Infezioni, nei globuli rossi la vera chiave della sepsi
- Postato il 24 giugno 2026
- Salute
- Di Libero Quotidiano
- 0 Visualizzazioni
- 7 min di lettura
Infezioni, nei globuli rossi la vera chiave della sepsi
La sepsi è una delle emergenze mediche più gravi e pericolose. Si verifica quando la risposta dell'organismo a un'infezione diventa eccessiva, provocando un'infiammazione generalizzata che può danneggiare organi e tessuti fino a mettere a rischio la vita del paziente. Nonostante i progressi della medicina, la sepsi continua a rappresentare una delle principali cause di mortalità ospedaliera e, ancora oggi, non esiste una terapia specifica in grado di bloccare i meccanismi che la alimentano. Una nuova ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) ha però individuato un processo biologico finora poco compreso che potrebbe aprire la strada a nuove strategie terapeutiche.
Al centro della scoperta ci sono i neutrofili, cellule del sistema immunitario che rappresentano una delle prime linee di difesa contro batteri e altri agenti patogeni. Quando rilevano una minaccia, i neutrofili possono rilasciare particolari strutture chiamate NET (Neutrophil Extracellular Traps), una sorta di rete composta da DNA e proteine progettata per intrappolare e neutralizzare i microrganismi invasori. In condizioni normali, le NET svolgono una funzione protettiva fondamentale. Il problema nasce quando vengono prodotte in quantità eccessive. Nella sepsi, infatti, i neutrofili diventano iperattivi e rilasciano enormi quantità di queste reti extracellulari, che finiscono per danneggiare anche cellule e tessuti sani. Questo fenomeno contribuisce all'aggravamento dell'infiammazione sistemica e può favorire insufficienza d'organo e complicanze potenzialmente fatali.
Lo studio ha rivelato che, in condizioni di salute, esiste un meccanismo naturale capace di tenere sotto controllo questa risposta immunitaria. A svolgere questo ruolo sono i globuli rossi, o eritrociti, cellule generalmente conosciute per il trasporto dell'ossigeno ma che, secondo evidenze sempre più numerose, partecipano anche alla regolazione del sistema immunitario. I ricercatori hanno osservato che i globuli rossi sani riescono a "calmare" i neutrofili, riducendo la formazione delle NET e limitando il rischio di una risposta infiammatoria eccessiva. Questa funzione dipende dalla presenza sulla superficie degli eritrociti di particolari molecole chiamate acidi sialici. Gli acidi sialici agiscono come una sorta di carta d'identità biologica che segnala al sistema immunitario che quelle cellule appartengono all'organismo e non rappresentano una minaccia. Attraverso il legame con specifici recettori presenti sui neutrofili, chiamati Siglec, viene inviato un segnale inibitorio che aiuta a mantenere sotto controllo l'attivazione immunitaria. Gli autori dello studio hanno scoperto che l'infiammazione sistemica provoca una perdita significativa di acido sialico dalla superficie dei globuli rossi. Parallelamente diminuisce anche l'espressione di alcuni recettori Siglec inibitori presenti sui neutrofili. Il risultato è che la comunicazione tra le due cellule viene interrotta.
Senza questo "freno biologico", i neutrofili diventano molto più aggressivi e continuano a produrre NET in modo incontrollato, alimentando il circolo vizioso dell'infiammazione. La ricerca ha inoltre dimostrato che questo difetto non è permanente. Nei pazienti e nei modelli animali che entrano nella fase di recupero dalla sepsi, le interazioni tra globuli rossi e neutrofili tendono gradualmente a ristabilirsi. Ciò suggerisce che la perdita di questo sistema regolatorio sia particolarmente importante nelle fasi più critiche della malattia. Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda le possibili applicazioni terapeutiche. I ricercatori sono riusciti a ripristinare sperimentalmente parte di questa comunicazione cellulare utilizzando acido polisialico e farmaci capaci di aumentare la disponibilità dei recettori Siglec sui neutrofili. In questo modo è stato possibile mantenere l'effetto protettivo dei globuli rossi e ridurre la formazione delle NET anche in condizioni che simulavano la sepsi.
Si tratta di risultati preliminari che richiederanno ulteriori conferme cliniche, ma il loro significato è rilevante. Invece di bloccare completamente il sistema immunitario, una strategia che potrebbe esporre i pazienti alle infezioni, l'obiettivo sarebbe quello di ripristinare i meccanismi naturali che regolano la risposta infiammatoria. La scoperta pubblicata su PNAS offre quindi una nuova prospettiva sulla sepsi: i globuli rossi non sarebbero semplici trasportatori di ossigeno, ma protagonisti attivi dell'equilibrio immunitario. Comprendere e rafforzare questo dialogo biologico con i neutrofili potrebbe rappresentare un passo importante verso terapie innovative capaci di limitare i danni dell'infiammazione sistemica e migliorare la sopravvivenza dei pazienti.
Continua a leggere...