In Italia perso il 75% delle zone umide per l’intervento dell’uomo: il report del Wwf per la Giornata mondiale

  • Postato il 3 febbraio 2026
  • Ambiente
  • Di Il Fatto Quotidiano
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I numeri, purtroppo, parlano chiaro: il 75% delle zone umide presenti sul territorio italiano nei secoli passati è andato perduto a causa di bonifiche, urbanizzazioni e conversioni del territorio agricolo. Ad oggi 61 sono i siti ufficiali (saliranno a 66), anche se le zone umide di piccole e medie dimensioni sono, per fortuna, ben più numerose, anche se non censite. I dati sono stati diffusi dal Wwf a ridosso della Giornata Mondiale delle zone umide, lunedì 2 febbraio.

Quantità, ma anche qualità. Il 40% degli habitat di acqua salmastra o dolce presenta uno stato di conservazione scarso. Tantissimi i fattori di pressione su queste aree, come spiega Gianluca Catullo, responsabile specie e habitat Wwf Italia: “Alterazioni dei regimi idrologici per opere di regolazione delle acque, drenaggi, prelievi per irrigazione, conversione del suolo per agricoltura o urbanizzazione, inquinamento diffuso da nutrienti agricoli e scarichi urbani, specie aliene invasive, infine il fenomeno del saturnismo, cioè l’accumulo di piombo causato dalla caccia”.

A essere minacciate sono, ovviamente, anche le specie legate agli habitat umidi, in particolare anfibi e pesci d’acqua dolce. Secondo l’ultimo report della Direttiva Habitat (normativa europea per la protezione della biodiversità), circa il 53% delle specie risulta in uno stato di conservazione “inadeguato” o “cattivo”. Mentre per la Lista rossa dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), circa il 38% delle specie di anfibi è minacciato, così come il 48% delle specie di pesci ossei d’acqua dolce; infine, il 20% delle specie di uccelli nidificanti è a rischio.

Aree cruciali per la biodiversità e il clima

Ma perché le zone umide, tema poco noto all’opinione pubblica, sono invece così importanti? I motivi sono numerosi. “Anzitutto”, spiega sempre Catullo, “rivestono un’importanza strategica per la conservazione della biodiversità, la regolazione dei cicli idrologici e la mitigazione del clima (le torbiere e le aree umide costiere rappresentano importanti serbatoi di carbonio). Non solo: attenuano le piene, riducendo il rischio alluvioni, perché rallentano il deflusso delle acque e favoriscono la ricarica delle falde. Sono poi ricchissime di biodiversità, in particolare di uccelli migratori”. Numerose sono, in realtà, le norme a tutela di queste zone. Anzitutto, la Convenzione internazionale di Ramsar, stipulata nel 1971 e di cui ricorre nel 2026 la cinquantesima ratifica italiana. 172 sono i Paesi che hanno aderito e i siti designati sono 2.544 (257.993.961 ettari). I Paesi aderenti si impegnano, oltre a sorvegliare, gestire e studiare tali ambiente, a segnalare le zone umide e istituire nuove riserve naturali.

A livello europeo, le zone umide sono tutelate anche dalla Direttiva Habitat e dalla Direttiva Uccelli (normativa europea principale per la salvaguardia di tutte le specie di uccelli selvatici presenti in Europa), recepite dal nostro paese nel 1997, e la Direttiva Quadro delle Acque, che istituisce un quadro per la protezione e la gestione sostenibile di tutte le acque. Inoltre, molte zone umide ricadono all’interno di siti protetti (SIC, Siti di Importanza Comunitaria o ZSC, Zone Speciali di Conservazione o ZPS, Zone di protezione speciale). Infine, un grande aiuto viene dall’adozione della Nature Restoration Law dell’Unione Europea, legge che introduce obiettivi vincolanti di ripristino ecologico attivo degli ecosistemi degradati, tra cui le zone umide. A livello nazionale, esistono invece la Legge quadro sulle aree protette (testo fondamentale in Italia per la tutela delle aree naturali protette) e il Codice dei beni culturali e del paesaggio.

La necessità di tradurre le norme in pratiche. E il ruolo del Wwf

Nonostante la ricchezza di normative, tradurre gli obiettivi europei in piani nazionali e regionali di ripristino, coinvolgendo enti gestori, comunità di bacino, mondo agricolo e comunità locali è ancora una sfida aperta.

Il Wwf Italia, di cui ricorrono nel 2026 i sessant’anni dalla fondazione, è uno dei protagonisti della conservazione delle zone umide, grazie a gestione diretta, attività di sensibilizzazione, progetti di ripristino e azioni di advocacy. Una delle campagne più significative lanciate anche in Italia è “One Million Ponds” (Un milione di stagni), per valorizzare e tutelare piccoli stagni e zone umide, campagna che ha consentito di censire migliaia di piccole zone umide. Nelle 100 Oasi Wwf, inoltre, spesso ricadenti in zone umide, l’associazione ha promosso interventi di ripristino diretti, realizzando piccoli stagni e riqualificando pozze d’acqua. Importanti anche le campagne di sensibilizzazione e di citizen science, che si terrano il prossimo 2 febbraio e poi in maggio in alcune oasi. E, infine, le azioni di advocacy istituzionali, per promuovere interventi di ripristino e gestione sostenibile degli habitat acquatici, ma anche, ad esempio, per avviare percorsi come quello che ha portato all’apertura di una procedura europea per incoerenze dell’Italia nell’applicazione del Reg. 2021/57, che riguarda proprio l’uso delle munizioni di piombo nelle zone umide, di cui il Wwf chiede una messa al bando totale.

Esempi di successo rispetto alla protezione delle aree umide di valore sono quelli della prima oasi Wwf, quella del Lago di Burano, nata nel 1967, in Maremma, con 500 vegetali ospitate e 300 specie di uccelli, oltre a numerosi mammiferi. E poi l’Oasi Valle Averto, nella parte inferiore della Laguna di Venezia, presa in gestione dal Wwf nel 1985, che ospita 400 specie floristiche e numerosi habitat vegetali, come le paludi calcaree con Cladium mariscus e le foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior, oltre ad essere un’area cruciale per lo svernamento, migrazione e nidificazione dell’avifauna (205 specie osservate).

“Le zone umide rivestono un’importanza strategica per l’adattamento e la mitigazione al cambiamento climatico”, conclude il responsabile specie ed habitat Wwf Italia. “Per questo vanno protette, contrastandone il degrado e la perdita di biodiversità, e laddove possibile serve promuoverne il ripristino: si tratta di una priorità urgente per assicurare il benessere della natura e delle comunità umane nel lungo periodo”.

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