Indotto ex Ilva, 2500 lettere di licenziamento: Coinvolta anche l’area lucana
- Postato il 5 settembre 2026
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Indotto ex Ilva, 2500 lettere di licenziamento: Coinvolta anche l’area lucana
Indotto ex Ilva, 2500 lettere di licenziamento: Coinvolta anche l’area lucana. Comunicazione da 28 aziende dell’area a caldo: «Decisione dolorosa».
Duemilacinquecento lettere di licenziamento collettivo per i lavoratori dell’indotto ex Ilva di Taranto. Un colpo da k.o. per un settore gestito dalle aziende associate ad Aigi, 28 delle quali hanno firmato i provvedimenti che, di fatto, mettono fine ai contratti di lavoro in essere, accendendo un allarme rosso per tutte le maestranze coinvolte, incluse quelle lucane. A commentare la decisione, il presidente di Aigi Nicola Convertino, il quale ha parlato di un atto «estremo e doloroso» ma anche «inevitabile», in quanto legato alla scadenza fissata per ottobre per la chiusura dell’area a caldo.
E, mentre Aigi parla chiaramente di «una sconfitta industriale, politica, economica e soprattutto umana», diventa sempre più nebuloso il futuro dell’impianto tarantino, per il quale lo stop dell’area a caldo rappresenta il primo e più evidente dei contraccolpi dovuti alla transizione in direzione della decarbonizzazione. Questo, in ogni caso, non ha fermato i sindacati dal richiedere al governo un intervento mirato quantomeno per bloccare i licenziamenti.
EX ILVA, INVIATE LE LETTERE DI LICENZIAMENTO: LA REAZIONE DEL GOVERNO E LA CONVOCAZIONE DI PALAZZO CHIGI
Proprio da Palazzo Chigi, tuttavia, la situazione sembra abbastanza complessa, almeno dal punto di vista gestionale. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, presente proprio in Puglia, in occasione della kermesse di Fratelli d’Italia a Bari, ha fatto sapere che l’incontro con sindacati ed enti locali, oltre che con le associazioni di impresa, è già stato messo in calendario per il prossimo 8 settembre: «Ascolteremo tutte le parti, sindacati, enti locali e associazioni d’impresa, per affrontare insieme questa grave emergenza, di cui l’annuncio dei licenziamenti da parte di alcune imprese dell’indotto è sicuramente un grande campanello d’allarme per tutti».
Lo stesso Urso, tuttavia, ha ribadito come l’interruzione delle attività dell’area a caldo abbia inevitabilmente compromesso la capacità di autosufficienza dell’indotto, che a essa era collegata: «I licenziamenti riguardano l’indotto” dell’ex-Ilva, «l’indotto lavora con l’area a caldo e se l’area a caldo chiude è ovvio che manca il lavoro per le imprese e per i lavoratori. Noi abbiamo convocato una riunione che affronterà nella sua complessità tutta la vicenda».
L’IMPATTO SUL TERRITORIO LUCANO E IL NODO GIUDIZIARIO
La questione riguarda direttamente anche i lavoratori lucani, interessati dalle attività dell’indotto legato all’ex Ilva. A Potenza, inoltre, è in corso il nuovo processo “Ambiente svenduto”. Non va dimenticato che, tra l’altro, come ricordato da Fim, Fiom, Uilm e Usb di Taranto, il 9 settembre è prevista l’udienza «nella quale sarà discussa l’istanza di sospensiva del provvedimento» di sospensione delle attività dell’area a caldo entro il 28 ottobre. I sindacati ritengono «sia necessario avviare un confronto con le parti datoriali al fine di garantire un futuro ai lavoratori e alle stesse aziende dell’appalto. Il tema dell’indotto deve entrare a pieno titolo nel confronto con il Governo».
EX ILVA, INVIATE LE LETTERE DI LICENZIAMENTO: GLI ATTACCHI DELLE OPPOSIZIONI E LA POSIZIONE DELLA PREMIER
Certo è che le 28 missive hanno imposto una brusca accelerazione al processo di riduzione delle attività prima e di chiusura poi. Circostanza che ha sollecitato la reazione immediata delle opposizioni: «Finito il tappeto dei Giochi del Mediterraneo – ha affermato il senatore del Movimento 5 stelle Mario Turco, vicepresidente del M5S e delegato alle politiche fiscali ed economiche –, Taranto si risveglia con tutti i suoi problemi ancora lì, anzi aggravati: crisi industriale, posti di lavoro a rischio, imprese senza prospettive e nessuna alternativa economica costruita».
«E lo fa senza che siano state completate infrastrutture decisive per la mobilità e i collegamenti del territorio, con l’aeroporto di Grottaglie ancora privo di voli passeggeri di linea e troppe opere strategiche rimaste incomplete. Il Governo sapeva da tempo che questo sistema era arrivato al capolinea e aveva il dovere di preparare il dopo: bonifiche, riconversione, nuovi investimenti, tutela dei lavoratori e delle imprese. Non lo ha fatto». Nel corso dell’evento di FdI, in ogni caso, proprio la premier Giorgia Meloni ha parlato dell’ex Ilva come della «più complessa delle questioni». L’obiettivo, ha detto, è di «tutelare la salute pubblica ma anche preservare un patrimonio industriale importante per Puglia e nazione intera».
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