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Inquinamento nei pozzi a Borgio Verezzi: scontro aperto sulla gestione dell’acqua e sui rischi per la salute

  • Postato il 5 ottobre 2026
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  • Di Il Vostro Giornale
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Inquinamento nei pozzi a Borgio Verezzi: scontro aperto sulla gestione dell’acqua e sui rischi per la salute

La scoperta della contaminazione da PFAS nei pozzi di Borgio Verezzi continua a far discutere e apre un fronte polemico rovente sulla gestione delle risorse idriche nel savonese. A intervenire con durezza è il Comitato Savonese Acqua Bene Comune, che analizza la situazione puntando il dito contro le risposte fornite finora dalle istituzioni e dai vertici del servizio idrico, definite inadeguate e prive di una visione strategica a lungo termine.

La gestione dell’emergenza: “Basta favole sulla solidarietà”

Il primo aspetto criticato dal Comitato riguarda la risposta immediata data all’emergenza idrica. L’idea di dover fare appello alla “solidarietà” dei comuni vicini, chiedendo ad esempio a Pietra Ligure di fornire acqua potabile, viene bollata come anacronistica.

“È incredibile – denuncia il comitato nella sua nota – che dopo anni di lotte per arrivare a un gestore unico si torni a raccontare queste favole. Il gestore unico dell’ATO 1, Ponente Acque, ha la responsabilità e il compito di decidere autonomamente dove prendere l’acqua e a chi darla. Non siamo più nel secolo scorso”. Per il movimento, chi ha voluto e disegnato questo modello di governance avrebbe dovuto agire immediatamente in assemblea con decisioni operative e non con richieste di favore.

Il nodo sanitario: l’allarme sui PFAS e la critica ai “parametri di legge”

Il secondo, e forse più critico, terreno di scontro riguarda la percezione del rischio sanitario. Durante gli incontri pubblici, sia la componente politica che la direzione tecnica avrebbero definito i livelli di inquinamento non particolarmente preoccupanti, assicurando che gli interventi correttivi riporteranno la situazione entro i limiti normativi.

Una posizione che il Comitato Savonese Acqua Bene Comune definisce inaccettabile, richiamando l’esperienza drammatica vissuta dai cittadini di Vicenza e del Veneto: i PFAS (le cosiddette forever chemicals) sono sostanze persistenti che si infiltrano stabilmente nelle falde acquifere e nei terreni. “Questi signori non hanno capito, o fanno finta di non capire, che i PFAS sono cancerogeni e persistono ovunque – sottolineano dal Comitato –. Non possono esistere soglie accettabili. Non basta dire “restiamo nei parametri di legge”, occorre un lavoro serio che duri nel tempo per arrivare alla loro messa al bando”.

Verso una mobilitazione nazionale

Il Comitato ricorda che esistono già percorsi e lavori articolati a livello nazionale e internazionale per arrivare a una legge che vieti l’utilizzo di questi inquinanti. L’invito rivolto alla cittadinanza è quello di non abbassare la guardia e di fare rete con chi, in Italia e nel mondo, si batte per la tutela della risorsa idrica.

La conclusione è un monito netto: tutto ciò che non affronta il problema alla radice viene liquidato come un “palliativo, incapace di proteggere realmente la salute pubblica di centinaia di persone e delle generazioni future” conclude il Comitato Savonese Acqua Bene Comune.

Autore
Il Vostro Giornale

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