Inchiesta sulla sanità a Crotone e Lamezia, 13 indagati per appalti pilotati sulle protesi e mazzette
- Postato il 10 ottobre 2026
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Inchiesta sulla sanità a Crotone e Lamezia, 13 indagati per appalti pilotati sulle protesi e mazzette
Imprenditori, primari e funzionari Asp indagati per mazzette e gare truccate tra Crotone e Lamezia, al centro dell’inchiesta il gruppo Maffei
CROTONE — Un sistema oliato e tentacolare che, tra il 2019 e il 2021, avrebbe condizionato la sanità pubblica calabrese piegandola agli interessi di un comitato d’affari privato. È quanto emerge dall’avviso di conclusione delle indagini preliminari notificato dalla Guardia di finanza su disposizione della Procura guidata da Domenico Guarascio e dalla sostituta Rosaria Multari, che vede indagate 13 persone, tra vertici aziendali, funzionari delle Asp e primari ospedalieri.
Al centro dell’inchiesta c’è un presunto sodalizio criminale dedito alla corruzione sistematica per pilotare gare d’appalto e affidamenti diretti per la fornitura di materiale sanitario, con un focus particolare sul settore delle protesi, e per l’accreditamento di cliniche private.
Il vertice e la “cassa comune”
L’indagine descrive una vera e propria associazione a delinquere capeggiata da Michele Maffei. considerato titolare di fatto di imprese e cliniche convenzionate con il Servizio sanitario nazionale, come Endo Hospital, Fas Hospital, Meditecnika e Starbene.
Secondo l’accusa, Maffei poteva contare su una struttura collaudata. Carla Marcella Piro e il “ragioniere” del gruppo, Mario Talarico, gestivano la contabilità occulta e la creazione di riserve nere di denaro contante. Riserve alimentate anche tramite fatturazioni per operazioni inesistenti e utilizzate per pagare mazzette e veri e propri stipendi periodici a pubblici ufficiali infedeli. Della rete di collegamento facevano parte anche Federico Guzzo, Vito Domenico De Martino, Rodolfo Trapasso e Pantaleo Ciardi, incaricati di tenere i rapporti con i medici e promuovere i prodotti delle aziende di Maffei.
Il libro paga dei camici bianchi
Diversi sarebbero stati i camici bianchi a libro paga. Francesco Pio Oliverio, primario del reparto di Ortopedia dell’ospedale “San Giovanni di Dio” di Crotone, e Josè Francisco Aloe, direttore della farmacia dell’ospedale di Lamezia Terme, sono accusati di aver ricevuto compensi periodici in denaro.
Ad Aloe, in particolare, la Procura contesta di aver ricevuto somme proporzionali al fatturato garantito alle aziende di Maffei, quantificato in oltre 470 mila euro tra il 2017 e il 2021, in cambio dell’apposizione di visti autorizzativi su ordinativi di protesi e materiale sanitario con specifiche tecniche riconducibili unicamente ai prodotti commercializzati da Maffei. Analoghe accuse vengono mosse a Oliverio per le procedure d’appalto e gli ordinativi gestiti nel reparto ortopedico crotonese.
I vertici dell’Asp e la programmazione pilotata
L’inchiesta scava anche nei livelli amministrativi superiori dell’Asp di Crotone. Francesco Masciari, ex direttore generale amministrativo, è accusato di corruzione per aver ricevuto 5mila euro in contanti, consegnati tramite una busta da Vito Domenico De Martino, in cambio della delega per la formazione del Programma operativo di riorganizzazione della rete territoriale a favore di logiche gradite a Maffei.
Sotto lente finiscono anche le procedure di accreditamento con il Servizio sanitario nazionale per la clinica privata Starbene, riconducibile a Maffei, e la clinica Life, diretta da Stefano Pugliese. Per spingere tali pratiche e l’assegnazione di servizi extra-ospedalieri come l’assistenza agli autistici e l’assistenza domiciliare Adi, sarebbero stati erogati cospicui bonifici bancari, per decine di migliaia di euro, su conti societari dedicati. Coinvolti anche la funzionaria Angelina Rizzuti, capo dipartimento Programmazione e controllo dell’Asp di Crotone e un ex dirigente deceduto, con l’ausilio dell’ex dipendente Asp Mario Martina. Per Rizzuti si ipotizza anche l’accettazione di regalie (uno smartphone).
Gli indagati e le prossime tappe
L’avviso di conclusione delle indagini preliminari apre ora una finestra di 20 giorni per gli indagati. Gli indagati potranno presentare memorie difensive, produrre documenti o chiedere di essere sottoposti a interrogatorio prima che la Procura decida formalmente se avanzare richiesta di rinvio a giudizio.
Le Aziende sanitarie di Crotone e Lamezia Terme figurano come parti offese in un’inchiesta che promette di scuotere profondamente le fondamenta della gestione sanitaria regionale.
Il Quotidiano del Sud.
Inchiesta sulla sanità a Crotone e Lamezia, 13 indagati per appalti pilotati sulle protesi e mazzette