Inchiesta arbitri, il giorno della verità: la Procura indaga su un incontro tra Rocchi e l’Inter
- Postato il 7 maggio 2026
- Di Panorama
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Tassello dopo tassello si prova a comporre il puzzle dell’inchiesta che il pm di Milano, Maurizio Ascione, conduce sul mondo arbitrale con l’ipotesi di reato di frode sportiva e nel mirino soprattutto l’ex designatore Gianluca Rocchi. Indagine emersa lo scorso 25 aprile con l’invio di due avvisi di garanzia con destinatari lo stesso Rocchi e il suo braccio destro Andrea Gervasoni.
L’attività della Procura è entrata in una nuova fase dopo aver avuto il via libera alla proroga per altri sei mesi. Per cercare cosa? Quello che emerge è che il quadro che Ascione sta provando a completare mettendo insieme testimonianze e riscontri ad alcune (quante?) intercettazioni, ottenute nel corso di quattro mesi a primavera 2025, sia il quadro di un incontro avvenuto a San Siro il 2 aprile 2025 a margine del derby di Coppa Italia tra Milan e Inter cui avrebbe preso parte anche Giorgio Schenone.
Lui sarebbe il famoso “Giorgio” evocato in una telefonata tra Rocchi e Gervasoni che è agli atti. Club Referee Manager dell’Inter, uomo addetto a mantenere i rapporti con il settore arbitrale come da regolamento. Non, però, a muoversi per condizionarne scelte e designazioni come invece sarebbe accaduto secondo la tesi del pm Ascione che ha contestato a Rocchi due capi di imputazione estremamente circostanziati: la “schermatura” della designazione dello sgradito Doveri nella semifinale di ritorno con il Milan per evitare di averlo in un’eventuale finale di Coppa Italia o nella volata scudetto con il Napoli e la scelta di Colombo per Bologna-Inter di poche settimane dopo.
Il nodo di tutto è qui, anche dal punto di vista sportivo. Ecco perché l’audizione di Schenone, che non è indagato e viene sentito come persona informata dei fatti, diventa il momento della verità. La Procura gli chiederà conto di quel presunto incontro e dovrà in qualche modo scoprire almeno parte delle carte che ha raccolto e che giustificano l’ipotesi di reato di frode sportiva in concorso con altre persone, per quanto non conosciute. Un momento di chiarezza che servirà per avere più chiaro il quadro del filone che maggiormente interessa l’opinione pubblica anche per le potenziali ricadute sul piano della giustizia sportiva.
Da quello che è emerso dal primo giro di audizioni del pm Ascione, tra questi anche Riccardo Pinzani che nella scorsa stagione era l’addetto scelto da Figc e AIA per tenere i rapporti con i club, i contatti di questi per lamentarsi di direzioni arbitrali, protestare e chiedere chiarimenti erano frequenti. Non sorprende per chi conosce come funziona l’ecosistema del campionato italiano, ma il discrimine è evidente sia dal punto di vista penale che da quello sportivo ed è ciò che la Procura di Milano sta provando a interpretare nella giusta maniera: se si sia trattato solo di una prassi diffusa di gestione del lavoro arbitrale (e in questo ricade anche la scelta del designatore di tenere lontano per un po’ arbitri non graditi alle varie squadre) o di un tentativo di condizionare le designazioni per avere un vantaggio. Il pm Ascione ha puntato il mirino sull’Inter e sul presunto incontro del 2 aprile 2025. Dopo l’audizione di Schenone sarà tutto più chiaro.
E’ altrettanto evidente, però, che la Procura della Figc dovrà attendere prima di ricevere le carte dai colleghi di Milano. Il motivo è facile da leggere: l’inchiesta è tutt’altro che delineata e i magistrati non possono (e non vogliono) fornire gli atti col rischio di bruciarla. Anche perché ad oggi il quadro è incompleto. Passerà qualche settimana o mese prima dell’invio da Milano a Roma e solo a quel punto Giuseppe Chiné potrà valutare cosa ha rilievo dal punto di vista sportivo – dove basta meno rispetto a quello penale per essere mandati a processo – e cosa, invece, non ha nessun peso.