Infantino, Hussein di Giordania denuncia il ricatto: "Soldi per sostenerlo". Nuovi guai per il boss della FIFA
- Postato il 4 agosto 2026
- Di Virgilio.it
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Sembrano non finire più i problemi per Gianni Infantino. Quello che fino a pochi giorni fa appariva come il signore incontrastato di un feudo mondiale chiamato FIFA, in breve tempo, s’è ritrovato accerchiato per gli attacchi di altri re e reucci locali (Ceferin e i presidenti di Concacaf e Afc), ma anche per le rivolte di ex fedelissimi. Arsene Wenger, ad esempio, è uno di quelli che l’hanno scaricato in fretta e furia dopo il “pasticcio” della tentata vendita delle quote dei Mondiali a privati. Mentre lo stesso numero 2 della FIFA, Mattias Grafstrom, sta provando a smarcarsi dall’ingombrante presidente, che rischia seriamente di essere sfiduciato.
- Infantino, la clamorosa denuncia di Hussein di Giordania
- La Giordania ai Mondiali: tifosi respinti e tasse da pagare
- I soldi negati e poi promessi da Infantino: "È un ricatto"
Infantino, la clamorosa denuncia di Hussein di Giordania
Come se non bastasse, Infantino deve fare i conti con l’ultimo “guaio”: una denuncia in piena regola di un tentato ricatto, formulata a mezzo X dal principe Ali Al Hussein, terzo figlio del compianto re Hussein di Giordania e presidente della locale federcalcio. La Giordania questa estate ha partecipato ai Mondiali per la prima volta ma – ha spiegato il principe nel corso del suo accorato post – ne ha passate di tutti i colori. “Le questioni aperte riguardanti la FIFA sono numerose. Vorrei iniziare chiarendo quali siano alcune di queste dal punto di vista della nostra federazione, quella della Giordania, che ha partecipato a un Mondiale per la prima volta. Siamo un Paese piccolo con un budget federale molto limitato e abbiamo dovuto affrontare ostacoli enormi“.
[iol_placeholder type="social_twitter" url="https://x.com/AliBinAlHussein/status/2084650096117825892" profile_id="AliBinAlHussein" tweet_id="2084650096117825892"/]La Giordania ai Mondiali: tifosi respinti e tasse da pagare
Ecco, nel dettaglio, le questioni sollevate dal presidente giordano: “In primo luogo, quella dell’ingresso dei nostri tifosi negli Stati Uniti. Non a tutti è stato concesso il visto, nonostante fossero in possesso dei biglietti (venduti, peraltro, a prezzi esorbitanti). In secondo luogo, siamo stati soggetti a tassazione da parte del governo statunitense, tramite la FIFA, per la nostra partecipazione. Si tratta di denaro che dovrebbe essere destinato a giocatori e staff. Questa situazione non ha riguardato le squadre che hanno giocato e stabilito il proprio ritiro in Canada o in Messico; noi, invece, ci siamo trovati negli Stati Uniti e ora dobbiamo far fronte a ingenti costi fiscali legati alla nostra partecipazione“.
I soldi negati e poi promessi da Infantino: “È un ricatto”
E non è tutto: “attendiamo da dicembre il pagamento dei premi spettanti ai nostri giocatori per la Coppa Araba in Qatar, un evento organizzato dalla FIFA. La somma dovuta alla nostra squadra per aver raggiunto la finale non è ancora stata erogata, mentre la FIFA si vanta dei miliardi che detiene in riserva. È evidente che il problema risiede nella leadership”. Quindi l’accusa diretta: “Per mesi la FIFA si è rifiutata di fornirci assistenza su queste e altre questioni, finché, durante il Mondiale, mi è stato comunicato verbalmente che, se avessi sostenuto la ricandidatura di Infantino, ciò avrebbe contribuito notevolmente ad aiutare la nostra federazione. In Giordania siamo orgogliosi di difendere valori etici. Non lo abbiamo sostenuto in passato e certamente non lo faremo ora. L’intera vicenda si configura come un ricatto, al quale ci rifiutiamo di cedere”.