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In Basilicata la legge sul clima c’è dal 2018, manca l’applicazione

  • Postato il 8 settembre 2026
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  • Di Quotidiano del Sud
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In Basilicata la legge sul clima c’è dal 2018, manca l’applicazione

Il Quotidiano del Sud
In Basilicata la legge sul clima c’è dal 2018, manca l’applicazione

Da Policoro alla “Basilicata Carbon Free”: una regione esposta, una legge sul clima avanzata ma sette anni di inattuazione. E a pagare il conto dei danni restano cittadini e imprese


È DURATO pochi minuti: nel primo pomeriggio del 2 settembre una tromba d’aria, per i meteorologi un downburst, si è abbattuta su Policoro e Scanzano Jonico. Il bilancio del sindaco Enrico Bianco è quello di “un evento straordinario, eccezionale, mai vissuto in città”: centinaia di alberi abbattuti, anche secolari, stabilimenti balneari distrutti, tetti scoperchiati, pannelli fotovoltaici divelti, black-out, sottopassi allagati, ferrovia interrotta, serre e piantagioni devastate nelle contrade Acinapura, Trieste e Sant’Anna.

Oltre duecento interventi dei vigili del fuoco. Nessun ferito, per fortuna. “Danni per milioni di euro al patrimonio pubblico e privato”, come certezza.

Poi è partita la macchina di sempre: Centro operativo comunale, sopralluoghi, ricognizione dei danni, richiesta dello stato di calamità, interrogazione parlamentare. Coldiretti ha ricordato un dato che spiega molto: il fondo mutualistico nazionale Agricat copre alluvione, gelo, brina e siccità, non le trombe d’aria. Per quelle servono polizze specifiche, che nel Metapontino quasi nessuno ha. Sulla costa jonica il rischio climatico è scoperto. Il conto lo pagano famiglie, comuni e bilancio pubblico. Vale anche per il sistema industriale.

LA STRATEGIA DI ADATTAMENTO E CONFINDUSTRIA

Il giorno dopo la tromba d’aria, Confindustria Basilicata ha annunciato di aver “avviato una ricognizione tra le imprese associate per contribuire alla quantificazione puntuale dei danni e favorire adeguato sostegno”, chiedendo “il massimo supporto alla popolazione e ai titolari delle attività colpite anche attraverso i ristori annunciati dalla Regione”. Policoro chiude un biennio che non lascia dubbi: la siccità del 2024 riconosciuta come calamità, gli invasi ai minimi storici nell’autunno 2025, il litorale che arretra.

Di fronte a questo quadro la Basilicata non dispone di una strategia di adattamento: nel censimento ISPRA non compare né tra le quattro regioni con una strategia adottata né tra le dieci che hanno avviato il percorso.

OTTO ANNI FA LA LEGGE SUL CLIMA

Il paradosso è che la strategia esiste già: l’ha decisa una legge sul clima di otto anni fa, e nessuno l’ha applicata. La legge regionale 15 ottobre 2018, n. 32, “Decarbonizzazione e politiche regionali sui cambiamenti climatici (Basilicata Carbon Free)”, è uno dei testi più avanzati prodotti da un consiglio regionale italiano in materia di clima. Assume mitigazione e adattamento come “obiettivi fondamentali e caratterizzanti” di tutte le politiche settoriali e fissa scadenze precise su tre strumenti.

GLI OBIETTIVI FONDAMENTALI E CARATTERIZZANTI

Il primo è il Piano di valutazione delle vulnerabilità regionali, da trasmettere al Consiglio entro centottanta giorni, cioè entro la primavera 2019, su dieci settori: risorsa idrica, ambiente, infrastrutture, energia, rischi industriali, salute, turismo, suolo, trasporti, rischio idrogeologico. Doveva individuare “le aree territoriali e i sistemi economici locali maggiormente esposti”, elaborare la Carta regionale del rischio climatico e, testualmente, “la stima dei costi associati agli effetti delle mutazioni climatiche”.

Il secondo è la Strategia regionale di adattamento e mitigazione, da predisporre nei novanta giorni successivi con enti locali e stakeholder.

Il terzo è l’Osservatorio sui cambiamenti climatici, da istituire entro sessanta giorni: sette esperti (Unibas, CNR, ENEA, Società energetica lucana, autonomie locali, associazioni ambientaliste), con il compito di tenere la contabilità regionale dei gas serra, produrre la reportistica sugli impatti socio-economici del clima e soprattutto esprimere parere vincolante sulla compatibilità climatica di tutti i piani sottoposti al Consiglio. Sette anni dopo, di questi tre strumenti non esiste traccia.

Nessun piano delle vulnerabilità, nessuna carta del rischio, nessuna strategia, nessun Osservatorio insediato. Il legislatore lucano aveva scritto nel 2018 esattamente ciò di cui oggi avremmo bisogno.

