sanità e presunti condizionamenti delle tornate elettorali tra il 2018 e il 2023, ritenute non idonee a sostenere l’accusa in un eventuale giudizio per i soggetti coinvolti in questo stralcio

Il provvedimento del magistrato inquirente propone di far cadere integralmente le pesanti contestazioni provvisorie mosse a carico di tutti gli undici indagati menzionati nell’atto.

LE RICHIESTE DI ARCHIVIAZIONE

Tra le figure di primo piano della politica lucana, la richiesta di archiviazione interessa il consigliere regionale Francesco Piro, per il quale inizialmente erano ipotizzati reati gravissimi tra cui associazione mafiosa (art. 416 bis c.p.), estorsione aggravata (art. 629 c.p.), voto di scambio politico-mafioso (art. 416 ter c.p.), concussione, corruzione e reati elettorali (art. 86 D.P.R. 570/1960). Insieme a lui, il pm chiede di archiviare le accuse nei confronti dell’ex assessore alla Salute Rocco Luigi Leone (indagato a vario titolo per associazione per delinquere ex art. 416 c.p., corruzione, tentata concussione, abuso d’ufficio, omissione di atti d’ufficio e reati elettorali) e dell’assessore alle Attività Produttive Francesco Cupparo, la cui posizione era al vaglio per le ipotesi di associazione a delinquere, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente (art. 353 bis c.p.) e corruzione elettorale.

CADONO GLI IMPIANTI ACCUSATORI

La richiesta firmata dal Pubblico Ministero scagiona inoltre l’intero gruppo di imprenditori e professionisti coinvolti nel medesimo filone. Cade l’impianto accusatorio per il noto avvocato potentino Raffaele Mario De Bonis Cristalli e per l’imprenditore di Altamura Saverio Colummella, entrambi indagati per turbata libertà del procedimento di scelta del contraente. Stesso esito per il presidente della Regione Basilicata Vito Bardi, l’ex assessore regionale alla Salute Francesco Fanelli (oggi consigliere regionale), l’ex assessore all’Ambiente e senatore Gianni Rosa, l’ex assessore alle Infrastrutture Donatella Merra e per il costruttore altamurano Vito Barozzi.

I VIP LUCANI CHE ESCONO DI SCENA DALL’INCHIESTA SU AFFARI E SANITÀ

Escono definitivamente di scena anche tutti i funzionari, intermediari e privati cittadini iscritti nel fascicolo: Mario Araneo, nei cui confronti si ipotizzavano plurimi reati di corruzione, peculato, abuso d’ufficio e tentata concussione; Antonio Colangelo, che rispondeva delle ipotesi di associazione per delinquere, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640 bis c.p.), corruzione e riciclaggio; Claudio Giangrande e l’avvocato Luca Di Mase, le cui posizioni vagliate per presunto abuso d’ufficio in concorso; Adriano Loscalzo, indagato per danneggiamento aggravato e favoreggiamento personale (art. 378 c.p.) e infine Paolo D’Apolito, accusato dell’ipotesi di rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio (art. 326 c.p.). Le indagini, che avevano inizialmente ipotizzato condotte riconducibili ai reati di peculato in concorso e reato continuato (artt. 314, 110 e 81 C.

2.) per fatti asseritamente commessi nel corso del 2020, nonché ipotesi di traffico di influenze illecite (art. 346 bis c.p.), non hanno trovato riscontri idonei a sostenere un’accusa in giudizio. La stessa Procura guidata dal pm Montemurro, all’esito dei dovuti approfondimenti investigativi e vagliate le memorie difensive, aveva preso atto dell’infondatezza degli elementi raccolti, depositando istanza di archiviazione.

Con il decreto del Gip Amodeo viene pienamente sancita la correttezza dell’operato degli amministratori e dei professionisti coinvolti, che vedono così cadere le contestazioni sollevate nei loro confronti in questo specifico filone d’indagine.

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