In Basilicata, acqua alle stelle: Spesa oltre i 400 euro annui

  • Postato il 26 marzo 2026
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Il Quotidiano del Sud
In Basilicata, acqua alle stelle: Spesa oltre i 400 euro annui

in Basilicata, acqua alle stelle: Spesa oltre i 400 euro annui, rincari idrici e carburanti pesano sulle famiglie. La Uil denuncia divari nei servizi tra Nord e Sud.


Dal carburante all’acqua corrente, i rincari non danno tregua ai consumatori lucani. Mentre il gasolio viaggia a ritmi serrati attorno (o pari) a quota 2 euro, anche l’approvvigionamento idrico richiede alle famiglie lucane uno sforzo pecuniario non indifferente. Secondo il Servizio Stato Sociale, Politiche Fiscali e Previdenziali, Mezzogiorno e Immigrazione della Uil, a Potenza e Matera la spesa annua si attesta attualmente sui 416 euro ma, secondo le previsioni, sarebbe alle porte un nuovo giro di vite, pronto a livellare ulteriormente l’esborso fino a raggiungere i 441 euro all’anno. Una spesa fuori budget, e non solo per il momento storico.

È in pieno vigore, infatti, la polemica che vede protagoniste proprio le riserve idriche lucane, poste di fronte al paradosso dello sversamento e, peggio, dell’impossibilità fattiva, allo stato attuale, di disporre uno stoccaggio sufficiente dell’acqua per affrontare eventuali periodi di magra estrema. Il tutto al fine di non testare la capacità di invasi non adibiti a contenere acqua oltre un certo quantitativo. Più o meno lo stesso paradosso che vuole una regione produttrice di greggio alle prese con i costi più alti d’Italia ai distributori di carburante.

SPESA DELL’ACQUA IN BASILICATA E IL DIVARIO NORD-SUD: DISPERSIONI E DISSERVIZI

Quel che è certo, è che la Basilicata è in buona compagnia. Il rincaro sulle disponibilità idriche, infatti, è generalizzato a livello nazionale, anche se qui, come in quasi ogni ambito, persistono forti divergenze territoriali. Lo studio ha messo in evidenza una spesa media che, su scala nazionale, si attesta addirittura attorno ai 500 euro all’anno. Il problema è che non tutti i territori contribuiscono allo stesso modo alla definizione della spesa. Inoltre, laddove aumenta l’esborso, raramente (per non dire quasi mai) si verificano miglioramenti nella qualità del servizio. Anzi, dati alla mano (quelli di Arera), il Mezzogiorno sconta fino al 50,8% delle perdite idriche rispetto al 41,8% che caratterizza la rete di distribuzione nazionale. Non solo.

Se le interruzioni della fornitura (per i motivi più svariati ma sostanzialmente legati all’efficienza del servizio, come guasti o gestioni tecniche) risultano praticamente assenti nelle regioni settentrionali, al Sud possono arrivare fino a 204 ore complessive all’anno. Un risultato di cui andare tutt’altro che fieri, considerando che la media nazionale si aggira poco sopra le 54 ore (appena 0,7 al Nord). Un quadro piuttosto drastico che, ancora una volta, mette in luce gli evidenti squilibri di funzionalità nei servizi che caratterizzano le due macroaree del Paese.

LE RIVENDICAZIONI SINDACALI E IL NODO DELLE INFRASTRUTTURE

La questione rincari, arrivando a toccare un elemento chiave come l’acqua, finisce quindi per compromettere il welfare del Paese. E, in particolare, di una regione come la Basilicata, i cui cittadini stanno ricevendo, in questa fase, sollecitazioni piuttosto marcate alle finanze private. La stessa Uil ha battuto sul tasto del diritto super partes, richiedendo una maggiore attenzione alle politiche di distribuzione: «L’acqua – ha commentato il segretario della sezione lucana, Vincenzo Tortorelli – è un diritto fondamentale e deve essere garantita in modo equo ed efficiente a tutti i cittadini. È necessario accelerare gli investimenti per la manutenzione e l’ammodernamento delle reti, ridurre drasticamente le perdite e assicurare continuità nell’erogazione, soprattutto nei territori del Mezzogiorno.

La Basilicata non può continuare a pagare il prezzo di ritardi strutturali e carenze gestionali. Serve un impegno concreto e immediato da parte delle istituzioni nazionali e regionali, a partire da una maggiore trasparenza sull’utilizzo delle risorse del PNRR e da un rafforzamento delle capacità amministrative degli enti locali». In effetti, buona parte del problema sarebbe da ricondurre proprio al piano infrastrutturale, reso evidente, secondo il sindacato, proprio dalla discontinuità del servizio nelle regioni meridionali. Secondo il segretario confederale, Santo Biondo, tali criticità «derivano da anni di ritardi e scarsa programmazione». L’aumento ciclico dei prezzi, invece, è decisamente più puntuale.

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