LA CLAUSOLA DI NEUTRALITA’ FINANZIARIA

Una spiegazione, almeno parziale, sta nell’articolo 5: la clausola di neutralità finanziaria. Nessun onere aggiuntivo, nessuna persona in più, incarichi nell’Osservatorio a titolo gratuito. Si è chiesto a una macchina amministrativa già in affanno di fare, a costo zero, il lavoro di pianificazione più complesso della sua storia recente. Solo che le leggi senza risorse restano dichiarazioni di principio. Non è solo un vuoto di pianificazione. Sono soldi non spesi o spesi peggio.

IL PROGRAMMA FESR-FSE

Il Programma regionale FESR-FSE+ 2021-2027, 983 milioni di euro, deve destinare almeno il 30% delle risorse FESR agli obiettivi climatici, e ogni infrastruttura finanziata con fondi europei deve superare una verifica di climate proofing, cioè dimostrare di reggere agli scenari climatici futuri. Tutti questi strumenti presuppongono ciò che la legge 32 avrebbe dovuto produrre: una carta del rischio, scenari condivisi, priorità ordinate per vulnerabilità. Senza quella base la Regione sceglie i progetti caso per caso, li giustifica con l’emergenza e si presenta ai tavoli nazionali ed europei senza il documento che le altre regioni portano.

Solo per fare qualche esempio la Lombardia ha una Strategia regionale di adattamento dal 2014 e un Documento di azione dal 2016; l’Emilia-Romagna ha approvato nel dicembre 2018, due mesi dopo la legge lucana, una Strategia di mitigazione e adattamento con obiettivi al 2030 e al 2050, un Osservatorio clima e l’obbligo di aggiornare i piani di settore; la Sardegna ha adottato la sua strategia nel 2019 e l’ha riscritta nel 2024 con mappe di vulnerabilità per coste, agricoltura, foreste e acque interne.

Che cosa avrebbe trovato quel piano? Molto lo sappiamo già. Nel 2024 il Metapontino, cuore della frutticoltura irrigua, ha ricevuto 399 millimetri di pioggia contro i 1.543 del Lagonegrese; nel settembre 2025 Monte Cotugno era a 58 milioni di metri cubi su 272 di capacità, il Pertusillo a 34 su 120, e un mese dopo si parlava di razionamenti notturni. Il CNR-IMAA ha misurato su gran parte della regione un’erosione del suolo oltre la soglia OCSE di gravità; Legambiente colloca in erosione il 51,6% del litorale, il differenziale più alto d’Italia; uno studio su Water conta 107 mila lucani ad alta pericolosità idraulica e alta vulnerabilità sociale, concentrati proprio sullo Ionio.

IL NODO TURISMO

Poi il turismo, su cui la regione ha costruito la propria immagine da Matera 2019 in avanti: i lidi di Policoro distrutti a stagione ancora aperta, la spiaggia di Metaponto che arretra, le estati oltre i 40 gradi che accorciano la permanenza nei Sassi. Nessuno ha mai stimato quante giornate di presenza costi un metro di costa perso o un’ondata di calore. I dati fisici ci sono, e sono sempre più precisi. Quelli economici no: nessuno ha mai tradotto alla scala lucana le stime nazionali, eppure gli ingredienti per farlo, dai conti aziendali della RICA alle serie ISTAT, ALSIA e CNR, sono tutti disponibili.

È esattamente “la stima dei costi” che la legge 32 chiedeva nel 2018. Mitigazione e adattamento sono le due gambe di ogni politica climatica: la prima riduce le emissioni che alterano il clima, la seconda riduce i danni del clima che cambia. La mitigazione è la parte che la Basilicata conosce, perché la paga il mercato: eolico, fotovoltaico, il 46% dei consumi da rinnovabili. L’adattamento è la parte che nessuno paga se non lo decide la politica: invasi, difesa della costa, reti irrigue, coperture assicurative. La legge del 2018 le metteva sullo stesso piano. La Regione ne ha fatta una sola.

IL VENTO NON SI FERMA PER LEGGE, L’IMPROVVISAZIONE SI’

Qualcuno obietterà: e una legge regionale sul clima avrebbe fermato la tromba d’aria? No, come le norme antisismiche non fermano i terremoti ma servono a far sì che la scossa arrivi e la casa resti in piedi. La legge 32 chiedeva alla Basilicata la stessa cosa per il clima. La legge del 2018 non prometteva di comandare al vento: prometteva di sapere in anticipo dove avrebbe fatto più danni, quanto sarebbero costati, chi li avrebbe pagati e soprattutto come intervenire per ridurre gli impatti catastrofici. Il vento non si ferma per legge. L’improvvisazione sì. Docente di Tecnologie per la decarbonizzazione e i cambiamenti climatici. Università degli Studi della Basilicata. Già Direttore Generale Regione Basilicata.

*Docente di Tecnologie per la decarbonizzazione e i cambiamenti climatici. Università degli Studi della Basilicata.

Già Direttore Generale Regione Basilicata

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