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In Umbria la mostra diffusa sul Rinascimento in Valnerina racconta la grande operazione di tutela dopo il terremoto

  • Postato il 5 novembre 2026
  • Arti Visive
  • Di Artribune
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In sintesi

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In Umbria la mostra diffusa sul Rinascimento in Valnerina racconta la grande operazione di tutela dopo il terremoto

Oro e terra è innanzitutto il titolo di una mostra diffusa che, fino al 31 marzo 2027, porterà i visitatori alla scoperta del Rinascimento in Valnerina. Ma è anche la sintesi di dieci anni di lavoro – ancora in divenire – per restituire a una porzione d’Umbria molto colpita dal sisma del 2016 il suo patrimonio storico, artistico e monumentale. La restituzione, dunque, di una imponente operazione di tutela – una delle più vaste realizzate in Europa dopo una calamità naturale – attraverso un percorso-itinerario espositivo che da Spoleto, porta d’accesso alla Valnerina, conduce attraverso Norcia, Ferentillo, Cascia, Arrone, Vallo di Nera, rivelando oltre 170 opere recuperate e restaurate a seguito del terremoto. E, in molti casi, i loro contesti di provenienza (non a caso, anche la componente documentaria della mostra ha grande peso e valore).

Nicola di Ulisse da Siena, Polittico di Sant'Eutizio, metà XV secolo. Photo Massimo Achilli e Silvia Spacca
Nicola di Ulisse da Siena, Polittico di Sant’Eutizio, metà XV secolo. Photo Massimo Achilli e Silvia Spacca

La mostra diffusa “Oro e terra” sul Rinascimento in Valnerina

Il progetto, ideato e realizzato dalla Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per l’Umbria e dalla Soprintendenza archivistica e bibliografica dell’Umbria, in collaborazione con Virart ODV, è inserito nella cornice istituzionale del programma delle iniziative A dieci anni dal sisma (2016 – 2026) promosso dal Dipartimento per la Tutela del Patrimonio culturale, la Direzione Generale Archeologia belle arti e paesaggio e la Direzione generale Archivi. E a curare la mostra sono Francesca Valentini, Soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’Umbria, Caterina Fontanella, Soprintendente archivistica e bibliografica dell’Umbria e Alessandro Delpriori, ricercatore di Storia dell’Arte Moderna all’Università di Camerino. Moltissime, proprio per la natura dell’operazione, sono le sedi coinvolte (ognuna ha i suoi orari e il suo biglietto): oltre agli snodi centrali – la Rocca Albornoz e la Basilica di Sant’Eufemia a Spoleto, l’Abbazia di San Pietro in Valle a Ferentillo, la Cappella dei Priori, la Sala del Consiglio e Sala dei Quaranta Conservatori della Pace del Palazzo comunale a Norcia – una serie di “antenne” scelte per ospitare piccole ma significative esposizioni proposte a corollario, con l’intento di raccontare il lavoro dietro le quinte, oltre che i beni recuperati. Spaziando dunque dalla Basilica di San Benedetto di Norcia alla Chiesa di S. Maria a Vallo di Nera, alla Chiesa di S. Maria Assunta, al fondamentale Centro per la Conservazione Beni Culturali in emergenza di Santo Chiodo, che sarà aperto al pubblico in occasione di una serie di visite guidate straordinarie (la prima giornata è in programma per sabato 7 novembre: prenotazione obbligatoria al numero 3351646254). Senza dimenticare i luoghi ribattezzati per l’occasione “segnavia” – pievi, chiese, abbazie disseminate lungo la valle – che costituiscono un ulteriore percorso di visita (il portale online sviluppato in parallelo al progetto aiuta a orientarsi). Il catalogo delle opere è altrettanto ricco e variegato: dai Crocifissi di Benedetto da Maiano ai lavori di Nicola di Ulisse da Siena per l’Abbazia di Sant’Eutizio, da cui proviene anche la Crocifissione di Pomarancio, agli apparati decorativi recuperati della Basilica di Norcia, alle sculture cinquecentesche dei fratelli Tardini.
Con la Soprintendente Francesca Valentini abbiamo approfondito i temi della mostra e gli obiettivi della tutela del patrimonio su territori a rischio.

Intervista alla Soprintendente Francesca Valentini. Il senso di “Oro e terra”

Il progetto espositivo diffuso è frutto di una collaborazione di ampio respiro tra istituzioni culturali e amministrative del territorio, fondamentale anche in tutti questi anni di lavoro per recuperare il patrimonio danneggiato dal sisma. Come si è giunti a questo risultato e quali difficoltà avete dovuto affrontare?
Dal 2016, l’attività delle soprintendenze, e in parallelo quella archivistica e bibliografica, è stata intensa: si è prima lavorato sull’emergenza e sul recupero, poi sulla messa in sicurezza dei beni storico-artistici e archivistici. Quando c’è un momento di crisi, il Ministero della Cultura attiva una struttura operativa definita UCCR, collaborando con la Protezione Civile, con la Regione e gli enti territoriali, con il Nucleo del Comando dei Carabinieri: da subito si agisce in modo corale e coordinato e sono coinvolte moltissime persone. Io dirigo l’Abap dell’Umbria dal 2025, ma questa mostra è un omaggio al lavoro di tutti i funzionari e i dirigenti pubblici che si sono messi a disposizione molto oltre il loro dovere d’ufficio. E infatti, oltre a presentare le opere e i luoghi di riferimento, racconta anche il lavoro svolto, attraverso pannelli informativi, apparati multimediali, video interviste ai protagonisti. Questa mostra è la messa in visione di una straordinaria operazione di tutela.

