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India, la nuova mossa anti-Cina passa da Great Nicobar, un’isola nel cuore dell’Indo-Pacifico

  • Postato il 11 maggio 2026
  • Di Panorama
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India, la nuova mossa anti-Cina passa da Great Nicobar, un’isola nel cuore dell’Indo-Pacifico


C’è un’isola indiana a nord di Sumatra che si chiama Great Nicobar, un luogo nel quale l’India sta portando avanti un progetto infrastrutturale da nove miliardi di dollari per rafforzare la propria capacità militare. Ciò accade perché l’isola è vicina a una delle rotte marittime più importanti del mondo e il progetto sta attirando l’attenzione delle nazioni confinanti poiché le interruzioni alla navigazione nello Stretto di Hormuz causate dal conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran hanno fatto emergere l’importanza di altri punti strategici marittimi definiti “vulnerabili”. Lo Stretto di Malacca, ovvero il braccio di mare che si estende tra Indonesia, Malesia e Singapore, è la rotta più breve tra l’Oceano Indiano e il Mar Cinese Meridionale. Gestito congiuntamente da questi tre paesi, vede transitare oltre un quarto del commercio marittimo globale, è quindi cruciale anche per la Cina perché gran parte del suo traffico marittimo, compresi quasi tre quarti delle sue importazioni di petrolio greggio, transita da quelle acque. Great Nicobar si trova a circa 150 chilometri dall’imboccatura occidentale dello stretto e fa parte del vasto arcipelago indiano delle isole Andamane e Nicobare anche se è più vicina all’Indonesia che alla terraferma indiana ed è da tempo considerata un possibile avamposto di difesa nell’Indo-Pacifico e una porta d’accesso allo Stretto di Malacca. Il progetto di Nuova Delhi prevede lo sviluppo dell’isola come hub commerciale e marittimo e ha ottenuto il via libera dopo che, nel febbraio scorso, il Tribunale nazionale indiano per l’Ambiente aveva accantonato le preoccupazioni sollevate da un potenziale impatto delle opere necessarie sull’ecosistema. Dunque sarà realizzata una infrastruttura grande 160 chilometri quadrati circondata da una foresta tropicale. Il governo indiano, in un comunicato stampa diffuso il primo maggio, ha dichiarato che il progetto sfrutta la sua posizione strategica per rafforzare la sicurezza nazionale, la presenza marittima e di difesa dell’India nell’Indo-Pacifico, integrando al contempo solide tutele ambientali e meccanismi di benessere per le popolazioni tribali. In quel luogo sorgeranno perciò un terminal internazionale per i container, un aeroporto a duplice uso, civile e militare, una centrale elettrica e un insediamento permanente in località Galathea Bay, nell’estremo sud dell’isola. Qui esiste già un aeroporto e gli analisti affermano che l’ampliamento delle sue piste faciliterà le operazioni da parte di velivoli militari da caccia e per ricognizione, mentre la costruzione di nuovi moli e centri logistici potenzierà le operazioni navali. Harsh Pant, vicepresidente dell’Observer Research Foundation di Nuova Delhi, ha dichiarato: “Quest’opera aumenta le capacità dell’India nello spazio marittimo, sia per la sorveglianza del traffico navale, sia per potenziali operazioni militari. Si parla dell’isola Great Nicobar come base avanzata permanente per la proiezione della potenza militare indiana nell’Indo-Pacifico”. L’idea indiana è quindi quella di trasformare le isole Nicobare in un avamposto militare per supervisionare la sicurezza delle acque dello Stretto di Malacca e garantire che nessun attore ostile, che sia cinese o statunitense, interferisca nel traffico marittimo come sta facendo l’Iran a Hormuz. Soprattutto in chiave anti-cinese, con Pechino che spinge la sua flotta sempre più vicino alle coste indiane e ha costruito porti in Sri Lanka e Pakistan (da sempre nazione nemica dell’India), nonché collegamenti stradali e ferroviari in Myanmar per ottenere un accesso via terra all’Oceano Indiano.

Autore
Panorama

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