Benedetto da Maiano, Crocifisso di Ancarano, fine XV secolo. Photo Massimo Achilli e Silvia Spacca
Benedetto da Maiano, Crocifisso di Ancarano, fine XV secolo. Photo Massimo Achilli e Silvia Spacca

La tutela sul territorio. Il recupero del patrimonio dopo il sisma

Allora entriamo nel merito del lavoro. Cosa è stato fatto in questi dieci anni?
L’emergenza non è un fatto puntuale, va gestita sul lungo periodo: in Umbria, già sulla scorta del terremoto del ‘97 era stata predisposta a Spoleto una struttura per il ricovero dei beni storico-artistici in pericolo, completata nel 2008. E nel 2016 il Deposito del Santo Chiodo è entrato in funzione per la prima volta: non siamo stati colti impreparati. Anzi, la macchina si è messa in moto, secondo le procedure di prevenzione stabilite dal MiC, già a seguito della prima scossa, quella del 24 agosto. Si è trattato di un passaggio essenziale per mettere in salvo i beni della Valnerina. E pensiamo anche che quando il 30 ottobre si è verificata la scossa più violenta, la basilica di San Benedetto di Norcia, pesantemente danneggiata, già era stata svuotata di tutti i beni mobili presenti al suo interno, messi al sicuro in deposito.

A proposito della Basilica di Norcia, si è lavorato, e molto, anche sul recupero dei beni monumentali. E diversi sono i cantieri ancora attivi.
Esatto. La Basilica di San Benedetto è stata restituita il 30 ottobre del 2025, ricostruita sulla base dei materiali originali e delle macerie rinvenute e catalogate, sotto la direzione dell’architetto Squadroni. Così è tornato a vivere un luogo simbolico per i norciani e per tutta la Valnerina. Ma continuiamo a lavorare con la responsabilità e la consapevolezza che c’è ancora molto da fare. L’Abbazia di Sant’Eutizio, a Preci, è quasi completata: si è ricomposta la facciata per anastilosi ed è stato riposizionato il rosone originale; il prossimo anno potrà riaprire. Intanto sono stati affidati i lavori per il recupero della Chiesa di San Salvatore a Campi. E anche il Museo della Castellina, a Norcia, sta procedendo bene: stiamo collaborando al progetto di riallestimento della parte archeologica, molte opere della collezione sono esposte in mostra. Fulcro delle operazioni è sempre il deposito del Santo Chiodo, che funziona come un polmone, continuando a conservare opere che non hanno ancora un luogo in cui tornare.

Indulgenza Bonifacio IX. Photo Massimo Achilli e Silvia Spacca
Indulgenza Bonifacio IX. Photo Massimo Achilli e Silvia Spacca

Il Rinascimento in Valnerina. L’itinerario per scoprirlo

Entriamo nel merito della mostra. Cosa si scopre?
Ci siamo concentrati sul racconto del Rinascimento in Valnerina, che in quel periodo fu importante crocevia di commerci, committenze e artisti. Opere d’arte e documenti restituiscono l’idea di una straordinaria vitalità, e di un Rinascimento con caratteristiche proprie, perché soggetto a più influenze. Arrivarono in Valnerina molte opere di artisti fiorentini e senesi (in mostra c’è anche la Natività di Domenico Beccafumi, in arrivo da Sellano, ndr). Ma pensiamo anche all’arrivo dei fratelli Tardini da San Giovanni in Persiceto, incredibili scultori e intagliatori del legno: a loro si devono produzioni che furono oggetto di grandissima devozione. L’ampio utilizzo di dorature è richiamato nell’oro che dà il titolo alla mostra, insieme alla terra.

Importanti per restituire questa ricchezza sono anche i documenti.
Esponiamo un ricco apparato di fonti documentarie, come le pergamene e i documenti cartacei contenuti nei cassetti originali di legno dell’Archivio segreto di Norcia. Ma anche i manoscritti liturgici miniati provenienti dall’Abbazia di Sant’Eutizio, o la bolla con la quale Papa Bonifacio IX concesse in perpetuo alla Basilica di San Benedetto il privilegio dell’indulgenza plenaria.

Poi c’è la componente del viaggio, non secondaria per favorire un processo di riscoperta dei territori. Perché la formula della mostra diffusa?
Oggi questi luoghi sono di nuovo percorribili, è possibile viverli, ancor prima che visitarli. Noi ci confrontiamo con il tema dello spopolamento delle aree interne: la tutela del patrimonio può essere motore di radicamento delle persone nel territorio. Possiamo offrire una ragione in più per identificarcisi. Quindi l’obiettivo è duplice: abbiamo dotato di apparati informativi San Benedetto di Norcia, abbiamo realizzato un sito web con approfondimenti e itinerari, che resterà. Vogliamo lasciare questi segni, oltre il tempo della mostra, perché possa restare un archivio che funzioni anche da invito. Si tratta di un’operazione che certamente ha valore di promozione territoriale e turistica, ma deve assumere valore anche per le persone che sono rimaste a vivere sul territorio, e ora stanno vivendo il loro “rinascimento”.
E mi piace ricordare che la mostra è nata in collaborazione con Virart, associazione del Terzo settore nata dopo il 2016, per iniziativa di giovani del territorio, storici dell’arte e volontari che hanno messo a disposizione le loro competenze per un’azione corale nata dal basso.

Livia Montagnoli

Oro e terra. Il Rinascimento della Valnerina // dal 5 novembre 2026 al 31 marzo 2027
Varie sedi in Valnerina
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L’articolo "In Umbria la mostra diffusa sul Rinascimento in Valnerina racconta la grande operazione di tutela dopo il terremoto" è apparso per la prima volta su Artribune®.

Autore
Artribune

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